I gay nello sport e una società in evoluzione.

12 Feb

Alla fine di una stagione di successi, Michael Sam, un giovane e promettente giocatore di football americano, ha dichiarato in un’intervista di essere gay. Contrariamente a quanto si poteva temere, le attese reazioni di pubblico e tifosi sono state positive, a cominciare da quelle dei compagni di squadra.
Molto probabilmente parte del merito va ascritto all’atteggiamento del Presidente Obama, che con il suo sì ai matrimoni gay nel 2012 e la successiva sentenza della Corte Suprema, ha aperto un’autostrada nella tradizionale coscienza perbenista degli americani. Ma Obama ha fatto anche altro: a rappresentare gli Stati Uniti alle olimpiadi invernali di Sochi, ha inviato l’indimenticata tennista Billie Jean King e l’ex campionessa di hockey su ghiaccio Caitlin Cahow (entrambe lesbiche dichiarate), dando così una efficace risposta alle leggi omofobe di Putin.

Italia.  In tv viene trasmesso un film leggero a episodi prodotto da Sky Cinema, “Amore oggi”; in uno di essi il protagonista è un calciatore gay che, prima per timore e poi per convenienza, tace la propria condizione mettendo in crisi il rapporto col suo partner. Convocato ai (futuri) Mondiali di calcio in Brasile e chiamato in campo negli ultimi minuti, con due reti eccezionali salva i destini della nazionale italiana e davanti alla telecamera urla finalmente il suo amore al compagno. Confesso che questo finale mi è subito apparso un po’ ipocrita: come se solo  diventando un eroe nazionale sia consentito confessare la propria natura, ben diversamente dalla consapevole e coraggiosa decisione del giovane Sam.

E’ stato così che, considerando che il football negli USA è – insieme al basket – l’equivalente o quasi del calcio in Italia, mi è venuto da chiedermi quali sarebbero state le reazioni se un campione dello sport preferito dagli italiani avesse agito come l’americano. Molto probabilmente ci si sarebbe divisi in due fazioni: da una parte chi la pensa come Prandelli, il commissario tecnico della nazionale di calcio (“L’omofobia é razzismo, é indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell’autodeterminazione degli individui, sportivi compresi. Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente sé stesso, i propri desideri e i propri sentimenti. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l’individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà“) e come Diego Milito (Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile“); dall’altra chi condivide l’opinione Di Natale  (“Professionalmente stimo parecchio mister Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile. Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso“), di Lippi (“In 40 anni di carriera non ho mai visto un gay nel calcio, non credo ci siano mai stati”), di Legrottaglie (“Nella Bibbia c’è scritto chiaro e tondo che, sia maschile che femminile, [l’omosessualità] è peccato”), di Gianni Rivera (che nel mondo del calcio ci fossero dei gay  è una novità assoluta per me”), di Luciano Moggi (“Gay? Non è il mestiere del calciatore”).

Ho trovato una conferma di questa seconda tendenza in un articolo del sito queerblog: “Coming out o meno, tifosi machisti o meno, la doppia morale, l’ipocrisia italica porta spesso non ad uscire allo scoperto ma a trattare l’omosessualità come il peggiore dei mali; giocatori del calcio che si allenano a contrastare il diritto delle coppie di fatto ad avere una legge; sportivi che usano l’omosessualità nella peggiore delle trivialità in campo e fuori. Chissà poi cosa succede negli spogliatoi”.
Ma è così anche nel resto del mondo? Un recente libro di Cecchi Paone e Flavio Pagano, Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport, edito da Giunti, racconta appunto di alcuni casi di atleti omosessuali di sport diversi registrati negli anni e delle traversìe per nascondere il loro stato. In un articolo sul grande tabù dell’omosessualità nello sport, il sito giornalettismo.it così conclude: “Fino ad oggi, in Italia si contano pochi calciatori o allenatori dichiaratamente gay, pur non mancando nel calcio una rappresentanza gay non facilmente quantificabile. Uno dei maggiori problemi inerenti la conoscenza di questo fenomeno, infatti, riguarda la massiccia omertà diffusa nell’ambiente”.

D’altra parte, pare che quando si esce allo scoperto ciò avvenga in genere a carriera conclusa, come nel caso del rugbysta Gareth Thomas o del campione di cricket Steven Davies. Questa è anche è l’opinione di Repubblica che così commenta il coming out del calciatore  Hitzlsperger: “Lo dichiarano a carriera finita”. Sembrerebbe confermarlo anche il caso dell’atleta USA Kwane Harris: secondo panorama.ita modo suo, anche lui ha fatto coming out nel 2013. Campione di Football che si è ritirato da tempo, qualche mese fa è stato incriminato per aggressione nei confronti del suo ex boy friend. E’stato quello il modo in cui si è venuti a conoscenza della sua omosessualità. E’ una caso limite, quello che vi citiamo. E significativo. Perché si attende ancora che uno dei giocatori in attività in questo sport sveli la propria omosessualità. In passato, lo hanno fatto – volontariamente – atleti che aveva lasciato il professionismo. Ma, in una disciplina tanto machista è difficile che qualcuno abbia il coraggio di farlo quando è ancora in una squadra. Gli sponsor se ne andrebbero, i compagni di spogliatoio ti guarderebbero male. Il coming out nel Football è stato uno dei dibattiti dell’anno”.

E allora? Niente da fare? Non sarei così pessimista. Gli esempi si stanno moltiplicando; il brutale atteggiamento omofobo di Putin ha scatenato, di converso, un’ondata di riprovazione e maggiori simpatie verso il mondo gay; il fermo esempio degli Stati Uniti rappresenta ormai la nuova tendenza. A conferma, si può ricordare il recente esempio della star del basket americano Kobe Bryant, che ha dovuto pagare una multa di centomila dollari per aver insultato un arbitro in termini anti-gay. Una felice sintesi è quella del sito psicologia gay, “Se lo sport cura il benessere fisico come quello mentale e spirituale delle persone, speriamo che contribuisca a promuovere una mentalità più aperta alle differenze e sensibile ai diritti, aiutando a superare i tabù ancora presenti sull’omosessualità”.
E poi, infine, ci sono anche le continue testimonianze di una tendenza progressista, come in questo breve e poetico  filmato di fanpage, che ci riguarda. Ma,  meglio di tutti, in questo spot che un’azienda norvegese di articoli sportivi manda in onda in questi giorni e che risponde con raffinata e fulminante eleganza alla rozza omofobia di Vladimir Putin.

 

 

 

 

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