Il dramma del gioco d’azzardo e lo Stato che finge di ignorarlo.

4 Mag

Proprio così: poiché non si può pensare che non ne sappia nulla, se ne deve arguire che lo Stato lo faccia intenzionalmente. E non basta: fa anche di tutto per mettere la sordina a questo dramma crescente che sempre più coinvolge gli italiani. Questa precisa e documentata inchiesta  sul gioco d’azzardo in Italia di NadiaToffa per ‘Le Iene’ non è mai andata in onda per una possibile quanto assurda (come definirla altrimenti?) infrazione alla ‘par condicio’: è legittimo sospettare che la potente lobby che (perfino in Parlamento) agisce in difesa degli interessi delle concessionarie se ne sia compiaciuta?

Coivolta dall’argomento,  Nadia Toffa  ha quindi scritto un libro appena pubblicato  dal titolo “Quando il gioco si fa duro“, che sto finendo di leggere. Non saprei davvero dire se prevalga in me l’indignazione o lo strazio. La prima per la colpevole inerzia – dovrei forse dire la complicità, perchè quando l’inerzia si prolunga oltre ogni tollerabile limite si può solo definire così – dei governi che hanno prima consentito la nascita del gioco d’azzardo (definito poi con inconsapevole ironia ‘legalizzato’) e poi lo hanno favorito in ogni possibile modo: ad esempio, consentendone l’estensione oltre ogni tollerabile limite, non applicando le sanzioni per la clamorosa evasione di 98 miliardi, alleggerendo via via le relative imposte. Il secondo sentimento cresce leggendo le testimonianze di vite, anche giovani, spezzate e rovinate, cadute preda di questa moderma peste che sta contagiando tutto il nostro Paese: il gioco d’azzardo è ormai la terza industria nazionale e Pavia  la città che può definirsi la Las Vegas d’Italia. Giorni fa, intervistata da Concita De Gregorio, Nadia ha ribadito tesi e fatti che non lasciano adito a dubbi: neppure l’argomento degli 8 miliardi di entrate fiscali ha più fondamento, da quando il vice-procuratore Diana De Martino ha rivelato che i costi per la collettività superano i 3o miliardi.

Ma nonostante la colpevole inerzia dei governi che si sono succeduti negli anni, cresce ogni giorno nell’opinione pubblica l’insofferenza e la denuncia. Lo scorso 19 febbraio, durante il festival di Sanremo, Fazio ha inserito in diretta nell’elenco delle cose belle il salvare le pensioni degli anziani dalle ginfie dei padroni delle slot machine. Ormai non si contano più le iniziative: Libera, No slot, Il Manifesto dei Sindaci contro il gioco d’azzardo, SLOTMOB, solo per citarne alcune. Alla Camera, il deputato Lorenzo Basso del Pd ha fondato insieme al collega Mario Sberna di Scelta Civica  il gruppo interparlamentare per il controllo del gioco d’azzardo. A Roma, il Comune sta per approvare la delibera proposta da un coraggioso e ostinato consigliere del Pd, Dario Nanni, per fissare le regole per tutti gli esercizi che hanno slot machine, in modo da combattere il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Sempre a Roma, l’associazione La questione morale terrà il prossimo 16 maggio al liceo Tasso un convegno con importanti relatori, al termine del quale verrà stilato un documento  contenente alcune elementari misure per il combattere questa piaga da indirizzare al Presidente del Consiglio.

E’ così in tutta Italia: le coscienze e i cittadini si mobilitano, la protesta è ormai un coro unanime e stupisce non poco che l’attuale Governo non abbia finora speso una sola parola in proposito. Eppure basterebbe una banale riflessione: la spesa media per ogni nucleo familiare è di oltre 300 euro mensili, che diventano 1500 circa per quelli dove è presente un giocatore abituale. Se gli 87 miliardi che il gioco d’azzardo ha assorbito l’anno scorso dalle tasche degli italiani – complice lo Stato – fossero stati invece investiti nei consumi si sarebbe dato uno straordinario colpo alla crisi e una salutare iniezione di liquidità ai disastrati bilanci delle famiglie. Così non è stato, purtroppo, ma siamo ancora in tempo.
Sempre che il Governo voglia ascoltare questo grido disperato.

 

 

 

 

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