Domanda: i partiti si meritano Grillo?

3 Feb

Risposta senza esitazioni: “sì, purtroppo”. E lo affermo con tutto il possibile disagio di un elettore di sinistra che aspetta da troppi anni una sinistra che dia una virata decisa alla politica restituendole la dignità che merita, che rianimi il Parlamento perché torni a fare leggi giuste e necessarie, che conduca una lotta senza quartiere alla corruzione (tanto per parlare delle prime cose che mi vengono in mente).LUCCHETTO maxi

 Invece vedo sempre lo stesso scadente scenario di interessi particolari, mai volti a quello comune: dalla nuova legge elettorale ai consiglieri regionali che si aumentano il vitalizio alla vigilia dell’uscita, dagli avidi boiardi di stato che assommano emolumenti stellari ed incarichi (in funzione dei primi, non di meriti o capacità) a ministri che ignorano la vergogna e restano impassibili al proprio posto (senza prendere esempio dalla Idem, crocifissa per una tassa non pagata in buona fede). Potrei andare avanti e sono certo che qualcuno dei sette-otto lettori che hanno la bontà di seguirmi potrebbero aggiungere altrettante evidenze se non di più.

 E’ in questa brodaglia di coltura che nasce e prospera il bacillo del grillismo: la protesta fine a sé stessa, urlata, nichilista e, quel che è peggio, impreparata a gestire il potere che ha conquistato. Ma cosa hanno fatto in questi mesi i partiti, tutti, per ridurre o almeno contenere l’impatto del 5 Stelle in Parlamento e soprattutto nell’opinione pubblica? Un’analisi lucida e precisa che mi trova molto d’accordo è di Arianna Ciccone: Secondo questa percezione non è affatto democratico, per fare un esempio, il favore (per alcuni addirittura regalo) fatto alle banche, non è affatto democratico l’uso (mai visto fino ad ora) della ghigliottina, non è affatto democratica una legge con la soglia al 37% per accedere al premio di maggioranza, con la soglia dell’8% per i partiti non coalizzati, con le liste bloccate e le candidature multiple. Non è affatto democratico un accordo sulle regole fondamentali del gioco democratico con un condannato in via definitiva. È possibile che questa irresponsabilità di Grillo la pagherà il Movimento in termini di voti e di consenso (lo vedremo presto alle prossime elezioni europee). Ma se non accadrà a mio sempre modestissimo avviso sarà anche responsabilità di chi non ha saputo registrare a livello giornalistico l’altra narrazione e a livello politico non sarà riuscito a costruire una visione, una offerta politica tale da creare consenso intorno a un altro modo di gestire dissenso e conflitto. A partire dalla legge elettorale: in un clima di forte disprezzo verso i partiti, in un clima di profonda distanza fra politici e cittadini davvero era il caso di sacrificare la rappresentanza in nome della governabilità?”

Ad ognuno le proprie responsabilità quindi. La possibilità di cambiare registro e dimostrare che il re è nudo, cioè che dietro Grillo c’è il nulla ideologico, politico, strategico, la politica, i politici ce l’hanno e lo ha ben ribadito Dino Amenduni: “Chiunque pensi che Grillo non sia la soluzione (e sono tantissimi: in Italia ci sono almeno 40 milioni di persone che un anno fa non hanno votato M5S alle elezioni politiche), dovrà cambiare argomenti. E soprattutto, dovrà spendere il grosso delle sue energie nel “proprio” campo, perché l’unico modo per contrastare Grillo è fare autocritica, e prendere decisioni conseguenti. Serve una nuova classe dirigente, con la fedina politica totalmente immacolata. Solo allora, solo così, gli argomenti retorici elencati qui avranno davvero efficacia.”

Ora però viene il difficile. Chi? Perché in assenza della ‘nuova classe dirigente’ ci dovremo tenere quella vecchia o quel che ne resterà, se Grillo dovesse riuscire (la grande beffa) a volgere a suo favore il Porcellinum di Renzi, ma non voglio neppure pensarci. Perché dovrei dare un’altra risposta alla domanda nel titolo: “No. Ce lo siamo meritato noi, gli elettori”.  

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