Una spaventosa responsabilità

16 Lug

Alessandro Gilioli, uno dei più attenti osservatori della nostra quotidiana realtà, ha scritto questo post (riportato integralmente più sotto) con cui concordo pienamente. E’ la sintesi cui ci hanno portato gli ultimi vent’anni ma dove non sono comunque racchiuse tutte le responsabilità: gli anni del Berlusconi trionfante affondano le radici fin dai ’60, quando la classe politica si beava del florido sviluppo cui stava assistendo e di cui aveva ben pochi meriti,  non pensando – per pura incapacità – a costruire il futuro economico, politico, sociale e culturale del Paese.

Tra la fine di quel decennio e quello successivo si vivono gli anni di piombo: e neppure allora la classe dirigente, nonostante i segnali del ’68 fossero chiari, si preoccupò di individuare le origini del disagio e del malessere, porvi rimedio, studiare come lanciare i ponti per un futuro fatto di responsabilità e consapevolezza.  Era forse una delle ultime occasioni per ricostruire la scuola e l’istruzione, dare una coscienza civica al Paese, investire nel sociale; in altre parole, puntare all’obbiettivo vitale delle giovani generazioni come i nuovi italiani liberati dalle scorie del passato: politici preparati e integerrimi, imprenditori lungimiranti, cittadini con un profondo e innato senso del dovere.

Il vaso di Pandora esplose con Tangentopoli e nacque ancora una volta la speranza che la piccola Italia della collusione, della corruzione, dei furbi inetti ma potenti, sarebbe stata spazzata via. Invece arrivò  – terribile ironìa della sorte nelle parole – Forza Italia.  E da allora cominciò la discesa inarrestabile che ci ha portati fin qui e alle parole di Zavoli che riporta Gilioli.

Ecco quindi la spaventosa responsabilità: per il passato, di quelli che cinquant’anni fa non furono capaci – pur avendo tutto, ma proprio tutto, a disposizione – di progettare e realizzare la nuova Italia; di quelli che seguirono ricalcando pigramente o per convenienza personale  il percorso dei predecessori; di Berlusconi e dei suoi elettori, inclusi quelli in buona fede.
Per il presente, – e per il futuro – la spaventosa responsabilità è di chi guida oggi il Paese e punta su riforme che tendono a creare un concentrato di potere mai visto nè immaginato nelle mani di una sola persona, dimenticando o mettendo scientemente da un lato la partecipazione democratica alle scelte. Come ha scritto sul Corriere Mauro Magatti,

“Ma per costruire e cambiare davvero, per rianimare un’intera società, occorre saper decidere delineando il senso di un cambiamento di cui sia possibile condividere con altri le aspirazioni e le ragioni. Che vengono prima e vanno oltre la persona del leader. E di cui egli porta, solo provvisoriamente, la responsabilità.”

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l ricatto e il pugno di mosche

di Alessandro Gilioli

«Siamo tutti sotto ricatto. Stiamo approvando una riforma spaventosa ma, se casca questo governo, è la barbarie. Se Renzi fallisce si apre una voragine pericolosa». Così Sergio Zavoli, che a 90 anni ha l’età in cui, diciamo, non si temono conseguenze.

È proprio così, in questo Paese.

Dove nessuno vede un’alternativa realistica all’esecutivo in carica: non solo i poteri economici e mediatici – conformisti come non erano mai stati – ma neppure milioni di cittadini comuni, siano partite Iva o dipendenti preoccupati per la sorte della propria azienda, pensionati o Cocopro. Tutti renziani? In un certo senso sì, ma più per necessità che per amore, insomma soprattutto per mancanza d’altro alle viste.

Colpa di tutti, s’intende.

Colpa di una destra che per vent’anni si è schierata dietro Berlusconi, e oggi esiste solo come corrente renziana. Colpa di una sinistra che non ha saputo sostituire la vecchia oligarchia piddina con una generazione preparata e consapevole: ammannendoci ai posti di comando incapaci arroganti come Boschi o Serracchiani. Colpa di un Movimento 5 Stelle che non ha capito la responsabilità ciclopica di essere diventato l’unica opposizione e non ha quindi saputo proporsi come credibile alternativa di governo.

Quindi ci resta in mano un pugno di mosche. Il niente. E il ricatto di cui parla Zavoli: “una riforma spaventosa”, a cui tuttavia pochissimi hanno il coraggio di opporsi nei suoi pessimi contenuti, in nome di una real politik che è la sconfitta di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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