Il silenzio è d’oro: su Marino il Pd tace ancora

24 Ott

Prosegue, massiccio, il silenzio dei vertici del Pd romano sui motivi dell’ostracismo inflitto al sindaco Marino e per conseguenza ai romani. Non è incomprensibile: non saprebbero cosa dire oltre che ripetere che “la vicenda è chiusa” senza un perché, senza motivazione alcuna. Il che ingenera altro disagio e nuova irritazione nei militanti e nell’elettorato. Tanto che cominciano ad essere numerosi i post sui social network di sostegno al sindaco come questo “Non ho votato per Marino, ma di fronte al’indegno spettacolo che sta offrendo la politica e segnatamente il Pd domenica 25 sarò in Campidoglio”. Occhi puntati sulla manifestazione di sostegno, quindi, silenzio (1)sottolineando che il punto fondamentale resta quello della difesa di un principio fondamentale: il rispetto della sovranità popolare su cui lascia interdetti l’assenza di ogni riflessione e considerazione da parte dei media così attivi nel promuovere e sostenere la campagna contro il sindaco. Se la prova di forza che il duo Matteo&Matteo dovesse invece aver successo, Roma rappresenterà solo il primo caso in cui un sindaco viene deposto in forza degli obbiettivi (inespressi) del suo partito. E quindi  si prospettano tempi duri per i tutti i sindaci italiani, ancorché  capaci e con la fiducia dei loro cittadini, che non dovessero trovarsi docili e allineati con il potere politico di riferimento.

Torniamo a Roma. Condivido molte delle considerazioni che si possono leggere sul sito Romafaschifo e che quindi risparmio a chi mi legge. A queste, aggiungo quanto appaia chiaro che il Pd, dopo essersi appoggiato – sostenuto dai media compiacenti – alle ridicole accuse circa le spese effettuate dal sindaco, si sia finalmente reso conto della loro inconsistenza e abbia ripiegato sulla linea più sicura del ‘si fa così e basta’, vietando ai suoi esponenti qualunque dichiarazione diversa e addirittura un confronto con gli iscritti. Giovedì 22, ad esempio, erano attesi al circolo san Lorenzo sia il capogruppo Panecaldo che la consigliera Grippo, ma si son ben guardati dal presenziare. Ne è seguita una discussione serena e tutt’altro che rassegnata, che ha puntato il dito sulla colpevole assenza di una qualsivoglia analisi e discussione collettiva.

Nel XV Municipio, invece, la sub-commissaria Calipari aveva già convocato gli iscritti al Teatro Patologico, per cui ha dovuto scegliere la via dell’attacco per cercare di evitare scomode discussioni.  Dopo essersi lamentata per la scarsa partecipazione all’incontro (dimenticando che ad oggi sono neppure 130 le tessere rinnovate contro le 600 degli anni precedenti) si è scagliata contro le nomine del CdA dell’Auditorium effettuate dal sindaco Marino, ignorando che quelle stesse nomine erano state ratificate già a luglio col voto favorevole dei consiglieri Pd (parentesi: all’epoca il commissario Orfini  non aveva avuto nulla da obiettare). Di fronte alle contestazioni della platea ha allora pensato incredibilmente di criticare i militanti per non essersi mai accorti dello sviluppo della criminalità nel territorio e dell’ascesa di Carminati.  E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e si sono sollevate reazioni indignate: il XV è stato sempre tradizionalmente in mano alla destra estrema e la sua riconquista alle elezioni comunali è dovuta ad una paziente e quotidiana opera di anni sul territorio per cui si sono registrati perfino attacchi fascisti alle sedi, alle auto di iscritti, denunce all’autorità giudiziaria. Queste ed altre infelici uscite della sub-commissaria hanno segnato un suo ulteriore distacco dalla realtà chiamata a guidare.

Ma la patetica Calipari è in buona compagnia. Il loquace senatore Esposito (nonché assessore ai trasporti nella giunta Marino) nell’intervista di oggi su Repubblica  dimostra ancora una volta di non disporre di argomenti e nonostante le domande postegli in modo favorevole (mi sarei meravigliato del contrario) risponde rifugiandosi in vuote dichiarazioni. Non è in grado – tal quale i suoi mandanti, Orfini in testa – di avanzare una che è una solida critica in grado di giustificare il suo brusco e perentorio voltafaccia.

Insomma, il Pd romano mostra nuovamente l’immagine di un corpo vivo, quello dei residui militanti ed elettori ancorché in buona parte disorientati e sfiduciati, ma una testa vuota di concetti e proposte che non siano legati al ‘potere per il potere’. Proprio come quei circoli che il rapporto Barca aveva indicato come pericolosi per l’evoluzione del partito nella Capitale. Poteva essere diversamente, d’altra parte? Qui ci sono due aspetti da considerare. Orfini ha fatto parte della dirigenza romana fin dai suoi primi anni in politica e quindi i casi sono due: o non sapeva nulla nel pericoloso deterioramento del partito romano sfociato nelle complicità tra molti dei suoi maggiori esponenti e Buzzi, e allora c’è da chiedersi cosa ci stesse a fare tra i vertici. Oppure sapeva e ha taciuto, sapeva e non ha mai sollevato obiezioni, neppure il sopracciglio, gli andava tutto bene e gli va bene che non se ne parli più e soprattutto che si parli d’altro. Quale che sia la risposta, c’è solo da domandarsi come possa oggi ergersi a giudice obbiettivo nella gestione commissariale che si è fatto confermare. L’altro aspetto riguarda il suo iniziale sostegno a Marino, svanito improvvisamente e immotivatamente e che nessuno riesce a spiegare.
I militanti, gli elettori, i romani hanno il diritto di sapere, capire, discutere: ma a tutto questo il Pd oppone il silenzio. Che in questo caso non è d’oro, anzi, è un silenzio un po’ maleodorante.

 

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Una Risposta to “Il silenzio è d’oro: su Marino il Pd tace ancora”

  1. manageroncall 24/10/2015 a 2:59 pm #

    L’uomo che và alla ricerca delle bucce di banana per scivolarsi sopra. #scivolare sulle bucce

    Mi piace

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