Un uomo solo al comando

22 Feb

Un amico molto saggio, Nando Longoni, mi manda questa sua riflessione che mi onoro di far mia riportandola qui integralmente.

Ho apprezzato molto (al contrario degli ex di centrosinistra ora convertiti al renzismo) le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, riportate nell’articolo di Silvio Buzzanca su Repubblica.it (Lavoro, Boldrini contro “l’uomo solo al potere”):

“Credo nei ruoli intermedi, associazioni, sindacati. Dunque, l’idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutto a me non piace perché non rispetta l’idea di democrazia.”

Sono andato a rileggermi un capitolo di “Scegliere il Principe” libretto di Maurizio Viroli (Gius. Laterza & Figli, 2013), per l’esattezza il Capitolo XVI dal titolo: “Era questo ordine buono, quando i cittadini erano buoni …ma diventati i cittadini cattivi, diventò tale ordine pessimo” ovvero “Solo politici saggi e onesti possono toccare la Costituzione” e ve ne propongo qui la lettura dei paragrafi iniziali:

“Anche le costituzioni, come le strategie politiche, devono adeguarsi ai tempi. Sia i leader del centro-destra che quelli del centro-sinistra ritengono da anni che sia opportuno avviare la riforma della Costituzione repubblicana. Tale riforma obbedirebbe, secondo i suoi propugnatori, ad un sano realismo politico: quello appunto di adeguare le regole ai tempi, al fine di avere ordinamenti che promuovano il buongoverno. Poiché abbiamo la fortuna di poter consultare uno dei maestri riconosciuti del realismo politico (Machiavelli, mia nota), chiediamogli se e quando è saggio cambiare la Costituzione di una repubblica e, in caso di risposta affermativa, quale deve essere il criterio da seguire per realizzare tale cambiamento.

Niccolo-Machiavelli«Poteva uno tribuno, e qualunque altro cittadino, preporre al Popolo una legge, sopra la quale ogni cittadino poteva parlare, o in favore o incontro, innanzi che la si deliberasse. Era questo ordine buono, quando i cittadini erano buoni; perché sempre fu bene che ciascuno che intende uno bene per il pubblico lo possa preporre; ed è bene che ciascuno sopra quello possa dire l’opinione sua, acciocché il popolo, inteso ciascuno, possa poi eleggere il meglio. Ma diventati i cittadini cattivi, diventò tale ordine pessimo; perché solo i potenti proponevano leggi, non per la comune libertà, ma per la potenza loro; e contro a quelle non poteva parlare alcuno, per paura di quelli: talché il popolo veniva o ingannato o sforzato [costretto] a diliberare la sua rovina»(Discorsi, I,16)

Saluti a tutte e tutti. E buona meditazione.
Nando

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