Presidenza della Repubblica: cos’altro nasconde il patto del Nazareno?

4 Ott

Nella nostra breve storia repubblicana ci sono stati Presidenti che sono stati molto amati, come Pertini, ammirati come Ciampi, stimati come Einaudi e Scalfaro. Poi c’è stato Napolitano e con lui la svolta.

Non è un mistero – per quei pochi che mi seguono – che sono stato e sono piuttosto critico con l’attuale Presidente. Non mi è piaciuto il suo silenzio sul caso Alfano-Kazakistan, non mi è piaciuta la tregua di un mese che concesse a Berlusconi dopo l’uscita di Fini, dandogli modo di recuperare – abbiamo saputo poi come – i parlamentari fuggitivi; non ho apprezzato il suo atteggiamento in alcuni momenti critici in cui la Magistratura si è trovata sotto accusa, non mi è parso esemplare che lui, custode e garante della Costituzione, abbia sottoscritto leggi definite poi incostituzionali dalla Consulta e soprattutto non capisco e non condivido la sua ostinazione nel sostenere i governi di ‘larghe intese’, per non parlare, infine, di alcuni aspetti del suo passato politico (vedi qui e qui). Quindi, riconoscendo di non poter essere obbiettivo lascio ad altri il giudizio.

Scusate la digressione. Ora si comincia a parlare del futuro presidente. Napolitano lo disse chiaramente a suo tempo: non intende concludere il suo mandato. In verità non ho sentito finora fare molti nomi, per la precisione solo due: uno, Prodi, interrogato da Giannini a Ballarò ha dato per scontato che non verrà proposto. Dell’altro candidato – e questo già mi insospettisce – non si sente parlare da un po’.

LettaCostui, abituato a essere sempre presente al fianco del suo leader, sembra sparito, dileguato: quasi a voler ribadire che con la politica attiva ha chiuso e quindi aver assunto una posizione al di fuori delle parti, maturo per andare al Quirinale e per proteggere la Repubblica e gli italiani. Preparatevi, anzi prepariamoci: il nome che ho sentito è quello del grande tessitore che ha assistito Berlusconi per più di vent’anni. Avete capito bene: è Gianni Letta.

D’altra parte, perché meravigliarsi? E’ una vecchia idea del suo capo, che già nel 2006 lo candidò alla Presidenza della Repubblica e solo un paio d’anni fa – quasi un’investitura anticipata – Napolitano ebbe a dire di lui “Desidero rivolgere uno speciale ringraziamento a Gianni Letta per la continua e sempre scrupolosa collaborazione istituzionale, per la sensibilità, la competenza e lo spirito di servizio con cui ha contribuito a tenere vivo e limpido il rapporto tra il Presidente della Repubblica e il governo nell’interesse generale del Paese e della coesione nazionale e sociale“. Altro che raccomandazione.

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