La differenza tra un capolavoro e una (pessima) trattativa

26 Gen

Cosa c’è in comune tra un  capolavoro, un evento storico, un  fatto straordinaririo?
Io penso che sia un insieme di elementi tra cui principalmente l’unicità, le condizioni in cui si è prodotto e la personalità di chi lo ha realizzato. Penso, per spiegarmi meglio e fare degli esempi, alla Cappella Sistina, all’ascesa di Napoleone, ai trecento di Leonida, alla pacificazione post-apartheid  di Mandela. Momenti eccezionali, insomma, da ricordare con rispetto e ammirazione.

Questa introduzione mi è servita per fare una riflessione sull’eccitazione (da entrambe le parti, sia dei convinti fedeli che dei soliti reggicoda di comodo) che ha salutato l’accordo Renzi-Berlusconi sui tre noti punti: la legge elettorale, la revisione del Titolo V della Costituzione e la trasformazione del Senato. Ho sentito parlare di capolavoro di realismo, di conquista storica, di eccezionale salto in avanti: in sintesi, mai, nella storia della Repubblica, le due principali forze politiche erano riuscite a convergere con tanta celerità e così convintamente su argomenti troppo a lungo dibattuti e per i quali appariva difficile, se non sideralmente lontana, una conclusione positiva.

Con tutta franchezza, a me pare un entusiasmo quantomeno eccessivo e assai poco giustificato, per lo meno per quanto riguarda la parte che mi riguarda più da vicino e cioè il Partito democratico. Per l’altra parte, la mia ultradecennale e personale opposizione all’ex-Cavaliere (*) – confermo: ben precedente alla nota discesa in campo – mi consente di affermare che obbiettivamente trattasi certamente di un successo, gradito quanto (forse) inatteso. Parlare di una sua resurrezione politica è un dato di fatto e si capisce bene la sua esultanza.

Torniamo al capolavoro  politico di Renzi e al primo dei tre punti, la legge elettorale (sugli altri c’è ancora parecchio da fare, abbiamo solo un vago abbozzo e, dato il precedente, ci resta solo da sperare).  Si dice: è stato rapido nel raggiungere l’intesa. Potrei essere d’accordo se fosse stato effettivamente realizzata nelle due ore di incontro al Nazareno. Ma davvero c’è qualcuno che  crede che tutto sia avvenuto lì? Si dice: ha mantenuto l’impegno. Vero se ci limitiamo al fatto in sé, ma nient’affatto se guardiamo ai particolari per nulla trascurabili che rappresentano l’essenza della proposta di legge e che sono il cuore della ben più che vivace polemica che la stanno accompagnando. Si dice (in risposta a chi critica che l’accordo sia stato raggiunto con chi ha provocato vent’anni di guasti e condotto il Paese sull’orlo del baratro): solo con costui, il rappresentante della maggiore forza di opposizione  –  ma, va osservato, anche un pregiudicato espulso dal Parlamento – si poteva e si doveva fare. No, non è così. Il capolavoro sarebbe stato riuscire a produrre una legge degna di questo nome convincendo la maggioranza dei parlamentari indipendentemente dal partito di appartenenza. Allora avrei potuto concordare anch’io nel definire il risultato una conquista della democrazia e il suo autore un politico di alto livello.

Ecco perché sentir parlare di capolavoro e di evento storico mi appare assolutamente fuor di luogo  e solo una conseguenza del tifo calcistico che sta accompagnando il sindaco di Firenze. Ecco perché più che di accordo e di capolavoro si può al massimo parlare di una banale trattativa il cui esito peserà ancora negativamente sul futuro dell’Italia. Ecco perché riesco solo a definirla un Porcellinum.
Ed infine, ecco perché, guardando all’atmosfera che circonda Renzi, mi appare tristemente profetica  una frase di Winston Churchill: “il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.
———————–

(*) Piccolo inciso: dopo la sentenza per frode fiscale è più corretto riferirsi al personaggio come a un ex-Cavaliere essendo inevitabile la perdita dell’onorificenza a norma degli art. 3 e 13 della legge che ne regola la concessione. Il provvedimento tarderà, aspettiamocelo, ma è dovuto.

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