La Città della scienza, l’archeologia industriale e l’on. Marroni

23 Dic

Questa è la storia del progetto che dovrà portare a una riqualificazione urbana e sociale dell’intera area occupata dai  fatiscenti stabilimenti militari di via Guido Reni. La questione era stata lasciata in eredità da Alemanno alla giunta ex-caserme-via-reni-light-marzo-2014-6Marino che si mosse invece con speditezza, impegnando l’assessore Caudo per giungere a una soluzione che ridesse qualità all’intera area: come dice bene il documentatissimo articolo di CarteinRegola, si tratta di “un pezzo di città a grande valenza culturale, già dotato di numerose infrastrutture della mobilità pubblica, con un quartiere sicuramente privilegiato rispetto ad altre zone cittadine, che tuttavia risente di vari problemi, dalla sosta selvaggia, alle sacche di degrado, a un’abbondanza di verde scarsamente utilizzabile, alla carenza di servizi per i residenti (luoghi di incontro, servizi sanitari etc). Inoltre gli stessi ex stabilimenti militari, e i numerosi grandi edifici contigui , hanno creato di fatto una cesura nel quartiere, che rende un lungo tratto di Via Guido Reni una “landa” desolata e destinata prevalentemente al parcheggio, da cui emergono le “isole” del MAXXI e della Chiesa, completamente staccata dall’altra metà di quartiere, quella del Villaggio Olimpico e dell’Auditorium.”

Progetto FlaminioMa, come è facile immaginare, si tratta anche di un’area che poteva scatenare gli ingordi appetiti degli speculatori immobiliari, che però trovarono la decisa e ferma opposizione della giunta Marino: infatti il progetto dell’Assessorato alla Trasformazione Urbana nacque “con l’intenzione dichiarata di  creare una sintesi che risponda a tre requisiti fondamentali: l’interesse pubblico dell’operazione, il governo pubblico della trasformazione e la democraticità del percorso. Interesse pubblico e governo pubblico per utilizzare  capitali privati per la rigenerazione urbana, ma soprattutto per assicurare il vantaggio dell’operazione per la città. In questo caso restituire  metà della superficie dell’area a un uso pubblico, costruendo una città della Scienza, una piazza, servizi per il quartiere e alloggi a canone calmierato per giovani coppie, assicurando la sostenibilità degli interventi rispetto alla vivibilità del quartiere. Democraticità del percorso, attraverso il coinvolgimento dei cittadini (non solo residenti) nella stesura  dei criteri per il Masterplan e nella istituzione di un concorso per la sua elaborazione, con una serie di tappe che garantiscano il “governo” di tutte le fasi, in  sinergia con i cittadini.”

Il percorso è travagliato: la delibera della fine del 2013 incontra stranamente (ma non tanto) l’opposizione di alcuni consiglieri del Pd, tra cui D’Ausilio e Stampete, ma alla fine il favore e l’appoggio unanime del Presidente del II Municipio, Gerace, delle associazioni di quartiere, dei residenti, di autorevoli architetti e urbanisti e dell’opinione pubblica hanno la meglio.  Sul sito Progetto Flaminio si può prendere visione del concorso internazionale indetto dalla Cassa Depositi e Prestiti cui partecipano 246 progetti provenienti da 20 paesi, in maggioranza europei ma anche da Stati Uniti, Medio Oriente e Australia. Il vincitore viene proclamato il 24 giugno 2015: è lo studio 015 di Paola Viganò di Milano che prevale sui sei finalisti europei con questo progetto, che la giuria così definisce: “L’elemento che distingue il progetto è la Progetto Viganòcostruzione di una fascia che allarga via Guido Reni e su cui si aprono gli spazi commerciali, rendendola una piazza lineare. Questo suggerimento riapre per il Comune di Roma la sfida di un programma lungamente rinviato, che vede in via Guido Reni un tratto del grande asse di spazi pubblici occupato dai cittadini e perpendicolare a via Flaminia. La posizione della Città della Scienza si colloca nell’area originariamente prevista, aprendosi alla possibilità di diverse forme di sviluppo nel tempo. Lo spazio verso via del Vignola è caratterizzato da un giardino nel quale si ritrovano elementi della costruzione industriale. Infine, la parte residenziale è organizzata come una serie di strade pedonali e a traffico controllato, attraverso le quali si penetra in una sequenza di spazi pubblici e privati modulati e in parte da affidare alla cura dei residenti.”

Questa, in breve, la storia. Tutto bene, quindi? No, purtroppo. Perché ad ottobre avrebbe dovuto essere presentato  il Piano di Recupero,  che avrebbe dovuto poi essere approvato dall’Assemblea Capitolina nei primi mesi del 2016. Ma nel frattempo, come è noto, le manovre incrociate del groviglio di interessi contrari alla giunta Marino hanno raggiunto il loro obbiettivo. Marino – è opinione comune e diffusa –  aveva colpito troppi interessi (tra cui, molto presumibilmente, anche quelli legati all’area in questione) e con un’azione antidemocratica che non ha precedenti ne è stata provocata la decadenza. E già oggi si comincia a capire perché fosse tanto importante liberarsi del sindaco “marziano”.

Infatti. Ma cosa c’entra l’on. Marroni? Ecco, a poco più di un mese dalla caduta della giunta Marino l’on. Umberto Marroni dev’essersi improvvisamente ricordato degli ex-stabilimenti militari e il 19 dicembre si è affrettato a presentare  un’interrogazione al Ministro dei beni e delle attività culturali. In essa chiede di dichiarare gli edifici ex-militari di notevole interesse culturale onde sottrarli alla destinazione prevista (cioè buttare nel cesso tutto il progetto) al fine di tutelare un importante bene culturale di archeologia industriale del Novecento e di evitare o modificare un intervento edilizio che appare all’interrogante di tipo speculativo a favore invece di progetti conservativi e di rigenerazione dei manufatti di interesse storico nazionali presenti sull’area.
In sintesi, l’on. Marroni considera quindi una “speculazione” (?) la riqualificazione dell’area con la costruzione della Città della Scienza, di una piazza, di spazi destinati a servizi per il quartiere e alloggi a canone calmierato per giovani coppie. Opinioni, per carità, però…

Però, come mai l’on. Marroni, oltre a ricordarsi (un po’ in ritardo) della questione, si scopre anche questo subitaneo rigurgito d’amore per l’archeologia industriale? Non conosco il personaggio e quindi non posso dare una risposta, ma non mi stupisce affatto, invece, una proposta come questa tendente a rimettere in discussione, se non osteggiare, interventi a favore della città e dei cittadini. E a favore di chi altri non è ancora dato sapere. Manovre come questa ce ne saranno ancora, siatene certi: come era fin troppo facile attendersi, l’opaca macchina degli interessi che era stata bloccata da Marino si è subito rimessa in moto. Ma non avrà affatto vita facile, è bene che si sappia.

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