“Andate, eludete ed evadete” (Matteo, 19 bis)

7 Gen

Non ci sono più parole per esprimere l’indignazione degli onesti.
Oltre all’indecente manfrina sugli autori della norma (ancora ignoti!) e sul come-quando sia stata inserita nel decreto legislativo di Natale, c’è la novità della stupefacente quanto inattesa tolleranza del governo verso l’evasione fiscale.
Eppure era, insieme alla corruzione, uno dei mostri che strangolano il Paese a cui era stata dichiarata una guerra senza quartiere, non è vero?

Matteo Renzi, più che una marcia indietro, ha solo deciso di rinviare a marzo il decreto di Natale che all’articolo 19-bis depenalizza i reati fiscali se l’evasione non supera il 3% dell’imponibile. Ma non è detto che a marzo la norma battezzata salva-Silvio abbia perduto il suo potenziale “devastante” rispetto a processi in corso e condanne definitive.
Anzi, se non sarà ritirata o fortemente ridimensionata, sarà comunque un colpo di spugna in netta controtendenza rispetto alle dichiarate politiche antievasione e anticorruzione. E la sua portata “iper-retroattiva” potrebbe dare a Berlusconi una chance in più per “tornare politicamente in campo”, oltre quelle derivanti dall’affidamento in prova ai servizi sociali, che finirà proprio nel mese di marzo.”

Perfino il Sole-24Ore non cela stupore e critiche e solleva il velo sugli aspetti meno noti del patto del Nazareno. Da qualunque parte lo si guardi questo 19 bis è una porcheria; contiene  norme  che rendono non punibili la «dichiarazione infedele» fino a 150.000 euro, l’«omessa dichiarazione» fino a 50.000 euro, la «dichiarazione fraudolenta mediante artifici» fino a 30.000 euro di imposta evasa e 1 milione e mezzo di imponibile sottratto al fisco o 5 per cento di elementi attivi indicati, e la «dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti» fino a 1.000 euro l’anno. Ditemi che è fatta per migliorare il rapporto col fisco degli italiani e in particolare di quelli  a reddito fisso, se ne avete il coraggio.

Di solito non apprezzo i toni savonaroleschi di Travaglio, ma stavolta mi piace citarlo:

Nella migliore delle ipotesi, siamo governati da dilettanti, anzi da ignoranti allo sbaraglio.   L’impronta digitale. Prendiamo sul serio le parole di Renzi al Tg5: “Se qualcuno immagina chissà quale scambio, non c’è problema: ci fermiamo. Questa norma la rimanderemo in Parlamento solo dopo l’elezione del Quirinale e dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone, e dimostreremo che non c’è nessun inciucio strano”. Delle due l’una. O la norma non è stata fatta per B. anche se salva B. – come giura Renzi, appellandosi all’eterogenesi dei fini – e allora non si capisce che c’entrino l’elezione del nuovo capo dello Stato e, a maggior ragione, la fine dei servizi sociali di B.; ergo abbiamo un governo di cialtroni. Oppure è stata fatta per B. (o anche per B.), e dunque attendere le due scadenze che lo riguardano ha un senso; ma allora abbiamo un governo di bugiardi. In ogni caso, siamo in buone mani.   Grandi evasori sì, B. no.

Anche la voce.info, solitamente un sito di seri e meditati studi, in un articolo di Vincenzo Visco dall’eloquente titolo “Se l’evasione non è reato”  alza il livello della polemica (il neretto è mio):

 “Nella situazione italiana attuale la percezione del cittadino comune nei confronti della normativa penale tributaria non è certo quella di un eccesso di severità; i detenuti per evasione fiscale (se esistono) non sono certo tanti da contribuire all’affollamento delle carceri. Quindi, l’attesa del cittadino comune non appare certo a favore di una generale depenalizzazione. È vero che in un paese ad alto tasso di illegalità fiscale bisogna evitare il rischio di ingolfare i tribunali con decine di migliaia di processi per evasione fiscale anche di modeste dimensioni, ma a questo fine è sufficiente prevedere limiti di punibilità adeguati e differenziati in base alla gravità del comportamento.
Comunque, è evidente che in questa materia sarebbe auspicabile una certa severità che, a rigor di logica, non dovrebbe essere inferiore a quella che si applica in altri paesi.

DEPENALIZZAZIONE GENERALIZZATA

Il decreto nella formulazione uscita dal Consiglio dei ministri prevede invece una generale depenalizzazione di tutti i reati tributari.
La prima questione che viene affrontata è quella del cosiddetto abuso del diritto, cioè dell’elusione fiscale, che viene totalmente depenalizzato (e a furor di popolo!). Se si guarda ai modelli degli economisti, in verità non è possibile riscontrare una differenza analitica tra evasione ed elusione fiscale: in ambedue i casi il contribuente evita di pagare le imposte dovute o violando direttamente la legge o schivandone sapientemente l’applicabilità. La sostanza non cambia; e infatti, non a caso, l’elusione viene definita “l’evasione dei ricchi”.
Naturalmente da un punto di vista giuridico si può sostenere che l’evasione è illegale e l’elusione no, ma questo è proprio l’argomento utilizzato dalle grandi multinazionali di internet nelle audizioni presso il Congresso americano per giustificare il fatto di non pagare praticamente imposte: “noi facciamo quello che le leggi dei diversi paesi ci consentono.”. Vi è quindi una certa contraddizione tra la decisione di depenalizzare tali comportamenti e al tempo stesso sostenere gli sforzi dell’Ocse e del G20 per venire a capo dell’elusione fiscale internazionale.

