Per un rapporto nuovo tra politica e società civile

28 Nov

Al Teatro Quirino si sta svolgendo un convegno su questo tema:
Libero confronto di idee, proposte, contributi promosso dal Partito Democratico di Roma.
Tra i molti interventi sulla situazione e sul futuro della città di Roma, questo di Anna Maria Bianchi di Carteinregola mi ha colpito per la lucida analisi circa il rapporto esistente tra le due parti in causa, la politica e la società civile e quale percorso può riportarle su un piano di reciproca fiducia. Ci sono stati in particolare due passaggi che mi hanno colpito molto positivamente. Questo il primo:

Ma i partiti, soprattutto del centrosinistra, hanno cominciato, e continuano,  a perdere la  fiducia della gente  quando si verificano delle precise condizioni.
Quando non si sceglie più di fare una battaglia perché è giusta, ma la si fa solo se è anche conveniente. O quando si rinuncia a fare una battaglia che si ritiene giusta perché il partito non la ritiene conveniente. E soprattutto quando si scambiano per battaglie giuste operazioni sbagliate, contrabbandando per interesse pubblico quello che a un’attenta analisi potrebbe rivelarsi molto più privato.

Detto in parole povere, le due parti si allontanano tutte le volte che il potere delegato non risponde agli impegni presi con il popolo che gli ha dato la sua fiducia. E troppo spesso, negli ultimi venti-trent’anni, il primo ha mancato clamorosamente, mentre il popolo, la società civle rincorreva nuovi modelli di benessere senza chiedere mai un rendiconto.

E questo il secondo:

Chiediamo agli uomini e alle donne del Partito Democratico – ma lo faremo con i militanti di tutti gli altri partiti che manifesteranno il loro interesse – di lavorare per riportare questa città nel perimetro delle regole e del primato dell’interesse generale. Se ci riconosciamo tutti in questa stella polare, le nostre bussole non possono che condurci sulla stessa strada, da percorrere – pur nella diversità dei ruoli e delle convinzioni – all’insegna del confronto e dello scambio. E’ una sfida difficile, ma l’unica possibile. E questa città si merita il tentativo.

Condivido l’appello e sono fiducioso. Paradossalmente ci sono molte più ragioni perchè venga raccolto oggi, che la crisi morde e incalza crudelmente, che quando la vita e le prospettive sembravano sorridere per sempre. Oggi è il momento della solidarietà, dello stringersi spalla a spalla, della condivisione. Altrimenti non avremo vie d’uscita.

Più sotto, l’intervento integrale.AM Bianchi Quirino (2)

Non siamo un’associazione, non siamo una rete, nè un coordinamento che rappresenta dei comitati, ma un laboratorio. Una trentina di persone provenienti da reti  e comitati cittadini (130), ma anche singoli, che lavorano insieme sulle regole. Rispetto a tante altre realtà cittadine abbiamo due caratteristiche “originali”. La prima: rappresentiamo un campione di umanità piuttosto eterogeneo, che farebbe la gioia dei sondaggisti. Proveniamo da varie parti di Roma, siamo cittadini attivi per i motivi più disparati, siamo diversi anche per percorsi professionali,  estrazione sociale  e storie personali. Ci sono tra  noi esponenti di comunità territoriali, professori universitari, operatori dei mercati rionali, architetti, membri di comitati di quartiere, botanici, rappresentanti di reti di associazioni che si occupano di mobilità, legalità, diritti, ex manager,  Cittadinanzattiva Lazio e molti altri. La seconda: non ci occupiamo di un territorio specifico, o di problematiche specifiche, su cui lavorano i comitati e gruppi, ma  di temi che riguardano in generale l’interesse della città, soprattutto quelli di cui troppo spesso nessuno si preoccupa perché non vanno a toccare interessi specifici di categorie e di gruppi di cittadini.

LE REGOLE E L’INTERESSE PUBBLICO Al centro del nostro lavoro  – che consiste nell’affrontare problemi ma anche avanzare proposte – ci sono  le regole uguali per tutti, regole che sono la condizione indispensabile per la vita democratica della città, ma che per noi non sono sufficienti. Basti citare la metafora della democrazia americana, sempre utile per capire i rischi di una mera regolazione  dell’esistente: un cortile dove pulcini ed elefanti hanno lo stesso diritto di giocare. Noi siamo per una politica della città che si fonda sulle regole, sulla legalità e sulla partecipazione dei cittadini, orientata al primato dell’interesse pubblico e della tutela dei più deboli, senza il quale il ruolo della politica e dell’amministrazione rischia di ridursi  a semaforo che regola il traffico dei tanti interessi particolari, senza imprimere alcuna direzione verso una prospettiva  migliore per tutti.

