L’Europa tra la sfida greca e l’orgoglio tedesco

5 Feb

Quello che mi impressiona maggiormente, oltre al brutale atteggiamento nei confronti della Grecia, è l’apparente assoluta noncuranza dei vertici tedeschi verso lo spirito dell’unione europea e la disinvoltura con cui dimenticano la generosa disponibilità dei vincitori all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale. Sommando quello della prima, la Germania aveva accumulato un debito di guerra pari a oltre 23 miliardi di dollari del tempo, praticamente l’intero suo PIL. Eppure pochi anni dopo, nella Conferenza internazionale di Londra del 1953, le fu condonato ben il 50% del debito e l’altra metà dilazionata in trent’anni. Queste furono le condizioni che consentirono la ripresa ai tedeschi sconfitti in due guerre mondiali. E più recentemente ci fu un’altra occasione di cui la Germania dev’essere grata alle altrw nazioni:  come ha ricordato il Sole-24ore

“L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni.”

Infatti i progressisti tedeschi condannano duramente l’atteggiamento della Merkel e le sue politiche di “euroegoismo”: tra essi l’ex-ministro degli esteri tedesco, Joshua Fischer. Nel libro appena pubblicato,   dopo aver ricordato come la Germania abbia ampiamente beneficiato della generosità altrui quando ne ha avuto bisogno, Fischer aggiunge: «Né Schmidt e né Kohl avrebbero reagito in modo così indeciso, voltandosi dall’altra parte come ha fatto la cancelliera. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa».

Pare quasi, invece, che oggi la Germania voglia prendersi una rivincita:  non certo verso gli USA e l’Inghilterra, ma vigliaccamente verso i paesi più deboli del Sud Europa, prima fra tutti la Grecia. La decisione resa nota oggi di Draghi di non accettare più titoli di stato di Atene per ottenere liquidità dalla Banca centrale europea fa infatti pensare più a una conseguenza delle forzature di Schauble, l’attuale ministro delle finanze tedesco, che non a una decisione autonoma. Certo, non siamo ancora all’ultimo atto, come ben spiega Repubblica qui, ma nuove nuvole nere si addensano, oltre che sulla Grecia, sui paesi più esposti al rischio di una ripresa ancora lontana , tra cui l’Italia. La tracotanza, la convinzione di una perenne invincibilità, l’arrogante esibizione della strapotenza, risvegliano i lontani ricordi delle condizioni (e dei pericoli) in cui il mondo si ritrovò giusto un secolo fa. Qualche pessimista potrebbe anche affermare  di essere quasi all’antivigilia di una guerra mondiale economica che seppure incruenta farebbe comunque le sue vittime, travolgendo di certo e inevitabilmente – nonostante la sicumera esibita –   la stessa Germania e lasciando aperta la porta alle malsane pulsioni nazionaliste che si accendono qua e là nel becchop continente.

Eppure, non si deve cedere al pessimismo. Tra ideali, buon senso e (perché no?) interessi, una via di mezzo che porti a una soluzione accettabile da tutte le parti  è senz’altro possibile. Per ora siamo ancora all’esibizione muscolare: il ministro delle Finanze greco, Varoufakis, ha fatto presente al suo omologo Schauble che tra tutti i Paesi europei “la Germania sia quello che possa capire meglio che quando si umilia troppo a lungo una nazione orgogliosa, senza far intravedere la luce alla fine del tunnel, questa nazione prima o poi va in turbolenza”. Non era una minaccia, ma un invito a ricordare le passate tragedie della Germania e quindi anche le mani amiche che l’aiutarono.  Un messaggio che non potrà non essere raccolto per il bene comune, l’Europa, di tutti noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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