La domanda del secolo

9 Feb

A chi è stato bambino prima degli anni ’70: come abbiamo potuto sopravvivere ?
Pensateci bene.

Da bambini andavamo in macchina senza cinture di sicurezza, seggiolino anatomico o airbags. Viaggiare sul cassone di un camion o di un Ape era una divertente novità e ce lo ricordiamo ancora.

I nostri lettini erano dipinti con brillanti colori al piombo.

Non c’erano chiusure di sicurezza per i bambini sui flaconi di medicinali, nei cassetti, sulle porte.

Quando andavamo in bici non avevamo né casco, né protezioni per i gomiti o le ginocchia. I nostri genitori non hanno mai denunciato il Comune perché eravamo caduti a causa di una buca sull’asfalto.

Bevevamo l’acqua del rubinetto del giardino fino a che non avevamo più sete. Non avevamo bottiglie di acqua minerale.

La scuola durava fino all’una, poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con il papà).

Impiegavamo ore a costruire carretti con casse, tubi e rotelle che si facevano beffe delle norme CE.
Ci lanciavamo senza freni giù per la discesa,  per fermarci contro i cespugli o rotolando per terra. Il Pronto Soccorso non arrivava ad ogni caduta.

Uscivamo a giocare alla sola condizione di tornare a casa per il tramonto. Non avevamo cellulari, era impossibile rintracciarci.

Per merenda mangiavamo pane, olio e sale, oppure pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.

Andavamo a scuola per lavorare ed apprendere e non per “sviluppare il potenziale di creatività”.

Quando non si studiava o non si stava attenti, il maestro ci dava le punizioni o le bacchettate sulle dita. I nostri genitori non hanno mai denunciato nessuno: sapevano che se il maestro aveva deciso così significava che l’avevamo meritato.

Ci tagliavamo, ci rompevamo le ossa, perdevamo un dente, ma non c’è mai stata una denuncia. Nessuno era colpevole, tranne noi stessi.

Giocavamo a guardie e ladri, giocavamo coi petardi, ma non abbiamo mai dato fuoco alle macchine o buttato sassi in autostrada.

Si divideva una bibita in quattro bevendo tutti dalla stessa bottiglia e nessuno è mai morto per questo.

Non avevamo  Playstation, MP3, Nintendo 64, XBox, videogiochi, 999 canali di TV via satellite, videoregistratori, cineprese, dolby surround, cellulari, computer, chat, Internet, Facebook ecc. Però avevamo degli amici veri.

Non avendo i cellulari scrivevamo lettere e cartoline. A mano, con carta e penna.

Uscivamo, prendevamo la bici o camminavamo fino a casa dei nostri amici, non inviavamo un trillo su MSN; suonavamo o entravamo semplicemente senza suonare e andavamo a giocare. Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto?

I nostri amici si chiamavano, Piero, Gianni, Silvia e non Sam31, Labella75 ou Slup@XX

Giocavamo con dei bastoni,  con le palle da tennis, a nascondino, al pallone, a palla prigioniera, con la bambola, con le macchinine e non con  SMS o su Second Life. Quando si formavano le squadre non tutti venivano scelti per giocare e quelli esclusi dopo non andavano dallo psicologo per il trauma.

Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo o dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.

Quelli che non volevano studiare, andavano a lavorare. Non era una punizione.

Abbiamo fatto l’esperienza della libertà, delle delusioni,  dei successi, dei fallimenti, delle responsabilità. Ed abbiamo imparato a sbrogliarcela da soli.

E siamo sopravvissuti.

 

Siete anche voi di questa generazione ? Se sì, lasciatevi andare ai ricordi per qualche minuto: può darsi che per qualche istante dimentichiate la vita convulsa che viviamo oggi e si ritorni per un po’, felicemente,  ragazzi.

——————-

P.S. Questo testo gira in Rete in varie versioni; c’è chi afferma che sia addirittura opera di Paulo Coelho, ma non ho controllato. Mi sono limitato a rimettere insieme, integrandole, le cose più divertenti. Pertanto non ho alcun merito (salvo quest’ultimo, se può essere considerato tale). 🙂

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Una Risposta to “La domanda del secolo”

  1. ca36 09/02/2014 a 7:13 pm #

    L’ha ribloggato su nandocan magazine 1e ha commentato:
    Dall’amico Piero Filotico, che ringrazio per la segnalazione. Buon divertimento!

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