Ma quale tesoretto

14 Apr
Previsioni e/o speranze: su questo e solo su questo si basa l’annunciato tesoretto di 1,6 miliardi.. Per carità, tutto legittimo, ma perché non dire con franchezza come stanno le cose? Oggi sul Sole-24 ore l’articolo di Federico Forquet dall’eloquente titolo (“Se il tesoretto è solo un’arma di distrazione di massa“), apre così:
Con dati occupazionali che restano al minimo storico e una produzione industriale che continua a deludere, dovrebbe essere chiaro a tutti che è tempo di serietà e non di distrazioni. Tanto meno di armi di distrazioni di massa per distogliere l’attenzione della pubblica opinione dai nodi veri dell’economia e dell’azione di governo. È allora opportuno che il governo spari nel dibattito pubblico la questione del “tesoretto”? E c’è davvero un “tesoretto” da spendere nelle pieghe del nostro bilancio pubblico? La risposta è no, no secco, su entrambe le domande. La questione evidentemente non è semantica. Lo è anche, perché la parola “tesoretto” sa di presa in giro. Ma anche se lo si chiama bonus, può un governo che tiene alla sua reputazione annunciare un bonus di 1,6 miliardi quando ha davanti le urgenze che ben si conoscono? Per il prossimo anno, è ormai cosa nota, Renzi e Padoan dovranno trovare 16 miliardi di euro per evitare il disastroso aumento della Renzi e Padoan dovranno trovare 16 miliardi di euro per evitare il disastroso aumento della pressione fiscale legato all’incremento dell’Iva. Sono tagli di spesa dolorosi che dovranno trovar posto nella prossima legge di stabilità.
E Federico Fubini su Repubblica gli fa eco: L’ex capoeconomista del Tesoro “L’Italia sta camminando sul filo – discesa debito non assicurata”. Stiamo parlando di Lorenzo Codogno, mica l’ultimo arrivato, che già nello scorso ottobre aveva anticipato le sue dimissioni per la differenza di vedute con Padoan: come scriveva allora Repubblica  Per nove anni l’economista ha redatto il Documento di economia e finanza (Def), ma la nota d’aggiornamento presentata quest’autunno  –  la base della legge di Stabilità  –  contiene un elemento che a Palazzo Chigi appare sbagliato. In quelle tabelle, inserite da Codogno sulla base dei dati della Ragioneria, la spesa per pensioni sale di ben 28,2 miliardi fra il 2013 e il 2018 (da 254 a 282 miliardi l’anno). Fosse confermato, questo dato minerebbe la credibilità di qualunque “spending review” che non tocchi la previdenza.
Nel suo commento di ieri al DEF Codogno è esplicito. Di seguito l’articolo integrale (il neretto è mio).
Giorni fa è successo qualcosa di mai visto nella storia d’Italia: i creditori hanno accettato la certezza di perdere i loro soldi pur di avere il privilegio di prestarli al governo. I rendimenti dei Buoni ordinari del Tesoro in scadenza a ottobre, per chi li tiene fino al rimborso, sono scivolati sotto zero. Da allora sono risaliti, ma la mano della Banca centrale europea sui mercati si fa sentire. E rende ancora più traumatiche le parole diffuse domenica notte da Lorenzo Codogno: lo spazio di bilancio per il bonus da 1,6 miliardi, scrive, «non emerge chiaramente dal Documento di economia e finanza»; e ancora: «L’Italia sta pericolosamente camminando su un filo. Evitare di entrare in una spirale negativa (sul debito, ndr ) dipende dalla possibilità di migliorare in fretta il potenziale di crescita del Paese e sull’accelerazione del processo di riforme. Ma mancano alcune iniziative determinanti».
Codogno, 55 anni, non è un economista qualunque. Insegna alla London School of Economics, ma fino a poche settimane fa era il capoeconomista del Tesoro a Roma. Ha calcolato e scritto ogni numero e riga dei Def dei governi dal 2006 ad oggi. Nel frattempo a Bruxelles ha guidato il comitato di politica economica che prepara i vertici: è uno dei pochissimi a conoscere dall’interno l’economia italiana, i conti dello Stato, i rapporti con Bruxelles. La sua nota sul Def, diffusa dopo un silenzio seguito alle sue dimissioni, è pesata in ogni parola.
E ogni parola pesa. Codogno dà atto al governo per le riforme approvate finora, a partire dal Jobs Act («Chapeau a Matteo Renzi»). Ma dubita che la diminuzione del debito annunciata nel Def sia plausibile: «Non c’è bisogno di dire che questo non è assicurato», scrive in proposito. Si riferisce a previsioni di calo del debito basate su una crescita nominale dell’economia (aumento del Pil più inflazione) senz’altro molto ottimistiche, fra il 3% e il 4%. Allo stesso tempo, il governo ipotizza aumenti dei tassi d’interesse sul debito che salgono «solo molto gradualmente». Quei costi da interessi sul debito previsti nel Def fino al 2019 sono così bassi che, sulla base di quelle ipotesi del Tesoro, gli investitori in teoria dovrebbero essere disposti ad accettare continue perdite in termini reali pur di prestare i loro soldi a un debitore fragile come l’Italia.
Ma non sono tanto queste apparenti incongruenze a preoccupare l’ex collaboratore del ministro Pier Carlo Padoan. Piuttosto, è il disegno complessivo: Codogno osserva che gli aumenti di spesa previsti sono permanenti, eppure vengono finanziati da fattori passeggeri come il calo dei tassi o le speranze di ripresa dell’economia. Secondo lui servirebbero tagli di spesa «strutturali» da 16 miliardi, come annunciato inizialmente, non da 10 come previsto oggi. E scrive: «C’è la chiara percezione che il governo ormai sia a corto di modi semplici di tagliare la spesa corrente». Per andare avanti con i risparmi, dice, «servono profonde riforme alla pubblica amministrazione e al modo in cui vengono forniti servizi ai cittadini». Eppure, aggiunge, «in quest’area sembrano esserci poche informazioni nuove».
Secondo Codogno tagli di spesa più profondi servono per finanziare misure costose, ma necessarie per permettere all’Italia di crescere: tagli alle tasse, incentivi fiscali per aiutare le banche a smaltire i crediti deteriorati ( «frenano la ripresa»), misure per i poveri e per ridare una formazione ai disoccupati cronici, ristrutturazione della burocrazia. Per questi interventi, dice Codogno, il governo ha bisogno di fondi, dunque dev’essere più incisivo e strategico nel perseguire tagli di spesa. Anche perché la pazienza a Bruxelles non è infinita: ciò che fa l’Italia «non basta a rispettare la regola del debito nel 2016-2019». E con un ritorno di ripresa in vista, avverte l’ex capoeconomista del Tesoro, in Europa sarà più difficile concedere nuovi sconti al governo Renzi.

Annunci
ParteCivile

marziani in movimento

PRIGIONI INVISIBILI

Pensate di essere liberi? sbagliato! siete esseri messi in prigioni invisibili (cit.D)

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: