“Fassina chi?”

15 Dic

Confesso che questo discorso di Fassina all’Assemblea del Pd mi ha piacevolmente impressionato. Tutto, e in particolare l’ultima parte che non ha lasciato alibi a Renzi e che non potrà averlo lasciato insensibile.

Sarà certo tornato alla mente, al segretario del PD, quell’ironico “chi?” che gli sfuggì quasi un anno fa. E chissà che oggi non se ne sia rammaricato. Buon per lui se lo ha fatto. E buon per lui se ascolterà Fassina: il rispetto dell’interlocutore, in politica come nella vita, è un segno di maturità, di cultura.

http://www.youdem.tv/v/274350

 

 

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4 Risposte to ““Fassina chi?””

  1. Alberto Luzzi 24/12/2014 a 12:57 pm #

    Fassina ha sbagliato ad usare quei toni e quelle parole.
    Se c’è una persona che è stata ed è pesantemente “ironizzata” è proprio Matteo Renzi.
    Fin quì nulla da eccepire.
    Ma da buon iscritto al Partito il signor Fassina avrebbe potuto e dovuto prendere le distanze quando, in piazza, nei cortei, durante le Manifestazioni ha sentito e visto autentiche prese per il culo del Segretario del suo Partito. E si. Perché Renzi è anche Segretario del PD. E allora pur avendo idee diverso ci vuole rispetto. Quello stesso rispetto che Fassina pretende per se. Lo desse prima lui. Rispetto e lealtà. E DEVE conservare le idee diverse. Questo mi pare ovvio.

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    • pierofil 24/12/2014 a 2:00 pm #

      Dunque, se capisco bene Renzi può prendere per il culo chi, dialetticamente, polemizza con lui nel suo partito.
      Al contrario, i suoi avversari nel Pd (da lui perculati) devono difenderlo dalle prese per il culo di terzi (che possono anche non essere del Pd).
      Fantastico.

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  2. lacenz12 15/12/2014 a 10:00 am #

    l’intervento di fassina mi è parso inopportuno, inutilmente violento. Spero che impari dagli altri interventi delle vere forze di sinistra che esistono metodi migliori per diffondere le proprie idee.

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    • pierofil 15/12/2014 a 11:38 am #

      A me no, anzi. Era ora che qualcuno rispondesse adeguatamente a un appello sulla lealtà a senso unico, agli ultimatum del genere “questo è il pacchetto delle decisioni, o così o niente”, alle puerili prese per il culo dei gufi e dei rosiconi.
      La lealtà non vive se non è reciproca, tra leader e base, se non viaggia e non si alimenta dallo scorrere nei due sensi.
      E la minoranza ha diritto al rispetto delle proprie idee tanto quanto la maggioranza. Altrimenti l’acronimo PD diventa Poco Democratico.

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