Le unioni civili, il PD e la democrazia

23 Gen

Il secondo comma dell’art. 27 dello  Statuto del Partito democratico (è riportato per intero più in basso) afferma che: “È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero la Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, ovvero il cinque per cento degli iscritti al Partito Democratico.”

Per esempio, nel presente caso della legge sulle unioni civili, non si capisce come mai il segretario nazionale, avendo a disposizione uno strumento con questa potenza di indagine e democratica espressione, non pensi a farvi ricorso. Si coinvolge la base degli iscritti – o di questi e degli elettori (comma 3) – e si mette in atto quanto risulta approvato.  E’ quanto di più democratico ci possa essere e mette fine delle discussioni, alle polemiche, alle tortuosità  cervellotiche, agli interessi e alle speculazioni.

Sorge un sospetto: che del pensiero degli iscritti (e degli elettori) ai vertici del Partito democratico non gliene freghi assolutamente nulla. Né più né meno di quanto avveniva ai tempi della Democrazia cristiana, sorda alle chiare richieste che provenivano dalla società e che fu per questo sonoramente sconfitta nei due storici referendum sul divorzio e sull’aborto.
In fin dei conti, vien da pensare, non è cambiato molto da allora. Anzi, niente.
_________________________
Statuto del Partito Democratico

Articolo 27
(Referendum e altre forme di consultazione)
1. Un apposito Regolamento quadro, approvato dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, disciplina lo svolgimento dei referendum interni e le altre forme di consultazione e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.
2. È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero la Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, ovvero il cinque per cento degli iscritti al Partito Democratico.
3. La proposta di indizione del referendum deve indicare: la specifica formulazione del quesito; la natura consultiva ovvero deliberativa del referendum stesso; se la partecipazione è aperta a tutti gli elettori o soltanto agli iscritti.
4. Il referendum è indetto dal Presidente dell’Assemblea nazionale, previo parere favorevole di legittimità della Commissione nazionale di garanzia, sulla base di uno specifico Regolamento approvato dalla Direzione nazionale.
5. La proposta soggetta a referendum risulta approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi.
6. Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo. Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile, e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni.
7. Le norme dello Statuto, fatto salvo quanto previsto all’articolo 42, comma 3, non possono essere oggetto di referendum.

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