La cazzata perfetta

13 Apr

Renzi: “Entro il 25 maggio fine del bicameralismo perfetto”. Intendiamoci: con il titolo non mi riferisco qui all’annunciata e discussa riforma del Senato (ne parlerò più avanti), bensì alle modalità cui il Presidente del Consiglio vorrebbe abituarci quando annuncia i suoi progetti. Suonano come ultimatum: ‘prendere o lasciare’, ‘non c’è spazio per modifiche’, entro il … faremo questo’. Eliminare ogni spazio di discussione, imporre esclusivamente la propria visione, non accettare osservazioni, critiche, consigli, non pare a me un modo corretto di condurre un Paese e soprattutto preoccupa non poco.

Nel periodo tra i ’50 e i ’70 l’interesse e la speculazione nel settore edile spadroneggiarono in Italia. Coste e montagne, pianure e colline furono cementificate senza pietà. Nei centri abitati sopraelevazioni abusive, muri maestri abbattuti, ampliamenti non autorizzati erano all’ordine del giorno. Nel tempo, però, si aprivano lesioni nelle pareti, si manifestavano preoccupanti crepe nei solai, cedeva un pilastro e non raramente si dovevano registrare crolli e anche – purtroppo – vittime. Paesaggi che avevano incantato viaggiatori da ogni parte della Terra sparivano, sepolti sotto costruzioni non di rado orrende. Le cause erano da trovare anche nella superficialità o addirittura nell’assenza di controlli, ma prima ancora nella fretta con cui le opere venivano effettuate per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Costruttori improvvisati e geometri senza scrupoli ne hanno fatte di ogni colore.
Ecco, nell’inspiegabile rapidità con cui il Governo intende muoversi e nel raffazzonato progetto di riforma del Senato a me pare si possa vedere la metafora dell’avventurismo edilizio – fatti, ovviamente, i debiti distinguo.

Costituzione GULa Costituzione è il mio santuario di cittadino, il mio riferimento etico. Essa è un sistema equilibrato e delicato, realizzato dalle oltre 500 migliori personalità che alla fine della guerra misero insieme disinteressatamente passioni, talenti, competenze, intelligenze per dare un nuovo futuro all’Italia e dopo ben quasi tre anni di studi e discussioni. Solo per questo la nostra Carta meriterebbe più rispetto e ci si dovrebbe avvicinare con la dovuta devozione e cautamente, come si fa con un oggetto prezioso.
E’ questo che mi sconcerta e mi fa anche un po’ indignare: la facilità con cui al giorno d’oggi si pretende di decidere e definire le modifiche della Costituzione. Riforme tanto affrettate, non sufficientemente meditate, proposte da gente molto meno preparata e non animata dallo stesso spirito dei padri costituenti possono solo fare danni, anche enormi, non misurabili oggi. Come quella fatta dal centrosinistra nel 2005.

E poi da qualche tempo impera questa moda delle improvvise esigenze che sorgono del tutto inattese e si spengono appena sorge una nuova alba. Non sono passati sei mesi da quando la discussione, con toni anche accesi, verteva sulla revisione dell’articolo chiave della Costituzione, l’art. 138, quello che garantisce la blindatura, la protezione dell’intera Carta. Ricorderete con quale sufficienza e faciloneria si parlava di modificarlo e attraverso quale astrusa serie di passaggi, con l’assistenza di pletoriche commissioni di saggi (che non poterono combinare gran che), vi si legavano i destini dell’Italia. Inutilmente si levarono voci autorevoli contro l’improvvida e suicida iniziativa. Poi d’un tratto tutto è caduto nell’oblìo: di stravolgere il 138 non se ne parla più; improvvisamente – e senza far nulla – quell’esigenza vitale,inevitabile, improprogabile cui era legato il nostro futuro non lo è più.
Oggi ci risiamo, ma il bersaglio è cambiato: è il bicameralismo e di nuovo c’è l’accorato appello di esperti e semplici cittadini giustamente preoccupati
dalla disinvoltura con cui si intende manomettere la Carta.

