Gli emolumenti della giunta comunale vengono prima dell’assistenza ai disabili. Ma non si deve dire.

18 Apr
Succede a Bagheria, centro di poco più di 54 mila abitanti alle porte di Palermo. Un giornalista rende nota una bizzarra storia relativa all’aumento degli emolumenti della giunta e viene minacciato di querela dal sindaco e insultato dai suoi sostenitori politici.  tweet Borriello
Per salvare le disastrate casse del comune, nel settembre dello scorso anno il sindaco eletto a giugno, Patrizio Cinque del M5s, taglia tra l’altro il costo di 400mila euro annui per il servizio igienico-sanitario di supporto a 80 bambini e ragazzi disabili.  Dopo le proteste dei genitori vengono ripristinate 2 ore di servizio al giorno, inutili perché i familiari dei ragazzi sono comunque costretti a essere presenti nelle scuole per le restanti sei ore quando sorge la necessità di andare al bagno. Per ovviare al disagio alcune famiglie si rivolgono allora al Tar di Palermo, che il 10 dicembre (seconda sezione, ricorso n.3441) condanna il sindaco e il Comune a ripristinare il servizio così come era in origine, oltre al pagamento delle spese processuali (€ 250) e dando quindici giorni di tempo per tornare alla situazione originaria.
Tutto bene, dunque? Non esattamente. Nel frattempo la giunta di Bagheria aveva anche esaminato una sentenza del 2013 della Corte costituzionale che annullava un precedente decreto del 2011 emanato dal Presidente della Regione Sicilia con cui le indennità di carica erano state ridotte oltre il limite consentito: con la delibera n. 87 la giunta decide quindi di rimpinguare gli emolumenti a sindaco, assessori e consiglieri con 60mila euro in totale coperti da un aumento delle tasse locali. E quando avviene la delibera?  Il 30 dicembre,  cioè nello stesso giorno in cui scade il termine concesso da Tar per ripristinare il servizio di assistenza ai disabili. La protesta dei cittadini di Bagheria è immediata e alla fine di marzo il servizio di assistenza viene portato a 4 ore. Ovviamente il provvedimento viene considerato tuttavia ancora ampiamente insufficiente ed è nata proprio ieri la proposta di una petizione popolare da presentare al comune con lo scopo di garantire pari diritti e opportunità ad ogni persona, “poiché un diversamente abile, così come qualsiasi altro cittadino, deve potersi muovere e agire autonomamente per la città e comunicare liberamente”. Al primo punto, si chiede di dare immediata attuazione all’ordinanza del Tar, che ha sentenziato l’obbligatorietà per il comune del ripristino del servizio full time, tutti i giorni della settimana, per tutte le ore curriculari e per l’intera durata dell’anno scolastico.
Resta purtroppo agli atti la scomposta reazione del sindaco che ha minacciato su twitter di voler querelare chi ha reso nota la storia, scatenando di conseguenza le ire dei supporters del M5s nei suoi confronti. Come se non fosse un dovere dei giornalisti informare e un diritto dei cittadini essere informati.
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