La burocradiozìa

3 Set

AG. ENTRATE

Ho già raccontato della mia precedente esperienza con una contravvenzione e qui ci risiamo. Sempre lei, la burocrazia idiota, ottusa, rivolta solo a pararsi il didietro anche quando non ce n’è bisogno e sempre a scapito dell’utente, cioè del cittadino contribuente che paga lo stipendio.

Devo aggiornare una pratica per conto di mio figlio all’Agenzia delle Entrate. Assurdità 1: non puoi farlo via internet. Assurdità 2: non puoi recarti all’ufficio più vicino; no, devi necessariamente andare in quello dove è originata la questione e lo scopri solo dopo il primo viaggio e l’attesa. Come se non ci fosse alcun collegamento informatico e fossimo ancora alle diligenze. Pazienza. Affronto l’ufficio competente all’altro capo della città, ma trovo – dopo un’ora di attesa –   l’assurdità 3: non basta fornire la documentazione per l’aggiornamento. No, devi riempire per l’ennesima volta un modulo con tutti, ma proprio tutti i dati relativi e già straconosciuti dallo Stato italiano e dall’ufficio stesso: nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, nazionalità, recapito, numero della pratica eccetera. Il tutto a mano, ovviamente, in modo che poi ci sia qualcuno che diligentemente ridigiti tutto (conservando naturalmente tutta la documentazione cartacea, incuranti dei costi inutili: archivisti, affitti dei locali, carta sprecata, eccetera).
E infine, ciliegina sulla torta (amara), l’assurdità 4: leggete il cartello e capirete. Ma che senso ha la richiesta di una fotocopia del documento? Forse che l’addetto allo sportello non è in grado di confrontare il documento che presento con me stesso fisicamente lì di fronte a lui in carne ed ossa?

Ho insinuato all’impiegato allo sportello, che non aveva saputo spiegarmi il perché della disposizione: “forse è stato dimostrato che non siete in grado di confrontare chi presenta la pratica col documento che si presenta”. Quando ha capito dev’essersi offeso perché mi ha congedato bruscamente.

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