Potrebbe sempre andare peggio

25 Nov

Mio nonno, un solido veronese che aveva fatto due guerre mondiali, quando le cose si mettevano male diceva: “potrebbe sempre andare peggio“. Molti anni dopo ho capito che oltre alla funzione scaramantica la frase era anche l’espressione di una irriducibile volontà di resistenza in uno che davvero ne aveva viste di tutti i colori. Mi è tornata alla mente oggi, di fronte alla clamorosa astensione dal voto nelle  elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria. Poteva andar peggio, mi son detto, complice il mio inguaribile ottimismo.

Poi ho guardato all’istantanea che questo non-voto rappresenta. Un Paese rassegnato e sconfitto. Uno schiaffo alla classe politica. Come se l’elettorato, i cittadini, il popolo avesse detto ad alta voce alla casta: ah, volete continuare a fare come vi pare? Non ascoltate la nostra voce? Respingete le più elementari regole del vivere civile e della democrazia? Ignorate le nostre legittime richieste, i nostri diritti? Va bene, allora vi lasciamo fare. Anzi, vi lasciamo.

Perfino la protesta populistica di Grillo esce battuta ed è forse, oltre all’ascesa della Lega, il segnale più evidente della sfiducia  mista a protesta dei cittadini. Il potere politico ha fatto di tutto per dare il peggio di sé: scandali, corruzione, incapacità, errori, sul piano locale come su quello nazionale. Sempre nella totale indifferenza per l’elettore.  Per cui non c’è da meravigliarsi se ci si compiace della vittoria comunque raccolta, ancorché basata su percentuali di voto che sarebbero ridicole se non fossero, al contrario, preoccupanti.  Infatti, come se non bastasse il tweet del mattino, Renzi ha ribadito che l’astensione è “un problema secondario”.
Renzi tw
Il camaleontismo di Renzi non dovrebbe più meravigliare, eppure , come ha acutamente ricordato Antonio Sicilia, fa un certo effetto risentire quanto dichiarava  all’indomani delle elezioni siciliane di due anni fa.

Ora, io non voglio metterla giù pesante e cominciare a citare il Titanic (tanto l’ha già fatto più d’uno), ma certo qualche colossale e minaccioso iceberg nella notte che ci avvolge si sta avvicinando. Secondo questo prospetto (grazie, Nando Longoni) il Pd ha perso 300.000 voti tra le due consultazioni regionali. Ma si può essere sicuri che siano tutti voti targati Pd o la diaspora è ancora maggiore ma non visibile, in quanto rimpiazzata da voti provenienti dal centro e dalla destra?

Elezioni regionali 23 11 14
Alessandro Gilioli, con cui spesso concordo, infatti la vede così:

“…se il centrodestra e il centrosinistra sono ormai indistinguibili per proposta politica; se a sinistra del centrosinistra non c’è niente, come rappresentanza; se a destra del centrodestra c’è invece Salvini; e se infine il Movimento 5 Stelle da un anno e mezzo corre come un criceto sulla ruota; beh, francamente, se accade tutto questo non mi pare questa gran sorpresona il fatto che in pochi abbiano voglia di andare a votare”.

L’analisi di Gilioli chiude poi con una fosca previsione (tutt’altro che fantasiosa, però):

“…chissà se non capisce [Renzi] o fa finta di non capire come stanno le cose, e chissà se farà i caroselli anche quando il Pd avrà il 60 per cento del 20 per cento degli italiani.
Cioè, di questo passo, tra un paio d’anni”.

Qualcuno mi faceva notare che il nostro Macchiavelli reincarnato sarebbe felice di questa prospettiva, potendo così contare sul 60% dei parlamentari. Nonostante tutto, io auguro invece a Renzi di rendersi consapevole quanto prima che con questo tasso di astensione il suo destino sarebbe quello di un leader dimezzato, non potendosi mai identificare come il Presidente della maggioranza degli elettori. In altre parole, se Renzi tiene al futuro dell’Italia (dopo il proprio, ovvio) non dovrebbe esultare davanti  alla prospettiva dell’80% di rifiuto del voto. Sarebbe la bocciatura sua e di tutto il sistema,  la bancarotta delle istituzioni, il Paese allo sbando senza motivazione e senza volontà. E che se ne farebbe allora del 60% dei parlamentari?

Un paese dove vota solo il 20% è un Paese sconfitto, senza volontà, dove vince la rassegnazione. E’ un paese morto. Ma soprattutto sarebbe un paese dove l’80%  respinge o ignora il suo leader (che per un tipino come Renzi forse è pure peggio). Se quindi ne è consapevole, Renzi farà/dovrà fare qualcosa per cambiare e dobbiamo solo augurargli buona fortuna.
Se non lo è – o se ne frega – peggio per lui e, purtroppo, per tutti noi.
E stavolta mio nonno avrebbe torto.

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