Charlie e PRIDE: la solidarietà

9 Gen


Mi domandavo chissà quale corto circuito neuronale mi avesse fatto venire in mente, ieri sera in piazza Farnese, il collegamento tra la silenziosa e commovente manifestazione che si stava svolgendo davanti all’ambasciata francese e il film che avevo visto il sabato prima. Mi sembravano due fatti così diversi e distanti tra loro. Poi mi è tornato in mente il giovane diplomatico che charlie-675stava girando tra il pubblico e che si era fermato a chiederci cortesemente – ero con Claudia e Claudio, due amici – come mai fossimo lì. “E’ la solidarietà umana” gli avevo risposto. Lui aveva assentito, il volto serio,  poi aveva sorriso e ringraziato stringendo la mano a tutti, un gesto abituale che in genere compiamo quasi distrattamente ma che in quell’attimo è tornato ad assumere un profondo significato, quello antico, ancestrale, dei nostri progenitori, quando voleva ancora dire fiducia, amicizia, fratellanza.

Una stretta di mano è anche l’immagine che campeggia sullo stendardo dei minatori gallesi che partecipano alla sfilata del Gay Pride a Londra nel 1985 e che chiude il delizioso film PRIDE. E’ una storia PRIDEvera: nel 1984, tra i tagli decisi dalla Thatcher ci sono anche numerose miniere di carbone e i minatori decisero per uno sciopero a oltranza. Passano i mesi, le risorse scarseggiano e un gruppo di gay e lesbiche decide di aiutarli, fondando un movimento, LGSM (Lesbian and Gay Support Miners), che raccoglie fondi e fornisce assistenza. Perché lo fanno? Come dice il protagonista, Mark, perché i gay sono perseguitati e oppressi tanto quanto i minatori ed è giusto quanto necessario dimostrare nei momenti difficili la propria solidarietà verso il prossimo.  E un anno dopo, a sciopero concluso, gli sconfitti minatori si uniscono al corteo per ricambiare il sostegno ricevuto.

Nonostante l’etimo latino (da solidus: solido; c’è anche la locuzione giuridica in sŏlidum : obbligato in solido), solidarietà è un sostantivo che nasce (guarda i casi della vita) dal francese solidarité, termine che a sua volta apparve per la prima volta nelle accanite discussioni all’Assemblea durante la rivoluzione francese. Secondo il dizionario Garzanti, è il “vincolo di assistenza reciproca nel bisogno che unisce tra loro persone diverse; insieme di legami affettivi e morali che uniscono reciprocamente una persona singola e la comunità di cui fa parte: solidarietà umana, sociale; solidarietà tra lavoratori | il condividere con altri sentimenti, opinioni, difficoltà, dolori, e l’agire di conseguenza: una manifestazione di solidarietà; esprimere la propria solidarietà ai parenti delle vittime”.

Ma a parte tutto questo e al di fuori delle discettazioni razionali, solidarietà è una tra le più belle parole che unisca il genere umano; meno raramente di quanto si possa pensare, questo genuino e spontaneo sentimento ci spinge ad atti di cui forse non potremmo immaginare di essere capaci, a riconoscerci anche se parliamo lingue diverse, a unirci nei momenti difficili anche a distanza di migliaia di chilometri. Ieri sera eravamo in piazza Farnese, ma era come se fossimo sotto la torre Eiffel, abbracciati ai parigini nel dolore e nello sgomento che erano anche nostri ed eravamo un solo popolo, dolente ma mai piegato.

Palazzo Farnese

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