Una corretta informazione

6 Set

Quella cui abbiamo diritto noi cittadini, prima ancora che lettori. E’ un discorso che si sente sempre più spesso  ma che lascia indifferenti – pare – direttori e redazioni. Eppure nel mondo occidentale la credibilità della carta stampata si riduce sempre più e uno dei motivi è rappresentato dalla sfiducia dei lettori, come recentemente accertato all’International Journalism Festival. Ne è passato di tempo, insomma, da quando Lamberto Sechi predicava “i fatti separati dalle opinioni” e lo dimostrava ogni settimana su Panorama. Il che non voleva dire che il giornalista non avesse diritto a dire la sua, ma prima doveva assolvere il suo dovere e cioè raccontare, con obbiettività, i fatti.

Marino tegola

Prendiamo come esempio questo pezzo di oggi su Repubblica. Il titolo urla che Marino è indagato per truffa. Faccenda pesantina, vero? Gli avversari di Marino già si fregano le mani. Però subito dopo – nell’occhiello e quindi meno meno visibile – il ripensamento: “Atto dovuto dei pm sull’onlus, possibile archiviazione.  Nel testo poi, proprio all’inizio, ci continua a sfumare: l’accusa “però potrebbe cadere nel vuoto” e si commenta  “Un’indagine che si potrebbe presto chiudere con un’archiviazione“.  Proseguendo, l’articolo ribadisce che “L’iscrizione sarebbe un atto dovuto per consentire alcuni accertamenti tecnici e potrebbe portare i pm romani a disporre una rapida conclusione delle verifiche a favore del sindaco. Quindi l’archiviazione.” e ricorda che si tratta di “Un’accusa che era stata utilizzata da Alemanno per screditare l’avversario e chiederne il ritiro dalla sfida” al tempo delle elezioni comunali, nel 2013.

tegola marino 3

Occorre ora aggiungere  un particolare non di poco conto.  Questa è l’edizione on line.  Ma sull’edizione cartacea c’è dell’altro, misteriosamente omesso sulla prima e precisamente il sunto del comunicato stampa che il legale di Marino ha diffuso ieri subito dopo la notizia, riportato in chiusura dell’articolo. Lo trovate qui accanto e chiarisce molte cose, non solo il fatto in sé. In altre parole, Marino e l’onlus Imagine che presiedeva sono parte lesa e non c’entrano nulla.

A questo punto viene naturale domandarsi: e questa sarebbe l’informazione obbiettiva e corretta, dovere di ogni giornalista che si rispetti? E, ripensando alla serie di attacchi più o meno malevoli che Repubblica lancia regolarmente da un anno a questa parte (ricordiamo tutti  il ridicolo caso della Panda rossa, vero?), c’è un solo motivo per cui una testata stimata e autorevole ha assunto questa posizione contro il sindaco? O ce n’è più d’uno? E quali, di grazia?

Intendiamoci, qui non si intende difendere a spada tratta Marino. Sono un suo sostenitore, ma non un fanatico tifoso. Ha fatto i suoi errori ed altri ne farà (per esempio, sono d’accordo con questo pezzo di Gilioli), come capita a tutti gli esseri umani, ma lo sconvolgimento che ha portato nel sistema consociativo della politica romana e l’aver scoperchiato il vaso di Pandora della rete di collusioni, complicità, intrighi che avvolgeva il Comune è un merito che gli va riconosciuto, oltre a quello di aver riportato una ventata d’aria pulita in un ambiente malsano. Ma a Repubblica questo sembra  importare poco, molto meglio il titolo a sensazione. Che peccato.
Per Repubblica, intendo, che perde lettori.

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Aggiornamento del 7.9. Mi viene fatto notare che nell’articolo dell’edizione on-ine il periodo finale relativo alle dichiarazioni del legale di Marino ora c’è. Ne prendo atto con piacere.

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