LE MISURE DISCUTIBILI

Ma al di là dell’abuso del diritto che si esprime compiutamente nella eliminazione della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” come fattispecie di reato, vi sono numerose altre misure inquietanti nel decreto:
1) Viene introdotto il limite di 1000 euro per la punibilità del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false o simili, come se da un punto di vista logico in una ipotesi del genere l’ammontare potesse avere una qualche rilevanza.
2) Si depenalizzano tutte le operazioni di simulazione, interposizione di persona (giuridica) e frodi finanziarie, mediante uso di derivati, strumenti finanziari ibridi, eccetera, richiedendo a questo fine che esse abbiano dato luogo “a flussi finanziari annotati nelle strutture contabili”. Cioè sempre. Si vanificano quindi gli effetti penali di molte operazioni poste in essere dalle banche negli anni passati.
3) Si alzano le soglie di non punibilità da 50 a150mila euro con finalità deflattive dei processi, ma depenalizzando di fatto evasioni fino a 3-400mila euro di base imponibile, il che sembra eccessivo.
4) Si stabilisce la non punibilità della dichiarazione di costi non inerenti alla attività dell’impresa, e cioè della pratica molto diffusa di imputare come costi consumi personali o familiari del contribuente.
5) Ci si dimentica di inserire tra i reati punibili l’ipotesi di omessa dichiarazione da parte dei sostituti di imposta.
6) Si introduce una franchigia del 3 per cento del reddito dichiarato (e analogo limite per l’Iva) per la punibilità di tutti i reati, vanificando l’intero sistema delle soglie di esclusione su cui è costruito il decreto che così diventano inutili e di fatto variabili in base al reddito dei contribuenti (maggior reddito, maggiore possibilità di evasione).
7) Si elimina la possibilità del raddoppio dei termini di accertamento per i casi di frode fiscale, con il rischio di una perdita di gettito immediata (e poi permanente) di molti miliardi in quanto verrebbero vanificati moltissimi accertamenti.
In sostanza, sembra che il decreto faccia proprio un sentimento fortemente radicato in alcuni strati (minoritari, ma influenti) della opinione pubblica in base al quale l’evasione fiscale può anche essere perseguita, ma comunque non può essere considerata un reato, e non può essere equiparata ai comportamenti lesivi della proprietà privata (furto, rapina, eccetera): la vittima è lo Stato, che diamine!

IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ

Infine, è inquietante il fatto che la responsabilità delle modifiche al testo originario preparato da una Commissione presieduta da Franco Gallo, rimbalzi tra il Tesoro e Palazzo Chigi. Il ministero responsabile della formulazione del provvedimento e della sua presentazione al Consiglio dei ministri è infatti quello dell’Economia e delle finanze (di concerto con la Giustizia). Se il testo uscito dal Consiglio dei ministri è stato modificato, delle due l’una: o il ministro dell’Economia era d’accordo, o (ipotesi più grave) né lui né i suoi collaboratori si sono accorti che il testo era stato cambiato.
In conclusione, speriamo che superato lo sconcerto attuale si possa tornare a una soluzione equilibrata. Infatti non va dimenticato che la reputazione del nostro paese e del nostro sistema economico all’estero non dipende soltanto dalla maggiore o minore flessibilità del mercato del lavoro, ma anche, e soprattutto, dal grado di legalità (o illegalità) prevalente nel sistema: evasione fiscale, corruzione, bilanci falsi, malavita organizzata rappresentano handicap molto gravi per l’Italia. Dare l’impressione di allentare le misure di controllo anziché inasprirle è molto pericoloso.

Insomma, sento flebili le voci a favore, ma non facciamoci illusioni: purtroppo di questa indefinibile e maleodorante faccenda  sentiremo ancora parlare. Tuttavia questo non deve indurre alla rassegnazione, anzi. Più che mai i cittadini dovranno reagire con forza e determinazione, far sentire la loro voce, Nella sua lettera agli iscritti del Pd dove illustra i programmi per il 2015, Renzi conclude con queste parole:

Ma non finisce qui. La forbice dell’ingiustizia da ridurre è anche quella tra lavoro e rendita, tra coraggio e paura, tra crescita e austerità, tra non garantiti e garantiti, tra donne e uomini, tra chi ci crede e chi rema contro, tra chi scommette sul futuro dell’Italia e chi scommette sul fallimento dell’Italia.

Si è dimenticato – combinazione? – di aggiungere che c’è da ridurre soprattutto la forbice dell’ingiustizia fiscale tra tartassati ed evasori.  Dovremo ricordarglielo: la primavera non è lontana e sarà bello riempire di nuovo le piazze.

 

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