TSA. Tribunale Speciale Anticorruzione

19 Mar

Chiamatemi pure ‘giustizialista’, non m’offendo: al punto in cui siamo arrivati non vedo altra soluzione. Un Tribunale Speciale, con mezzi e leggi che gli consentano efficienza e rapidità, tra cui, prima di tutto, un provvedimento

Bucchi-corruzione2che preveda l’imprescrittibilità del reati di corruzione. Nella discussione in Parlamento sulla legge anticorruzione proposta da Grasso, Alfano e NCD si sono invece opposti alla proposta di portare la prescrizione a vent’anni e la stanno tirando per le lunghe, figuriamoci.
Di corruzione e possibili rimedi ne ho scritto spesso, qui per esempio, e sono certo uno dei tanti e tra i meno competenti che ne parla ma di certo uno dei più incazzati. Perché sono fissato? Forse, ma soprattutto perché credo che ci stiamo avviando sulla strada di non ritorno, che la corruzione stia diventando endemica, un’attività connaturata ad ogni altra, sia pure su gradi diversi che vanno dal grande manager che corrompe per ottenere la commessa al professore universitario che vende gli esami (notizia di oggi), dall’uomo politico che intasca la tangente al geometra comunale che falsifica la pratica e via cantando. Si corrompe e si è corrotti per pochi spiccioli o per ALTAN Corruzione
milioni, nella rassegnazione della gente per bene che fa sempre più spazio allo sdegno.
Ecco perché mi auguro che il governo Renzi rompa al più presto gli indugi con i suoi alleati e  si decida a presentare subito un progetto articolato che faccia perno sulla velocità dei processi. E’ il decisionismo una delle caratteristiche del nostro attuale Presidente del Consiglio: che la usi. Oggi la legge prevede sette anni e mezzo per la prescrizione quando il tempo medio necessario per arrivare al  processo d’appello è di otto e mezzo. Il risultato è che su 60.000 carcerati ce ne sono solo 11 per questo reato, uno tra i più odiosi perché colpisce la comunità e la gente onesta. Il corruttore conta sui tempi lunghi per farla franca, oltre che sulla possibilità di non essere individuato o di corrompere ancora per non essere denunciato. E quindi la catena si allunga, si gonfia, coinvolge sempre più, diventa metastasi sociale. Insomma, spiace ripetermi ma è quello che dicevo qui:

Nel mio piccolo, non posso che tornare su una proposta che avevo avanzato nel post di cui dicevo all’inizio. Cioè l’emanazione di un provvedimento strutturato che ponga uno stop blindato all’emergenza in cui ci troviamo: non basta più nominare il bravo giudice Cantore a capo dell’Autorità contro la corruzione. Non basta più dargli i poteri (che ancora non ha) per indagare e  intervenire. Occorre qualcosa di più sostanziale, come un farmaco salvavita per il malato ormai agli estremi. Occorre che la corruzione venga individuata come un morbo criminoso, come avvenne anni fa per la mafia, e definire, urgentemente, subito, procedure certe ed agili per processare i responsabili, sanzioni pesanti, confische dei beni, il loro allontanamento dalla vita pubblica per sempre. Isolarli, meglio se in galera con un 41 bis ad hoc, come se fossero (e lo sono) pericolosi criminali. Il nodo sarebbe il corso della giustizia. Il nostro sistema ipergarantista, coniugato con l’inefficienza delle strutture, produce tempi biblici: è anche su questo (oltre che sull’avidità) che si basa la facilità con cui si corrompe e si viene corrotti. E’ allora qui che va spezzata la catena: bisogna lavorare sulla velocità con cui istruire i processi nei tre gradi previsti, per arrivare a condanne definitive nel più breve tempo possibile. Occorrono esempi di condannati da esibire pubblicamente come deterrente per chi fosse ancora tentato: al punto in cui siamo arrivati, solo la paura di venir pescato con le mani nel sacco e buttati subito in cella può arrestare il diffondersi dell’epidemìa.  Quindi una corsìa preferenziale per i processi di fatti di corruzione, un gruppo di  giudici dedicati solo a questo: insomma, un Tribunale Speciale Anticorruzione.
Con tutt’altro scopo (la pacificazione) Nelson Mandela aprì la sua presidenza con l’istituzione della Commissione per la verità e la riconciliazione: in pratica, a chi avesse confessato i delitti commessi durante l’apartheid sarebbe stata concessa, quando possibile, l’amnistia. All’identico modo, l’istituzione del Tribunale anticorruzione dovrebbe essere avviata contemporaneamente a una legge che preveda lo stesso – o quantomeno una congrua riduzione di pena – per i rei confessi (i beni frutto della corruzione verrebbero comunque confiscati). Questo darebbe davvero un senso completo all’intera azione, determinando un nuovo corso da parte dello Stato contro questo fenomeno che, sta divorando poco a poco il nostro Paese. Sarebbe il segnale di una svolta a 180°: dalla (presunta) incapacità a prevenire ad una guerra senza quartiere; dall’atteggiamento rassegnato all’azione incisiva. E si potrebbe ricominciare, in un’Italia nuova.

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Una Risposta to “TSA. Tribunale Speciale Anticorruzione”

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  1. La corruzione e 5 cose da fare subito. | un filo rosso - 24/03/2015

    […] E mi rimane quindi anche la mia idea un pò giacobina (e forse anche brutale, lo ammetto) del Tribunale Speciale. Abbiate pazienza, ma sono certo che sarebbe più efficace e […]

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