Insomma, la pensione è un diritto acquisito o no?

18 Mag

Da ben più di vent’anni gli interessi dei giovani, di chi lavora, degli imprenditori, dell’intera collettività sono sacrificati dall’inerzia dell’intera classe politica, per non parlare dei favoritismi elettoralistici sparsi a piene mani (chi si ricorda delle pensioni junior?). Altro che “altare dei diritti acquisiti”, come sostiene Alessandro Penati su Repubblica (v. in basso) parlando della sentenza della Consulta sull’illegittimità del provvedimento Fornero sulle pensioni.
INPS pensioni
Egli omette colpevolmente di indicare, come principali cause del disagio e dei problemi che aggravano da tempo la situazione del Paese, la corruzione, l’evasione fiscale, l’assenza di senso civico, lo spreco, l’insieme di prebende, benefici, emolumenti stellari a politici, amministratori pubblici, magistrati, e via cantando. Sono queste situazioni al limite del patologico che hanno condotto l’Italia sull’orlo del precipizio, non il dovere dello Stato di rispettare un patto firmato coi contribuenti. Questo dovere – cui conseguentemente corrisponde il diritto alla pensione – secondo Penati può essere disinvoltamente ignorato essendo tale diritto “una favola”. Infatti egli sostiene che lo Stato già ignora abitualmente i suoi impegni quando aumenta le tasse sulla casa riducendo il tenore di vita del proprietario; lo fa quando l’inflazione cresce e il risparmiatore che ha investito Btp si ritrova danneggiato; oppure quando si aumentano le imposte su un’attività, modificando in peggio le prospettive di ricavo dell’impresa.

La tesi è quantomeno cervellotica. Par quasi che Penati accetti pacificamente uno Stato che non rispetti i suoi doveri: ma soprattutto nei casi indicati manca qualsiasi parallelo con la pensione, il cosiddetto “salario differito”. Sono infatti tutti esempi affatto attinenti e che riguardano forme di investimento – in un modo o nell’altro – legate a uno sperabile incremento del capitale. Nulla a che vedere con la trattenuta mensile sul salario del lavoratore, una parte della quale viene accantonata per essergli restituita quando raggiungerà l’età pensionabile. Qui abbiamo un contratto tra cittadino e Stato, da cui discende un dovere per il secondo e un diritto per il primo. Peraltro e incidentalmente, Penati trascura di ricordare che anche la pensione viene correttamente sottoposta a tassazione e pertanto i pensionati continuano a mantenere il loro ruolo di contribuenti.
Concludendo, se lo Stato italiano troverà altri sostenitori come Penati circa la possibilità (o dovrei chiamarla tesi?) di ignorare doveri e diritti siamo davvero messi male. Auguri a tutti.

Penati

 

 

 

Penati 2

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