IL DIFFICILE DIALOGO  CON LA POLITICA E proprio questo è il nodo che pensiamo  abbia  allontanato i cittadini dalla politica, creando un clima generalizzato di sfiducia verso le istituzioni e anche verso i partiti.  Secondo un sentire diffuso, con cui ci confrontiamo ogni giorno, nelle istituzioni  e nei partiti  prevale sempre più una logica condizionata dagli interessi dei  potentati economici e  delle lobbies, o da più modesti calcoli  di  consenso elettorale, o dalle  competizioni dentro e fuori gli schieramenti. Mentre   è stata quasi definitivamente archiviata  quella che avrebbe dovuto essere la loro vocazione naturale,  lo  stimolo verso un’evoluzione permanente per attuare  i valori della nostra Costituzione, a partire dalla  giustizia e dall’ equità sociale. Una politica in cui non si distinguono più molto le differenze ideologiche, che vede tutti i partiti accontentarsi di   una mera gestione dell’esistente, troppo spesso su fronti che hanno ben poco di interesse pubblico e molto di profitto privato.

Non vogliamo con questo idealizzare la società civile, che a sua volta è un magma indistinto  in cui si possono trovare gruppi animati da autentico senso civico, insieme a raggruppamenti più o meno momentanei  di cittadini tesi a raggiungere uno scopo preciso, spesso senza porsi alcuna domanda  rispetto ai diritti di altri e  agli interessi generali (la cosiddetta sindrome Nimby, in realtà meno diffusa di quello che si crede), e anche – bisogna dirlo  – tanti comitati che con  facciate di società civile mimetizzano gruppi animati o promossi da esponenti politici. Ne abbiamo avuto un esempio nella recente manifestazione contro il degrado e l’immigrazione  “fuori controllo”, lanciata  anche da  organizzatori  di ronde ed ex consiglieri di destra  – come noi stessi abbiamo scoperto e segnalato – ma conosciamo altrettanti esempi di associazioni “civiche” in realtà “sponsorizzate” da politici di sinistra.

Questo testimonia  che anche nei partiti c’è consapevolezza della diffidenza che i cittadini hanno verso chiunque si presenti con un’etichetta politica. Eppure ci sono stati tempi in cui la situazione era ben diversa, in cui i militanti dei partiti – soprattutto nelle formazioni della sinistra –  erano in prima linea sul territorio, a battersi per i diritti delle persone, discutendo e riflettendo sulle linee da seguire,  ma impegnandosi anche per trovare  soluzioni concrete ogni giorno. E lo facevano perché credevano  nella possibilità di costruire un mondo, una città, un quartiere migliore. C’erano anche allora conflitti e distanze, ma riguardavano la visione politica  e  anche degli interessi,  che però  venivano sostenuti a viso aperto.

Quando è incominciata la divaricazione  tra partiti e società civile? Di certo non è un  fenomeno imputabile solo alla cosiddetta modernità, come dice qualcuno. E’ vero che oggi è difficile vivere, ed è difficile trovare del tempo per impegnarsi in qualcosa che non siano i problemi  più urgenti e necessari, come  trovare o  conservarsi un lavoro, pensare alla famiglia, sopravvivere. Lo vediamo anche noi, con i comitati: non c’è il “pienone” quando si tratta di dedicare del  tempo a difendere un diritto che non sia più che indispensabile.

Ma i partiti, soprattutto del centrosinistra, hanno cominciato, e continuano,  a perdere la  fiducia della gente  quando si verificano delle precise condizioni.

Quando  non si sceglie più di fare una battaglia perché è giusta,  ma la si fa  solo se è anche conveniente. O quando si rinuncia a fare una battaglia che si ritiene giusta perché il partito non la ritiene conveniente. E  soprattutto quando si scambiano per battaglie giuste operazioni sbagliate, contrabbandando per interesse pubblico quello che a un’attenta analisi potrebbe rivelarsi molto più privato.

