Juncker: un traditore della UE?

8 Nov

luxleaks
Così pare, leggendo quanto rivelato dal gruppo di giornalisti che si riuniscono sotto la sigla ICIJ (International Consortium of Investigative Journalism). 80 giornalisti di 26 paesi hanno esaminato e passato al setaccio oltre 26.000 pagine di documenti riservati del governo lussemburghese. Il loro lavoro è qui, in un sito chiamato Luxembourg Leaks, dove sono elencate e riportate 548 sentenze fiscali e altri documenti che coinvolgono gli accordi segreti relativi alla tassazione tra il Lussemburgo e 343 aziende di tutti i paesi, intercorsi tra il 2002 e il 2010. Per l’Italia, sono emerse finora la Banca delle Marche, la Popolare dell’Emilia Romagna, Finmeccanica, Banca Sella, Intesa San Paolo, Unicredit.

Tutte queste aziende, da Amazon a Ikea, da Procter&Gamble a Glaxo e così via, hanno incanalato nel Granducato miliardi dollari risparmiandon e, dopo gli accordi col governo lussemburghese, la massima parte e giungendo in qualche caso a pagare meno dell’1% di quanto avrebbero dovuto nel Paese d’origine. Per mesi UE e Lussemburgo hanno tenuto viva una disputa sulla documentazione che i funzionari del Granducato avrebbero dovuto produrre e si sono rifiutati di fare. Dopo di che i giornalisti dell’ICIJ si sono messi al lavoro e hanno messo a disposizione dei media internazionali e della pubblica opinione questa inchiesta.

Una prima conclusione è che uno Stato membro della UE ha scientemente tradito lo spirito dell’Unione e ha sottratto agli altri Stati membri  di volta in volta coinvolti  rilevanti volumi di tasse sui profitti. E a poco vale la scusa che questa è la regolamentazione del sistema fiscale lussemburghese: è l’elasticità insita nel sistema che produce queste distorsioni.

E veniamo a Jean-Claude Juncker, già Primo Ministro del Lussemburgo e oggi Presidente della Commissione Europea a seguito delle elezioni del 25 maggio e dell’accordo tra il suo partito, il PPE, e i socialisti di Martin Schultz. Solo la sinistra radicale e i verdi si opposero alla sua candidatura, invocando l’abbandono della politica tecnocratica e un’Europa dei cittadini. Ma così non è stato e, come dice giustamente Alessandro Gilioli nel suo post dal titolo “Juncker, vergogna d’Europa” (il neretto è mio)

“…da ieri si hanno le prove – le prove – che il nuovo presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker è un signore che per 18 anni, cioè per tutto il tempo in cui è stato premier del Lussemburgo, ha aiutato decine di corporation private a eludere le tasse nei Paesi europei in cui facevano profitti; e che ciò avveniva attraverso accordi segreti con il governo che lui stesso presiedeva, quello appunto lussemburghese….Il presidente Juncker non ha commesso nulla d’illegale, questo è chiaro, avendo agito secondo le leggi del paese-paradiso fiscale di cui era premier. La questione quindi non è giudiziaria: è squisitamente politica. Infatti il presidente Juncker, che oggi incarna il governo di 506 milioni di cittadini europei, per 18 anni ha sottratto a questi stessi cittadini soldi e servizi per aiutare centinaia di aziende a eludere le tasse nei Paesi in cui facevano profitti.
E’ adatto, quindi, Juncker a presiedere il governo dell’Europa unita? È la persona giusta per “avvicinare i cittadini alle istituzioni europee”, così come dicevano i diversi partiti delle larghe intese in coro, durante la campagna elettorale? Di più: avrà qualche autorevolezza nel chiedere ai cittadini europei “sacrifici” e “austerità”, dopo aver sottratto loro centinaia di milioni di euro?”

E io aggiungo che c’è in tutto questo una gigantesca esigenza di etica, un problema che va risolto in modo chiaro e netto. Anche perché il pericolo è che questa stridente contraddizione subisca le basse manovre della politica e veda democristiani e socialisti difendere ottusamente il loro candidato contro gli interessi dei loro stessi paesi e prima ancora dello spirito dell’Unione.

Ecco perchè aspetto che su questa sciagurata faccenda si dichiari al più presto il Presidente di turno della UE, il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Forse non ce ne rendiamo conto, ma il sogno dell’Europa Unita si allontana sempre di più: da una parte i movimenti locali anti-euro, dall’altra le fredde tecnocrazie e gli egoismi dei più forti. E noi, semplici cittadini, in mezzo.

 

 

 

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