Orfini: cronaca di un fallimento annunciato

7 Mar
L'affondamento del Titanic

L’affondamento del Titanic

Non è la prima volta che l’abile parlatore Orfini, parlando del baratro in cui è sprofondato il Pd romano,  cerca di scaricare le responsabilità su militanti ed elettori. Se alle primarie c’erano “file di rom”, come denunciò Cristiana Alicata, se nel partito romano erano presenti “vere e proprie
piccole associazioni per delinquere”, come dichiarò Marianna Madia, se, insomma, il partito era stato invaso dalla mala pianta dei trafficoni, delle correnti, dei signori delle tessere e dei voti, dei circoli “potere per il potere” (cit. Barca), la colpa di tutto questo non è solo dei vertici (di cui lui pare non facesse parte, da come  parla) ma anche di quei poveri fessi degli iscritti.

Ora (glielo l’ho detto personalmente e l’ho scritto più volte), questo atteggiamento del presidente e commissario del Pd romano è profondamente criticabile (e mi tengo leggero). Con questa chiamata di correità Orfini cerca una parziale autoassoluzione: ma è un tentativo risibile oltre che irritante. Ha trascorso tutta la sua vita politica a Roma, prima segretario del circolo Mazzini e poi dirigente del pd cittadino e nazionale: possibile che nel suo attivo percorso non si sia mai accorto di quanto avveniva sotto i suoi occhi? Possibile che le cronache non abbiano mai riportato una sua dichiarazione di condanna verso episodi come (per esempio) quello dei fondi ai consiglieri regionali del Pd nella giunta Polverini? Mettiamola così: forse era troppo occupato nella gestione dei Giovani Democratici (dai 14 ai 29 – ventinove – anni), che col costo della tessera gode di un tale trattamento di esagerato favore da autorizzare  qualche pensiero malizioso.

Ma, soprattutto, si rende conto Orfini che se fosse vero che nel 2013 folle di votanti prezzolati si fossero riversati ai gazebo per inquinare il voto delle primarie, quelle stesse folle avrebbero già in precedenza distorto il voto delle ‘parlamentarie’, dove lui raccolse circa 5.000 voti? E che la sua stessa elezione alla Camera sarebbe anche frutto di quella negativa partecipazione? Insistere su questo argomento conduce a due sole conclusioni:
1. Orfini non sapeva nulla delle sopradette “associazioni per delinquere” (correnti, signori delle tessere, circoli di comodo, eccetera): ma allora c’è da chiedersi se vivesse a Roma e cosa ci facesse nei vertici del Pd;
2. Orfini era perfettamente al corrente di tutto, più o meno: e allora la domanda diviene più inquietante.

Ma, per tornare alle primarie per il candidato sindaco di Roma, il clamoroso fallimento della pazzesca e incomprensibile (apparentemente) manovra che ha portato all’allontanamento (via notaio) del sindaco Marino è oggi sotto gli occhi di tutti. Con tutto il rispetto per i sinceri elettori che ieri si sono recati ai gazebi, che i votanti siano 40 o 50.000 poco importa: dice bene Left nel suo commento:

“Le primarie che sono state partecipate la metà di quelle che elessero Marino. E per non perdere la memoria andate a rileggervi le prime pagine di quel lunedì 8 aprile 2013: «flop primarie» intitolavano i quotidiani. E la metà del flop oggi è un successo.”

Di fatto, abbiamo una città allo sbando (con un commovente commissario che cerca disperatamente di trovare il bandolo della matassa e ogni tanto comunica di aver portato a termine qualcosa, sottacendo che era un progetto della precedente giunta), l’incognita pesante e reale su chi conquisterà il Campidoglio e infine lo sconquasso e la desertificazione del Pd romano, disperdendo un patrimonio di cultura politica, di passione, di entusiasmo. Parafrasando l’infelice e irreale uscita di Renzi, se a Roma si è rotto un rapporto è quello tra il Pd e i suoi militanti ed elettori.

Orfini non può quindi esimersi dalle sue responsabilità,  orfini renzi
anche se la battaglia contro Marino l’ha disciplinatamente condotta per conto terzi e cioè del segretario. Il suo ruolo di commissario, coi modi e i toni degni di un podestà si è concluso, come era immaginabile, nel peggiore dei modi. Non ha individuato (?) e quindi cacciato uno che sia uno dei capibastone, non ha fatto sapere quante tessere false ci fossero, ha chiuso e accorpato circoli secondo un suo personale disegno arrivando all’enormità di mettere sul banco degli accusati il virtuoso (cit. Barca) circolo di Donna Olimpia: questo il consuntivo della sua opera di “risanamento”. Quindi, se vuole salvare quel che rimane della sua immagine non gli resta che una sola alternativa: convocare il congresso del Pd per la data più prossima e dare subito le dimissioni lasciando il posto ad un altro commissario, che sarà certo meglio (o meno peggio) di lui.
Se poi vorrà anche dare le dimissioni da presidente del partito non potrà che essere apprezzato.

 

Annunci
ParteCivile

Noi andremo oltre.

PRIGIONI INVISIBILI

Pensate di essere liberi? sbagliato! siete esseri messi in prigioni invisibili (cit.D)

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: