Il rugby: il coraggio, l’altruismo, la fantasia.

4 Gen

Da Repubblica, un’altra bella storia del rugby raccontata magistralmente da Massimo Calandri. E ora ditemi quale altro sport può darvi emozioni come questa.

 

Rugby, Robertino e quel tiro della felicità

La storia di Ricci, 27 anni con la sindrome dell’X fragile, ala in B con il Viterbo

di MASSIMO CALANDRI

GENOVA – Un rugbista lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Robertino non ha avuto paura, no: allo scadere ha sistemato con calma la palla ovale – lo sguardo alla porta, un respiro profondo, tre passi di rincorsa – poi da quasi trenta metri l’ha calciata proprio in mezzo ai pali. Tiro perfetto. L’Union Viterbo si è comunque arresa al Livorno (17-26), leader del campionato di serie B. Però mai vista tanta felicità in campo, altro che Sei Nazioni.

Perché Robertino Ricci, 27 anni e un grave ritardo mentale (soffre della sindrome dell’X fragile) è un rugbista per davvero, sono quasi vent’anni che gioca con la squadra laziale. Con quel calcio – i primi due punti a referto in una partita ufficiale – ha scritto una pagina importante nella storia dello sport. Del rugby. Che non è una disciplina come le altre, altrimenti non regalerebbe vicende come questa. “Me lo ricordo bambino. Prese il pallone e scappò negli spogliatoi, non voleva più uscire. I genitori erano spaventati. “Ci pensiamo noi”, li abbiamo rassicurati. E qualche mese dopo ha cominciato a passarlo, il pallone. A interagire col gruppo, a fare squadra. Come gli altri”. Antonio Luisi, vicepresidente Fir, è stato il suo primo allenatore. Robertino in mischia c’era finito grazie all’insegnante di sostegno, ex rugbista. “Ha fatto tutte le categorie giovanili, senza sconti”, spiega Marco Lanzi, ds dell’Union Viterbo. “Naturalmente siamo sempre stati attenti alla sua incolumità: non è un pilone, meglio all’ala, dove i contatti fisici sono più controllati. Entra quando mancano un paio di minuti al termine, dà tutto e gli avversari lo rispettano per ciò che è: un avversario con cui condividere il piacere del gioco”. Da vent’anni è sempre il primo all’allenamento, l’ultimo ad andarsene. “È molto più di una mascotte: un esempio per tutti. La squadra partecipa ad un torneo di livello, la B non è roba da ridere: il posto in rosa Robertino se lo merita in settimana, se non s’impegna abbastanza sta fuori”. Robe ovali. Come in un’altra società romana, la Primavera Rugby, coinvolta da tre anni in un progetto che settimanalmente vede in campo 25 ragazzi autistici, un team composto da educatori riconosciuti dalla Fir, una psicologa e i tecnici della onlus L’Emozione della Voce.

Simonetta, sorella di Robertino, racconta che quei placcaggi, e le corse dietro i rimbalzi sghembi della palla “lo hanno sbloccato fin dall’inizio: ha imparato ad integrarsi nel gruppo, a farsi apprezzare per l’impegno. È diventato un uomo”. Quando ha cominciato, anche l’Italrugby muoveva i primi passi. “Robertino stravede per capitan Parisse. Gli piace Castrogiovanni. Ma soprattutto, il suo sogno è la maglia n. 10”. Infatti si esercita sempre a calciare l’ovale. “È bravo. Per questo gli abbiamo dato fiducia, l’altra domenica”, taglia corto Marco Lanzi, burbero. “Robertino è coraggioso, altruista, ha fantasia. È un rugbista, che c’è di strano?”.

(04 gennaio 2015)

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