Chiude l’Unità? Ecchissenefrega.

8 Lug

Non mi vergogno a confessare la mia sincera e sentita emozione nel vedere il video  dell’appello di redattori e poligrafici del l’Unità. Se il giornale dovesse chiudere non si tratterebbe solo della fine di un’era ma prima di tutto della plastica realizzazione di un ideale mai realizzato e soprattutto mai voluto realizzare: l’unità della sinistra (1). Di questa diaspora che pare una maledizione  nata col congresso di Livorno e replicatasi regolarmente nei decenni successivi sono responsabili tutti coloro che hanno guidato il partito maggiore, il PCI, non meno che quelli minori, il PSI , il PSIUP, RC, solo per citare alcuni esempi. Mai nessuno che abbia fatto un passo indietro, nessuno che abbia cercato di ingoiare i propri principi (nel migliore dei casi) o le proprie ambizioni (nel peggiore), per dare un contributo a quell’idea apparentemente condivisa da tutti ma frammentata in tonalità e sfaccettature spesso risibili.

Oggi, (pare, ma spero con tutto il cuore che non sia così) siamo al redde rationem. Le idee vivono ma devono fare i conti con la realtà e con gestioni a dir poco malaccorte, spesso aggravate da visioni personali che nulla avevano a che fare con le attese dei lettori e, soprattutto, degli elettori. Cito il mio caso personale, che so essere lo stesso di molti altri: avevo ripreso a leggere regolarmente l’Unità con Concita De Gregorio, ma ci ho messo poco a lasciarla quando lei abbandonò: piaccia o no la De Gregorio, il suo sforzo di farne un giornale davvero della “sinistra” anziché un banale megafono del PD, aveva cominciato a dar frutti,  recuperando copie e consensi. Ma il suo atteggiamento talvolta critico non poteva essere tollerato – tal quale quanto succede oggi – e quindi si scelse la strada dell’ossequiente giornale di partito (Bersani, duole dirlo, ha le sue responsabilità), gradito solo ai militanti più convinti, dimenticando per di più che era ormai vicino il momento in cui il finanziamento pubblico sarebbe stato energicamente ridotto se non eliminato.

Il primo numero: 12 febbraio 1924

Il primo numero: 12 febbraio 1924

E non posso neppure escludere che ci siano nel PD quelli che vedono nella chiusura de l’Unità la fine di un’era imbarazzante da ricordare e si stanno fregando le mani con soddisfazione. E’ la fine di un’era? Tanto meglio, non vedevano l’ora. Come quando viene a mancare un parente povero e carico di debiti  e gli eredi si affrettano a rinunciare ai pochi beni residui pur di non incappare nelle conseguenze, costoro non hanno la minima intenzione di muovere un dito per salvare un giornale glorioso e carico di storia di e ideali, ma che può anche essere scomodo, fornendo informazione e spazio per il dibattito e il confronto delle idee. Sono gli uomini e le donne ‘del fare’, sono realisti, concreti, sono quelli che dichiarano scadenze e riforme sempre prossime e sempre con una sola soluzione: la loro.  Non c’è spazio per ideali e sentimenti, sono managers della politica: d’altra parte, cosa attendersi da un segretario che ha definito l’Unità un ‘brand’? Un ‘brand’: come una merendina o un detersivo.

Temo, in conclusione, che se nel PD non ci sarà spazio per l’Unità sarà solo l’amara conferma che non ce ne sia neppure per le idee che lo hanno fondato e tantomeno per quelli che vi hanno creduto, come il sottoscritto. Ma ne sono  consapevole e ne prendo atto in tutta serenità. Paradossalmente, cresce la forza della convinzione che l’aritmetica della democrazia abbia ragione solo quando sia la democrazia stessa ad essere pienamente attuata, ma se questo non è, si tratta solo di conquista del potere.
E siamo in parecchi a pensarla così.

p.s. Dimenticavo: l’Unità non è il giornale del PD. L’organo ufficiale è Europa, il lascito della Margherita. Non faccio commenti.

—————————-

(1)Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale.
Dalla lettera del 12 settembre 1923 di Antonio Gramsci per la fondazione de l’Unità.

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Una Risposta to “Chiude l’Unità? Ecchissenefrega.”

  1. Yuri Buccino 08/07/2014 a 8:17 pm #

    L’ha ribloggato su Appunti Scomodie ha commentato:
    A casa abbiamo una copia originale del primo numero de l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, che sembra destinato alla chiusura. Mi spiace per i lavoratori ma il quotidiano era da anni ormai divenuto illeggibile. Per il resto concordo con la riflessione di questo post rebloggato.

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