Sergio Mattarella: una testimonianza

1 Feb

L’amico Nando Cancedda pubblica sul suo blog questo post di Sandra Bonsanti, giornalista, parlamentare e presidente di Libertà e Giustizia. Poche righe, ma che per la conoscenza e diretta testimonianza aggiungono inediti e interessanti particolari alla figura del nostro nuovo Presidente della Repubblica.

***di Sandra Bonsanti, 31 gennaio 2015 – Sergio Mattarella non lo sentivi nemmeno arrivare, come se non volesse disturbare, col rumore dei suoi passi. Ma poi si avvicinava a noi giornalisti con un sorriso partecipe nei momenti che lui ricorda ora come “impegnativi”. Niente, rispetto all’impegno che si assume da oggi, 31 gennaio 2015, per i prossimi sette anni.

Anni di grandi difficoltà, di disoccupazione e miseria e di grande tensione dentro e attorno alle istituzioni. Ma la scommessa della sua vita sarà quella di riuscire a riavvicinare i cittadini alla politica: saprà farlo questo politico così schivo e lontano da ogni ribalta, questo uomo della prima Repubblica che dovrà vigilare su riforme della Costituzione già disegnate e in parte votate e su una legge elettorale diversa profondamente dal suo mattarellum?

Arrivò nelle istituzioni un anno dopo l’uccisione di suo fratello, ed era come se dappertutto e in ogni occasione lui insistesse a cercare le traccia di quella morte, i motivi di quella feroce esecuzione.

Era il dicembre dell’81 quando si avvicinò a Tina Anselmi, che poi lo avrebbe avuto sempre al suo fianco nella Commissione P2 e le disse che i personaggi che avevano “organizzato la fuga di Michele Sindona dall’America e lo avevano ospitato” in Sicilia erano stati inquisiti  e denunciati da suo fratello Piersanti nella sua veste di presidente della Regione Sicilia per appalti irregolari. In sostanza Sergio Mattarella collegava già allora gli ambienti massonici e imprenditoriali dell’isola con i boss di Cosa Nostra. Mafia e P2, Mafia e politica.

Mattarella fu uno dei commissari più attenti alle insidie che la loggia di Gelli costituiva per le istituzioni democratiche con il Piano di Rinascita e l’opera di proselitismo che durava ormai da quasi vent’anni. Il nuovo presidente della Repubblica dunque, potrebbe essere al Colle una figura che ancora non abbiamo avuto: uno cioè che il “male oscuro” della Repubblica, l’antistato,  lo ha incontrato direttamente, e certamente non lo ha dimenticato.

Sergio Mattarella è uno che sa e che ha sofferto. Ed è forse anche per questo che non ama i palcoscenici, che preferisce stare in disparte, come dovesse ancora inseguire il filo dei suoi pensieri. Ed è significativo che sia una figura in un certo senso “drammatica” che è stata cercata a fare da ponte tra il nuovo e il passato. Questa drammaticità del personaggio porterà la politica in una zona del tutto ignota al nostro tempo: serietà e lavoro. Lui leggerà le leggi dalla prima all’ultima parola come fece quando si ribellò contro la legge Mammì e si dimise dal governo Andreotti: dunque si assumerà una responsabilità direi quasi personale.

Ha sempre difeso la memoria del padre Bernardo privilegiando la figura del giovane che a 19 anni aveva fondato il Partito popolare in un paese vicino a Trapani e poco dopo era già in rapporti con don Sturzo e con De Gasperi. Inoltre Sergio Mattarella ha sempre rivendicato che in casa loro erano stati educati da bambini a essere contro la mafia. Così come, diventati adulti, avevano imparato ad ammirare e a sostenere Aldo Moro e ad apprezzare la politica di apertura al Pci.

La cosa più chiara sui motivi dell’uccisione di Piersanti la disse Giovanni Falcone davanti al CSM : “Sarebbe riduttivo e contrario alla realtà pensare che l’omicidio Mattarella sia stato provocato da uno o più appalti concessi o rifiutati. La manovra moralizzatrice di Piersanti Mattarella era ben più ampia e più articolata e cercava soprattutto di fare in modo di rendere la classe dirigente siciliana molto più stabile e coesa, molto meno permeabile ad influenze di qualsiasi genere”.

E’ stato vicino ai migliori uomini della Democrazia cristiana, e rivendicava con fierezza l’amicizia di Leopoldo Elia. Per  questi ed altri motivi io penso che potrebbe riuscire a essere un presidente di cui abbiamo bisogno. Credo però che dovrà riuscire a scrollarsi di dosso i “pesanti fardelli” di quella “corte” romana cresciuta negli anni attorno al Quirinale, una corte che oggi lo incoraggia e lo candida ma che domani, se Mattarella mostrasse di essere autonomo e libero come lo abbiamo conosciuto in tempi lontani non mancherebbe di trasformare la delusione in isolamento.

Credo che Mattarella non possa non sentire la responsabilità del suo passato, le cose che sa e quelle che ha sofferto. Solo così potrà parlare agli italiani, oltre le cortine dell’ufficialità, degli amici dell’ultima ora che già fanno a gara a circondarlo.

Penso alla Tina Anselmi: alla solitudine e al silenzio della sua lunga malattia. E a come sarebbe fiera di vederti Presidente della Repubblica. Ed è anche per lei, che insegnò a tutti noi il senso e la bellezza della democrazia, della trasparenza e della libertà, che oggi, caro presidente auguro a Te e a tutti noi un settennato costituzionale.

 

http://www.nandocan.it/?p=35810

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