Omaggio a Makkox

23 Mag

I miei dieci (più o meno) fedeli lettori sanno ormai della pressoché sconfinata ammirazione che ho per lui. Io considero Makkox, al secolo Marco D’Ambrosio, un genio. Ma non solo per l’espressione grafica, per il disegno: quello è un aspetto, certamente non secondario, del suo talento. Il genio è nell’insieme dell’opera, nel testo, nel formato, nei colori, nel linguaggio, nei riferimenti culturali.
Una vignetta di Makkox (una ‘vigna’ come dice lui talvolta) è molto più di un intero testo, è un saggio completo declinato su più piani didattici, è una sintesi mirabile di un discorso che varia nelle più diverse espressioni artistiche, musica compresa. Musica? Sì, nelle vignette di Makkox c’è anche la musica e la si può sentire o quantomeno percepire a seconda del proprio stato d’animo o dei propri gusti: può essere pop, jazz, lirica, quel che vi aggrada. E la dimostrazione di quel che dico è nelle striscie animate (o come cavolo si chiamano) che Makkox ha inventato dall’inizio della sua collaborazione a Gazebo. Giocando su immagini statiche e sulla ripresa, con la camera che si avvicina o si allontana e sul commento musicale, alla fine si ha un vero e proprio video. O meglio: si ha la netta sensazione di aver assistito alla proiezione di un video, mentre è in realtà solo una successione di ‘vigne’. Ma in quella successione c’è la tensione che produce i capolavori, dai tempi alle inquadrature, dal  particolare solo apparentemente insignificante all’intuizione grafica. Un bellissimo esempio, a mio avviso, anche perchè c’è qualcosa di autobiografico, è questo:

E se comunque tutto quanto finora detto non fosse bastato a farvi capire ‘chi’ è Makkox, seguite questa breve intervista e scoprirete così oltre al grande artista anche l’essere umano: schivo, modesto, innamorato di quel che fa. Insomma, confermo: un genio. Cui non frega nulla di esserlo.

 

p.s. Io una copia de “La dolescenza” ce l’ho, con dedica. 🙂

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