L’on. Marco Miccoli, la legge elettorale e un cittadino.

18 Mar

Caro onorevole Marco Miccoli,

lei mi ha scritto una lettera (a me e ad altri) e, “con la speranza di inoltrarvi utili documenti“, allega:

  •       un dossier relativo alla nuova legge elettorale, l’Italicum;
  •          una scheda illustrativa, con relativi link di riferimento, in merito ai provvedimenti messi in atto dalla Regione Lazio a seguito della Conferenza Stampa    organizzata dal Presidente Nicola Zingaretti e dall’Assessore al Lavoro Lucia Valente sul ‘Pacchetto Lavoro’in data 18 febbraio u.s;
  •          la brochure della citata Conferenza Stampa.

Ora, per quanto riguarda gli ultimi due allegati la ringrazio per la sollecitudine ma mi piacerebbe capire lei cosa c’entra con la Regione Lazio.
Circa il primo, invece (il dossier n. 27 del 12 marzo), non la ringrazio affatto: mi ha solo causato una solenne arrabbiatura. Avrei voluto allegarlo, per la migliore comprensione di chi leggerà questa mia che renderò pubblica, ma sul sito del Gruppo dei deputati Pd il documento non è ancora disponibile: ovviamente ho già scritto per sollecitarne la pubblicazione. Vedremo se mi verrà mai risposto.

Ma torniamo all’argomento e andiamo con ordine: perché mi sono arrabbiato?  Semplice: perché il dossier che lei mi ha inviato rappresenta un insopportabile tentativo di far apparire la legge elettorale all’esame del Parlamento un capolavoro.
Invece l’attuale Porcellinum (mi rifiuto di chiamarlo Italicum) non è altro che un indecoroso pasticcio creato sui resti della legge bocciata dalla Consulta, con un premio di maggioranza per chi raggiunge il 37% (limite ridicolmente basso) e soglie di sbarramento capaci solo di rendere inevitabili coalizioni forzate per la Camera, mentre il proporzionale puro per il Senato continuerà a rendere obbligatorio l’accordo per le larghe intese. In sintesi, presentare una legge elettorale che preveda due distinte modalità per ogni ramo del Parlamento è solo un clamoroso assurdo. Si aggiunga che il tutto dovrebbe essere varato in attesa di una riforma costituzionale neppure avviata (ma le cui premesse fanno rabbrividire; il Senato  come ‘Camera delle autonomie’: qualcuno sa cosa voglia dire? Lei lo sa? Me lo vuole anticipare? E in base a quale superiore intuizione il Senato non dovrebbe più avere il diritto di votare la fiducia al governo e la possibilità di intervento nella formazione delle leggi? Forse perché quelle stesse leggi il Parlamento non le produce più da tempo, ormai abituato ai decreti legge governativi e composto com’è per la stragrande maggioranza – ahinoi – da obbedienti esecutori e da disobbedienti per principio? Ma prima di tutto: qualcuno ha idea cosa voglia dire smontare il delicato e perfetto equilibrio della nostra Costituzione che fu scritta dalle, in assoluto, migliori personalità e intelligenze dell’epoca?).

In tutto questo, il diritto di scelta dei cittadini – richiesto dalla Consulta – viene nuovamente negato: le liste da tre a sei nomi non garantiscono nulla. Tra la ripartizione dei voti raccolti in un unico contenitore, l’algoritmo che dovrebbe riassegnarli e il gioco dei resti si arriverà a stridenti distorsioni della volontà degli elettori.

Per non parlare poi della negata parità di genere (a proposito, sull’argomento il dossier non è aggiornato), delle candidature plurime, del pericolo reale che un partito con 3 milioni di voti rischi di non entrare in Parlamento, che un altro con il 23% (7 milioni di elettori) possa avere la maggioranza assoluta  coalizzandosi con forze minori (che non avrebbero però deputati),  di avere una Camera che rappresenta meno del 50% degli aventi diritto al voto e infine del già detto assurdo del Senato – in attesa della sua abolizione – che verrà eletto col proporzionale, non escludendo così di dar luogo a maggioranze diverse. Mi dica lei.

Ecco perché sono arrabbiato. Non posso credere che lei non sia consapevole degli enormi difetti di questa legge. Tuttavia, ha inviato la sua lettera pensando con ogni probabilità di rivolgersi a una platea di elettori che si potrebbe raffigurare come le note tre scimmiette con le altrettanto note capacità intellettive ed io mi sento personalmente offeso da questo suo atteggiamento. Non posso quindi perdonarle di aver considerato noi cittadini come una massa indistinta di ascoltatori muti e ossequienti, incapaci di documentarsi, sviluppare osservazioni, domande, critiche, anche opposizione, di reagire, insomma.
Questo potrà valere forse per lei, che avrà accolto festante (devo pensarlo) questa porcheria chiamata ‘legge’.
Non per me e – posso assicurarglielo – molti, molti altri, più di quanti possa immaginare.

Distinti saluti.

Giampiero Filotico

p.s. Va da sé che nel caso di una sua risposta sarò lieto di darvi lo stesso rilievo che darò a questa mia.

………………

Lettera inviata a miccoli_m@camera.it il 18.3.2014

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