Non voglio qui entrare nei dettagli di cosa non va nell’ipotesi di abolizione dell’attuale Senato. Non ne ho le competenze e al massimo potrei solo fare un lungo elenco di osservazioni e critiche. Però mi viene da pensare che l’attuale struttura bicamerale ha funzionato (abbastanza, siamo sinceri) fino agli anni ’90, poi come sappiamo la gestione della cosa pubblica e la funzione del Parlamento sono degradati rapidamente. I governi si sono succeduti agendo per decreti legge, le camere si sono riempite di docili esecutori con poche o nulle capacità, il senso del dovere e la morale pubblica sono stati derisi e umiliati.
In questo lasso di tempo si poteva e si doveva invece mettere in piedi un sistema atto a migliorare la funzione del Senato, rendere più agile la struttura, agevolare il passaggio delle leggi tra le due camere: per esempio ponendo limiti temporali alla discussione, stabilendo commissioni bicamerali per risolvere eventuali situazioni di stallo, istituendo corridoi preferenziali per le leggi più urgenti. Mentre il bicameralismo dimostrava che può ancora funzionare, come nel caso della legge sul voto di scambio migliorata proprio nei recenti passaggi tra le due Camere.

Si dice: ma nelle altre democrazie europee vige il monocameralismo. Vero solo fino a un certo punto e soprattutto c’è da eccepire che si tratta di paesi dove è presente un alto senso del dovere e dello Stato, che si basano su sistemi parlamentari, storia, cultura, concezione anche molto diversi. In sintesi, democrazie se non compiute quanto meno molto più avanzate della nostra, che resta purtroppo tuttora giovane e fragile e dove di norma il diritto viene assai prima del dovere (quando c’è).

L'aula del senato della Repubblica vuota dei suoi membri (e delle competenze previste dalla Costituzione).

L’aula del senato della Repubblica vuota dei suoi membri (e delle competenze previste dalla Costituzione).

Porre quindi riparo alle disfunzioni del Senato,si diceva, per migliorarne l’efficienza. Siamo ancora in tempo. Al contrario, nell’epoca in cui appare  (sempre la velocità a comandare!) più rapido e semplice sostituire invece di riparare, che si tratti di un televisore o di una sedia, ecco che la soluzione preferita diventa l’abolizione tout court del Senato. Confesso che avrei potuto perfino condividere, in alternativa, l’ipotesi di partire da una riflessione circa i nuovi compiti che il Senato deve svolgere e da lì intervenire sulla sua composizione, come effetto conseguente, ma neppure questo è stato concesso.
E qui va inserito un altro elemento, dato da un provvedimento che il governo Renzi ha messo in cantiere, ovviamente con le solite imperative scadenze e i medesimi aspetti da diktat: la legge elettorale (che presenta anch’essa vari aspetti critici). Pare sfuggire ai più che alla fine, con una Camera che rischia di avere oltre il 50% di nominati e una maggioranza assoluta, con il Senato che abbia perso ogni funzione di controllo e verifica, il Presidente del Consiglio avrà un potere MAI avuto prima in Italia. Con solo il 25 per cento dei voti (al netto delle astensioni) un partito potrebbe fare fare l’en plein: governo, Camera, Quirinale, Corte costituzionale. Devo condividere Bersani: “Una legge elettorale che da’ un mega premio di maggioranza a parlamentari pur sempre nominati che possono eleggere il presidente della Repubblica e i massimi organi istituzionali è una legge pericolosa”. Il combinato disposto tra legge elettorale e riforma del Senato fornirà insomma una situazione che va assolutamente corretta.

Perché tutto bene – si fa per dire, eh – fin che avremo a capo del governo qualcuno capace, competente e sinceramente dedito al bene dell’Italia: ma se le prossime elezioni dovesse vincerle qualcun altro più cinico, più disinvolto, più spregiudicato? Un capopolo, per capirci. Si troverebbe la tavola apparecchiata senza colpo ferire.
Pensateci, sarebbe la cazzata perfetta.

 

 

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