Ideali e strategie, politica ed etica

1 Feb

 

 

C’è tutto questo nel post di Alessandro Gilioli. Gli ideali che ci sostengono e le strategie – di comodo o partecipate – la politica bella e quella indecente, l’etica e gli interessi personali. Apprezzo e ammiro l’uomo e il giornalista per la sua sincera dedizione alle idee e al mestiere: se facesse politica, sarebbe solo per pura passione e generosità. Più che un post, il suo è un appello che non deve rimanere inascoltato, specie di questi tempi. E non lo sarà.

n.b. Il neretto è mio.

Ideali, sangue e merda

Da ragazzo feci un esame su Ferruccio Parri, il primo presidente del Consiglio dopo la Liberazione. Partigiano e azionista, intriso di quella rigida moralità piemontese che ha dato tanti bei nomi all’Italia, da premier dormiva su una branda, in ufficio. Aveva un’anima in cui c’era posto solo per la sua missione. Era non solo incorruttibile, ma anche alieno ai compromessi poco nobili. Democristiani e comunisti lo fecero fuori con una specie di putsch, nel dicembre del 1945. Alcide De Gasperi prese il suo posto, dando inizio a quel quarantennio e passa di dominio democristiano i cui frutti ancor oggi vediamo, ad esempio al Quirinale. Parri morì vecchissimo e completamente dimenticato.


Negli scorsi due anni ho conosciuto diversi parlamentari pentastellati. Sono quasi tutti idealisti. Non tutti, ma quasi sì. Cioè con degli ideali forti, per i quali si sono messi a fare politica. Convinti di poter cambiare radicalmente il Paese. Convinti di mettersi al servizio di un buon progetto. Credendo nella loro missione. A volte con una moralità da montagnardi, più che da giacobini.

Negli ultimi giorni la storia di questo Paese ha dimostrato, per l’ennesima volta, che in politica per ottenere qualcosa gli ideali non bastano. Bisogna sapere anche fare strategia. Scegliere i tempi giusti. Manovrare le leve che muovono qualcosa. Aprire e chiudere porte. Il mandato morale, anche se c’è, non basta. Anzi non serve. E in politica, se non si serve a qualcosa, è come non esserci. Come non essere mai stati eletti.

Matteo Renzi è invece uomo privo di ideali. È un contenitore di ambizioni smisurate e di narcisismo illimitato, all’interno del quale può passare di tutto, purché serva: l’antiberlusconismo e il Nazareno, la sinistra e la destra, la sottomissione al Vaticano e i diritti civili, l’asfaltamento degli avversari o il loro ripescaggio, gli accordi e il loro tradimento. Per questo Berlusconi diceva “mi somiglia”. Mica perché Renzi è “di destra”. Ma perché Renzi è solo di Renzi: proprio come Berlusconi era solo di Berlusconi. Si somigliano, in effetti: niente ideali, solo ambizione ed estensione illimitata dell’io. È una somiglianza prepolitica, anche se poi in politica ha le sue conseguenze.

Tuttavia, Renzi è un eccellente stratega. Lo ha dimostrato per il modo in cui ha scalato il Pd, poco più di un anno fa. E poi per come ha fatto fuori Letta, dopo averlo falsamente rassicurato. E ieri, con l’operazione Quirinale. Il cui effetto alla fine non è stato tra i peggiori, l’ho già detto. Ma per convenienza, non per pulsione etica. Quasi un effetto collaterale, il presidente “rispettabile”.

Renzi sa rischiare, ma sempre con un rischio calcolato. Azzecca i tempi. Sfrutta le debolezze altrui come pochi sanno fare. Sa trattare o non trattare, a seconda di quale delle due soluzioni gli sembra portare più vantaggi a lui. Quindi sa anche essere spietato, dietro la finzione del rispetto degli avversari. Anche Berlusconi diceva sempre che «il primo valore» era il rispetto per gli avversari, dal calcio alla politica. Per capire che era pura ipocrisia, ci voleva un Previti, dietro, a dire che «non si fanno prigionieri».

Un eccellente stratega, Matteo Bonaparte: come ha dimostrato prima e dopo il suo Termidoro. Con alleati non altrettanto svegli, intendendo come alleati sia il centrodestra sia la minoranza Pd. Alleati intercambiabili, a seconda della bisogna. Anche questo è cinismo.

Diceva Rino Formica che «la politica è sangue e merda». Un eccesso autocompiaciuto, forse. Ma è vero che senza strategia, in politica sei comunque morto. Inutile, quindi morto. Non vale solo per i grillini: anche nelle mie frequentazioni con la dissidenza Pd e la sinistra radicale, ho visto con i miei occhi l’incapacità di mettere una decente strategia – eticamente corretta, ma al contempo funzionale – al servizio dei propri obiettivi. Mescolando moralità e pragmatismo, idealismo e capacità di mettere le mani laddove diceva Formica: ma per migliorare le cose, non per saziare la propria ambizione.

È il compito più difficile. Ma l’unico verso cui dobbiamo tendere. L’unico che dobbiamo agire. L’unico in cui possiamo sperare.

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2 Risposte to “Ideali e strategie, politica ed etica”

  1. ca36 01/02/2015 a 7:42 pm #

    Suggestivo e ben scritto, come sempre, l’articolo di Gilioli. Un po’ astratto, però. Scrive che ha visto con i suoi occhi “l’incapacità di mettere una decente strategia – eticamente corretta, ma al contempo funzionale – al servizio dei propri obiettivi. Mescolando moralità e pragmatismo, idealismo e capacità di mettere le mani laddove diceva Formica: ma per migliorare le cose, non per saziare la propria ambizione”. Più difficile sarebbe stato indicare chi avesse manifestato, invece, quella capacità. Renzi no, almeno finora non l’ha dimostrato. Moro e Berlinguer una decente strategia per migliorare le cose l’avevano, ma hanno perduto ambedue. Davvero Gilioli può dire che fossero degli incapaci?

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    • pierofil 01/02/2015 a 8:33 pm #

      Interessante commento, grazie. Non credo però che Gilioli risalga tanto indietro, ma si riferisca a fatti, persone e tempi più recenti. Me lo fa pensare quel che dice prima ed a cui si riferisce il brano che citi: “anche nelle mie frequentazioni con la dissidenza Pd e la sinistra radicale, ho visto con i miei occhi l’incapacità di mettere una decente strategia”.

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