Come trasformare un partito di sinistra-centro in uno di centro-destra

20 Gen

Ho tratto integralmente dal blog dell’amico Nando Cancedda questo suo commento e quanto segue. Credo sia supefluo aggiungere che condivido il tutto.
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Poco da aggiungere alle riflessioni inviatemi da Nino Labate in forma di commento al post di ieri sul caso Cofferati. Poco da aggiungere se non un punto interrogativo sulla sua sottovalutazione del Nazareno e una mia fondata riserva sul giudizio che l’ex segretario generale della CGIL avrebbe fatto male ad andarsene dal PD. Doveva restare, sostiene Labate, “per controbilanciare una probabile deriva verso il centrodestra del Pd”. Se si tratta di una probabilità o piuttosto di una certezza, lo vedremo. Basterà attendere un paio di settimane, fino al voto in Senato sull’Italicum e a quello per l’elezione del Presidente della Repubblica. Da come saranno sciolti questi nodi all’interno del partito sapremo anche come sciogliere quella riserva (nandocan).

***di Nino Labate, 19 gennaio 2015 – Nei sistemi di democrazia rappresentativa e pluralista, intercettare i voti del centro (sociale) , quelli cioè che “pesano” di più nella curva a campana della distribuzione statistica della popolazione, è sempre stato un imperativo dei partiti nel corso delle competizioni elettorali.
Non essendo in presenza di una schiacciante superiorità, sia nei sistemi proporzionali , sin in quelli bipolari o maggioritari, in Francia, in Germania , in Spagna, e perfino in Inghilterra i partiti di “sinistra” hanno vinto solo quando sono riusciti a raccogliere voti di “centro”. Non è allora uno scandalo se il Pd per vincere le elezioni tende a spostare il suo baricentro verso la middle class ( il fu ceto medio) che occupa la gobba centrale più numerosa.
Lo aveva per primo intuito Gramsci quando parlava del voto cattolico dei contadini che richiedeva attenzioni da parte del Pci. Poi lo aveva capito Berlinguer e soprattutto Occhetto con le sue lacrime quando ha messo in soffitta il marchio Pci. E poi dichiarato decisamente Veltroni al Lingotto col partito maggioritario.
Il problema dei nostri giorni è invece un altro. Ed è quello della presenza di un Movimento di un comico e di un partito secessionista, che escono (ma solo apparentemente) dalla logica tripolare sinistra, centro, e destra essendo antipartito, antipolitici e localistici. Cioè tutto e il contrario di tutto.
Dov’è allora il vero scandalo? Una volta incamerati questi voti , il vero scandalo consiste nella dabbenaggine di spostare l’asse del Pd e farsi guidare, Nazareno e riforme istituzionali a parte, dalla domanda politica di questo elettorato trasformando il partito di sinistra-centro, in un partito di centro-destra . Neanche la Dc del dopoguerra è riuscita a fare tanto. Perché una volta sdoganati voti e ceti decisamente fascisti, riuscì a portarli nell’alveo del gioco democratico controllando al suo interno le correnti clerico-conservatrici e reazionarie con la sua sinistra sociale cattolica.
Da questo si potrà forse capire perché Cofferati ha fatto male ad andarsene. Non tanto per l’unità del partito, quanto per controbilanciare una probabile deriva verso il centrodestra del Pd.
Sono anche persuaso che non esistono primarie sane e primarie malate. Le primarie, specie quelle aperte, non hanno altra funzione se non quella di trasformare un partito politico in partito di opinione e del “pubblico”, delegittimando le responsabilità della sua classe dirigente. Ma come la rana – animale per definizione “liquido” – che gonfiandosi al suo esterno rischia di dimenticare il suo interno e di scoppiare , allo stesso modo le primarie del Pd tendono a gonfiarsi sul presente dell’opinione pubblica, rimuovendo i valori e le ragioni del passato, e spingendolo a non progettare futuro. Ma alla fine rischiando di farlo implodere e morire.
Saper governare e capire i processi storici nel loro cambiamento , non significa farsi governare dai processi storici e dal cambiamento. Ci potrà dispiacere, e a me per dire il vero dispiace, ma la lezione che ci suggerisce il sofferto cammino dei partiti politici nel tempo, è quella che la loro identità è sempre ed inevitabilmente frutto della storia in movimento. Ma se per un partito che ha le sue radici nella cultura di sinistra intercettare voti di centro non è uno scandalo , diventa tuttavia inspiegabile farsi pilotare da una cultura di centro-destra soprassedendo sui motivi del dissenso interno.

 

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