Come le tante decisioni prese in nome della difesa dei “posti di lavoro”. E’  un mantra  che ormai accomuna destra e sinistra, ma che a nostro avviso non può essere un valore assoluto, deve essere inserito in un sistema di priorità, di cui fanno parte  altri valori/diritti  irrinunciabili, come l’assistenza sociale, la salute, la tutela dell’ambiente e del nostro patrimonio collettivo.  In una situazione di penuria di risorse, la scelta tra il mantenimento di  un’amministrazione pubblica elefantiaca, a costo di tagliare l’assistenza agli anziani o ai disabili, non può essere scontata. Ma soprattutto i “posti di lavoro” sono spesso diventati l’”argomento principe” per derogare a normative, diminuire vigilanze, fare eccezione alle regole, con il fine di incentivare qualche settore economico in crisi, come se ciò comportasse automaticamente un beneficio anche a chi lavora. Ma così non può funzionare: ogni scelta politica deve essere guidata da un unico criterio: l’interesse pubblico.  Interesse di cui fa parte anche lo sviluppo economico,  che però deve essere raggiunto con una strategia efficace e dimostrabile, in cui si valutano vantaggi e svantaggi per la collettività, si verificano i numeri, le ricadute. E soprattutto si tutelano, oltre ai posti di lavoro, la qualità della vita dei cittadini e la bellezza del nostro patrimonio collettivo.  C’ è  stato un tempo in cui  un bel pezzo di sinistra difendeva le centrali nucleari perché davano  lavoro agli operai. Poi c’è stato Cernobyl, e sono cambiate tante cose, anche se il rischio di tornare indietro è sempre dietro l’angolo.

PARTECIPARE TUTTI A Roma c’è bisogno di partecipazione. Questo è il senso di tante proteste e di tante proposte che spesso non vengono considerate. Non è soltanto una questione di quantità, ma anche e soprattutto di qualità: un processo di partecipazione di cattiva qualità non può che contribuire ad allargare la frattura evidente che esiste tra politica e società civile. Noi ci siamo dati l’obiettivo di un regolamento generale sulla partecipazione come elemento fondamentale di una politica nella quale la collettività possa riconoscersi e che non sia riservata esclusivamente ai professionisti. Per questo abbiamo scelto di partire da delle linee guida che fissano un insieme di principi ai quali dovranno fare riferimento gli specifici regolamenti della partecipazione di Roma Capitale e dei suoi Municipi (e, in prospettiva, anche dell’Area metropolitana). Una sommatoria di richieste di ascolto caso per caso non è vera partecipazione, ma è la prima linea della partecipazione, quella più immediata. Noi che in prima linea ci siamo, abbiamo scelto di andare anche più in profondità, perché i mille problemi della quotidianità devono essere affrontati nell’immediato, ma anche con una visione strategica, senza la quale non ci sarà un cambiamento sostanziale del nostro modo di vivere come comunità. In questo percorso dobbiamo essere in tanti. E su  questo contiamo anche sul vostro impegno.

PER UN RAPPORTO NUOVO TRA POLITICA E SOCIETA’ CIVILE Due anni fa, noi  di Carteinregola siamo stati i promotori di un  presidio durato 4 mesi in Campidoglio  contro le famose 64  delibere urbanistiche di Alemanno. Di molte delibere non ne sapevamo abbastanza,  ma di alcune sapevamo tutto,  e non riuscivamo a capacitarci della solitudine in cui ci trovavamo a combattere  una battaglia che aveva come unico obiettivo l’interesse pubblico.  In realtà qualche aiuto l’abbiamo avuto, qualcuno del centro sinistra e, bisogna dirlo, anche qualcuno del centrodestra.  Ma pochi. E questo non deve più accadere. Siamo qui per chiedervi di ricostruire un rapporto di fiducia reciproca partendo da quello che  abbiamo in comune.  Chiediamo  agli  uomini e alle donne del Partito Democratico – ma lo faremo con i  militanti  di tutti gli altri partiti che manifesteranno il loro interesse –  di lavorare per  riportare questa città nel perimetro delle regole e del primato dell’interesse generale.  Se ci riconosciamo tutti in questa stella polare, le nostre bussole non possono che condurci sulla stessa strada, da percorrere – pur nella diversità dei ruoli e delle convinzioni  –  all’insegna del confronto e dello scambio. E’ una sfida difficile, ma l’unica possibile. E questa città si merita il tentativo.

laboratoriocarteinregola@gmail.com

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