Accountability politica: responsabilità di eletti ed elettori

21 Set

Cioè, tanto per capirci subito, l’accountability è un qualcosa di pressoché sconosciuto dalla politica italiana. E il sottotitolo di un libro che ne parla è infatti necessario per indirizzare il lettore potenzialmente interessato: “la virtù della politica democratica”.  Il libro (in realtà un vero e proprio piccolo trattato) di Anna Ascani, una giovane deputata del Pd, colma questa lacuna che affligge – ne sono tristemente certo – la stragrande maggioranza dei suoi colleghi in Parlamento. In poco più di 120 pagine analizza profondamente il significato del termine anglosassone accountability (sarà un caso che è complicato tradurlo in italiano e tocca fare un giro di parole?), rivisitandolo anche storicamente, ripercorrendone quindi l’evoluzione fino ai nostri giorni e indicando vigorosamente e razionalmente l’esigenza di dar vita a questo strumento nella politica italiana.

di Anna Ascani - Edtrice Città nuova - pagg. 128, 12,00 €

di Anna Ascani – Editrice Città nuova – pagg. 128,  €12,00

L’origine del termine è economica e infatti si traduce letteralmente con “fare, presentare un rendiconto“. Ma applicato alla politica implica un notevole salto culturale e infatti gli studiosi specificano: “political accountability“, cioè l’insieme di norme e consuetudini che regolano la relazione elettore-eletto. Relazione che – inutile dirlo – in Italia è andata quasi smarrita negli ultimi vent’anni a seguito di una sciagurata legge elettorale che ha riservato l nomina dei candidati al Parlamento ai leader dei partiti. Al contrario, è solo attraverso l’arma del ricambio che il delegato prescelto liberamente  e direttamente dal popolo sarà tenuto a render conto ai suoi elettori del proprio operato, degli impegni presi e perfino – periodicamente – della sua attività.

Io invece (in modo abbastanza sommario, confesso), avevo sempre inteso questo termine semplicemente come il “rendere conto del proprio operato agli elettori“. Ma trovo perfetta la definizione più estesa e precisa che ho letto a pag. 48: “l’accountability politica consiste nel rendere effettivo il requisito dei rappresentanti di rispondere ai rappresentati circa l’utilizzo del proprio potere ed il rispetto dei propri doveri, di agire secondo le critiche o le richieste che vengono loro fatte e di accettare (alcune) responsabilità per il fallimento, l’incompetenza e la disonestà“.

Anna Ascani alla presentazione del libro, tra Gianni Riotta e Federico Fubini.

Anna Ascani alla presentazione del libro, tra Gianni Riotta e Federico Fubini.

E fa particolare sensazione scoprire che, già nel XVIII secolo, al Congresso degli Stati Uniti si parlava di ‘accountability’ durante le dispute tra federalisti e antifederalisti: nonostante fossero anche molto  distanti su diversi punti del tema, tuttavia entrambi gli schieramenti erano assolutamente concordi sulla forma “verticale” da adottare: “far sì che gli eletti dipendano il più possibile dai loro elettori” (pag.79).

Per farla breve, la mia personale opinione è che se dal dopoguerra in poi in Italia si fosse investito per creare una cultura del “senso del dovere“, nella scuola come nella famiglia e quindi nella società, si sarebbe provveduto a realizzare una forma avanzata di educazione civica che autonomamente avrebbe regolato e sollecitato l’evoluzione culturale, economica, sociale e politica del Paese. Come purtroppo sappiamo bene, così non è stato, ma l’obbiettivo deve essere mantenuto e perseguito con tutte le forze: raggiungere l’accountability politica mediante una nuova legge elettorale degna del nome è un modello di sviluppo e uno strumento fondamentale per – come conclude l’autrice – “definire una nuova modalità della libertà e dell’autorità, che includa l’imprescindibile dimensione del dialogo“.

P. s. Piccola nota personale.
Ho conosciuto Anna Ascani nel 2008. Erano i primi di luglio ed era stato appena inquisito Ottaviano Del Turco, alto esponente del Pd. Mi venne in mente l’intervista di Scalfari a Berlinguer nel 1981, il 28 luglio per l’esattezza, in cui l’espressione “questione morale” aveva assunto un particolare significato. Proposi a due amici, Claudia Costa e Massimo Cardone, di preparare un incontro pubblico per celebrare l’anniversario e i malcapitati accettarono. Pochi giorni prima dell’evento mi telefonò una ragazza per informarsi sugli orari: sarebbe venuta da fuori e voleva regolarsi per il ritorno.
All’incontro parteciparono, contro ogni aspettativa, 120 o 130 persone, la storica libreria Bibli di Roma era strapiena e il dibattito fu vivace e appassionato. Uno degli interventi più applauditi fu quello della ragazza che aveva telefonato – era Anna  – e che si scusò per dover abbandonare la riunione anzitempo, ma l’attendeva l’ultimo treno per Città di Castello di lì a poco. Città di Castello, capite? Tre ore di treno per partecipare a un incontro di cittadini su Berlinguer e la questione morale che dopo l’alba di Mani pulite era tornata a corrodere l’Italia.

Alla Festa dell'Unità di Corciano Magione

Alla Festa dell’Unità di Corciano Magione

Per dirvi la determinazione di Anna Ascani. Da allora ha fatto strada, si è laureata brillantemente, partendo dalla base ha conquistato una posizione di rilievo nel Pd in Umbria, nel 2013 ha vinto le primarie e a 26 anni è entrata alla Camera dei deputati.
Ma è rimasta la ragazza in jeans che anni fa si fece in una torrida giornata di luglio sei ore di treno per partecipare a un dibattito su Berlinguer e la questione morale. La stessa grinta, la stessa tensione etica, lo stesso impegno, attributi mixati  sapientemente con l’esperienza, la coerenza, il naturale talento e la maturità. E l’altra sera era nella foto qui sopra, con la stessa passione di allora, fedele ai suoi ideali.

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