Genova vince contro il gioco d’azzardo

23 Mag

Qesto articolo, tratto integralmente dal Venerdì di Repubblica ( n. 1365 del 16 maggio 2014 – Pagg. 56-57), racconta del coraggio del sindaco Doria e della sua giunta. Schierati con fermezza contro la moderna pestilenza del gioco d’azzardo, hanno trovato i modi legali per arrestarne l’apparentemente irrefrenabile espansione e forse nel 2017 la città sarà una città libera dall’azzardo. Genova rappresenta così un esempio concreto per tutti i sindaci d’Italia, in attesa sempre che Governo e Parlamento si decidano a uscire dalla loro colpevole inerzia.
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L’azzardo di Genova
puntare sul pallone per fare la guerra a chi azzarda troppo

GIOCHI PERICOLOSI / ERA UNA BATTAGLIA DI DON GALLO, ADESSO IL SINDACO MARCO DORIA HA REGOLATO LE SCOMMESSE. MA VUOLE DI PIU’ E HA CHIESTO UN SACRIFICIO ANCHE ALLE DUE SQUADRE DI CALCIO DELLA CITTÃ

di Raffaele Niri
GENOVA. All’assessorato alla Legalità del Comune di Genova, ad un certo punto, hanno dovuto staccare la linea. Dopo la sentenza del Tar Liguria (confermata subito dopo dal Tar del Lazio) che dava ragione al regolamento del sindaco Marco Doria contro l’insediamento delle sale da gioco, erano talmente tante le richieste di informazioni dagli altri comuni, “per sapere come si fa” che gli assessori coinvolti Elena Fiorini e Francesco Oddone hanno cominciato a rispondere solo via e-mail.
Perché, nonostante le mille difficoltà , fermare il gioco d’azzardo è possibile. Almeno lo è stato a Genova dove, a distanza di un anno dall’approvazione del regolamento comunale, nessuna nuova sala è riuscita ad alzare la saracinesca, comprese quelle già programmate.
Questa è una storia che vede molti protagonisti: lo scomparso don Andrea Gallo (quello contro una piccola Las Vegas nel quartiere di Pegli fu l’ultimo corteo popolare promosso e guidato da lui), le squadre di calcio cittadine (!Zi Play è lo sponsor del Genoa, Gamenet quello della Sampdoria ed è l’unica città dove chi gestisce le scommesse finanzia entrambe le squadre), il sindaco Marco Doria, l’ex segretario ligure del Pd Lorenzo Basso (che da consigliere regionale fece approvare la legge regionale e adesso da deputato coordina l’intergruppo parlamentare sui temi del gioco d’azzardo).
Ma, soprattutto, i tre gruppi di ex Giocatori Anonimi (due a Genova, uno a Savona) che – sostenuti dai Sert – si incontrano due volte la settimana per liberarsi dal demone.
I numeri di partenza, certo, fanno paura. Secondo una ricerca nazionale Genova ha il primato sia VEN_56_57-4della presenza dei minicasinò (circa 70, una concentrazione di 9,7 esercizi ogni centomila abitanti) sia dei soldi spesi per il gioco d’azzardo (755 euro l’anno ad abitante, neonati e minori compresi). «In alcune zone» spiega l’assessore alla LegalitÃà, Elena Fiorini, «la situazione è molto più grave della media: le leggi nazionali, improntate alla liberalizzazione, hanno sostanzialmente reso il mercato del gioco senza freni e hanno privato le amministrazioni locali delle armi per arginare il fenomeno». Che fare allora? Cercare di invertire la tendenza.
Se uno è disperato, le armi se le crea ed è quello che hanno fatto il sindaco Doria e la sua giunta. Il regolamento approvato prevede il divieto di aprire nuove sale in mancanza di rigorosi parametri urbanistici (per esempio, i posteggi), la necessità di un’autorizzazione del sindaco (oltre a quella della pubblica sicurezza), la limitazione delle fasce orarie di apertura delle sale, la distanza minima di trecento metri da scuole di ogni ordine e grado, luoghi di culto e cimiteri, strutture operanti in ambito sanitario, stabilimenti balneari, spiagge, giardini, parchi e spazi verdi attrezzati. Ancora, una distanza minima di cento metri da banche, sportelli bancomat e compro-oro, il divieto di attività e apparecchiature di gioco in locali di proprietà comunale, il divieto di pubblicizzazione di vincite senza indicatore dell’ammontare complessivo del giocato («in questa rivendita sono stati vinti cinquemila euro»: d’accordo, ma quanti ne sono stati giocati per arrivare a questo risultato?).
Il Comune è stato investito da ricorsi (particolarmente aggressiva la Confindustria Gioco): trenta richieste, tutte bocciate il 9 febbraio dal Tar Liguria. «Il Comune non ha invaso alcuna competenza dello Stato» si legge nella sentenza, «e ha la piena legittimità di limitare l’esercizio del gioco sul proprio territorio, anche introducendo un’autorizzazione del sindaco». Di più: richiamando una sentenza della Corte di Giustizia UE del gennaio 2013, il Tar Liguria spiega che ci sono interessi superiori al principio di libera iniziativa economica quali, ad esempio, «la tutela dei destinatari dei servizi e dell’ordine sociale, la protezione dei consumatori, la prevenzione della frode».
E due mesi dopo il Tar Lazio – cui si era rivolto il titolare di una tabaccheria genovese al quale era stato vietato di installare quattro slot – ha confermato la piena legittimità del regolamento comunale genovese. Ora il traguardo è il 2017: in quella data scadono i permessi per tenere aperte le sale e a controfirmarli, almeno a Genova, dovrà essere il sindaco. Per dare anche più forza alla campagna l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Oddone ha tentato il colpaccio mediatico, chiamando i presidenti di Genoa e Samp. Chiedendo loro di levare lo sponsor dalle maglie. Scontata la risposta: capiamo le esigenze del Comune, ma per ora non possiamo fare a meno dei soldi che arrivano dalla sponsorizzazione. Mentre il presidente della Consulta Comunale contro il vizio dell’azzardo Pierclaudio Brasesco ha organizzato due convegni per la giornata contro l’azzardo (avrebbe dovuto essere il 20 maggio, ma per evidenti motivi elettorali quest’anno cadrà il 3 giugno).
Ma perché il 20 maggio? «C’è un anniversario, tra cronaca e leggenda» spiega Brasesco. «E’ la data del 20 maggio 1423 in cui si sarebbe tenuto il primo discorso della storia contro il vizio dell’azzardo, tenuto da San Bernardino da Siena. Municipi e associazioni riempiranno le piazze di giochi per bambini. Altro che azzardo. E bar e tabaccherie esporranno un adesivo: “Non azzardatevi”».

 

 

 

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