“Giornataccia, vien voglia di arrendersi”

20 Gen

La confessione dell’amico avviene poco fa, in una telefonata che doveva essere di auguri per la ricorrenza che lo riguarda. Avverto subito, dal tono delle voce insolitamente basso, quasi un sussurrìo, che c’è qualcosa che non va. “Ma hai mal di gola o stai ancora dormendo?” cerco di scherzare, sicuro che mi sarà risposto con qualche solita fulminante battuta. L’amico è noto per le risposta pronta e salace, è difficile il confronto nel duello verbale.

Seguono alcuni inattesi secondi di silenzio, tanto da lasciarmi perplesso. Poi la risposta, preceduta da una raschiata di voce (l’amico è un fumatore incallito) e da un sospiro. “Nessuna delle due…stavo leggendo il giornale”. Pausa. “E improvvisamente mi sono reso conto dell’inutilità di tutto. Non ce la faremo mai. Mai” ribadisce. Decisamente c’è qualcosa che non va, ma faccio finta di niente e ribatto: “stai parlando della dieta?”. Il mio amico combatte da anni con il sovrappeso, sconfitto quotidianamente dalla perfida e del tutto casuale alleanza tra la gola e l’eccellente cucina della moglie. La risposta è  insolitamente cattiva: “ovviamente non hai capito un cazzo, un altro che pensa solo ai fatti suoi”. Un’altra brevissima pausa e poi è un fiume in piena che rompe gli argini. “Un altro che non vede o fa finta di non vedere lo sfascio intorno a noi, un paese a rotoli, il senso civico a zero, sciacalli e incompetenti in tutti i vertici, perfino la natura che ci punisce per l’egoismo e l’incuria, finiremo travolti dall’alluvione della protesta, dal fango della morale ignorata o dalla rinuncia totale o da tutt’e tre. Leggevo il giornale e ho improvvisamente capito che non c’è più nulla da fare, siamo arrivati al punto di non ritorno. Ancora si ruba e si specula sul terremoto dell’Aquila, non c’è regione o comune dove non salti fuori quotidianamente lo scandalo o lo scandaletto in aggiunta a quelli dell’alta politica,  devo andare a pagare ancora altri pezzi di Tares, Imu, tasse sui rifiuti, sulla tv e non so se per questo mese è finita o arriverà ancora qualcos’altro. E poi c’è questa vergognosa faccenda della legge elettorale. Ma come, ci avete scippato l’unica possibilità di sceglierci – posto che ci siano ancora – deputati e senatori che non siano stuoini o leccaculi, sono dieci anni che tutti in coro chiediamo una legge elettorale degna di questo nome, arriva il nuovo segretario del Pd, il mio partito, quello che più si è battuto perché si torni alle preferenze sulla scheda elettorale e cosa fa per prima cosa? Si incontra con quell’altro e concorda un’altra porcata. Un pò diversa, ma sempre una porcata” soggiunge dopo un attimo per riprendere fiato ma è bello carico, lo percepisco.

“Neanche la Corte costituzionale li ferma, se ne fregano. Ora stanno pensando di ridurre ancora le detrazioni fiscali, mentre gli evasori sghignazzano e i padroni del gioco d’azzardo coperti e assistiti dai loro complici in Parlamento continuano tranquillamente a estendere il loro campo d’azione e a rovinare giovani e padri di famiglia. E poi piove che dio la manda, non posso neanche uscire a far due passi, porcaputtana” conclude sfiduciato. “Stamattina ho trovato un post di Barbara Collevecchio che mi ha aiutato a capire in quale cesso di Paese siamo finiti, te lo leggo se hai un minuto.” Non aspetta la mia risposta e attacca [il neretto è mio, sono le parti dove ha calcato il tono]: “senti qua: “Razionalizzando c’è da sottolineare che non siamo succubi di due imbonitori : Berlusconi è votato da milioni di persone , così come Renzi. Non sarebbe il caso di guardarci dentro? Perché in questo paese abbiamo bisogno di figure messianiche? Perché ci piace l’uomo forte? Perché la comunicazione con effetti speciali conta di più dei contenuti? Perché deleghiamo?
Perché sul gran comunicatore come sui santi o le star, proiettiamo dei nostri contenuti psichici, tutto il bene e il male, tutto il meglio e il peggio delle nostre caratteristiche come popolazione. Siamo così poco evoluti e indipendenti come società che abbiamo ancora bisogno che i contenuti e i pensieri, ce li veicolino gli altri. Seguiamo l’hashtag emotivo, le idiosincrasie eteroindotte, abbiamo bisogno che qualcuno pensi per noi e ci restituisca l’immagine emotiva di ciò che proviamo. Allora, dico io, fin quando si delegherà in modo così proiettivo, di cosa ci si lamenta? Chi comanda lo fa perché tu gli hai dato questo potere.
La classe politica è lo specchio del paese dove tu vivi. Facile dire che i politici rubano, difficile dire che se rubano e raccomandano è perché la famosa società civile, aziende, professionisti e cittadini lo chiedono. L’immaginario collettivo ora simbolizza in Renzi o tutto il bene ( il salvatore che sbloccherà il paese) o tutto il male ( il nuovo Berlusconi) . Io credo che ciò avvenga perché nel frattempo non siamo cresciuti noi. Le cose non accadono mai senza un contesto e un attore non recita mai senza un pubblico. Nel bene e nel male. Libertà è responsabilità, non accentrare su un uomo solo e su un leader tutto il potere delle nostre aspettative. Hai capito?”

Dal silenzio che segue deduco che ha finito, ma mi sbaglio. “Hai capito? Non c’è nulla da fare, siamo condannati, perché l’evoluzione si è arrestata vent’anni fa ed è iniziata la regressione del pensiero sociale, quello che ti porta ad anteporre il dovere ai diritti, a guardare al bene comune, alla tua responsabilità come cittadino che si rispecchia in quelle del tuo vicino e crea l’armonia della comunità. Stiamo tornando indietro, giorno dopo giorno, una tribù contro tutte le altre, e all’interno della tribù il tuo ‘particulare’ – come diceva Machiavelli – contro quello di tutti gli altri. L’egoismo come religione, modello di vita.”

Sono basìto, allarmato. Non l’ho mai sentito parlare così: il mio amico è da sempre un sicuro punto di riferimento. Oltre ad essere un inguaribile ottimista è un sicuro democratico e uomo di indiscussa dirittura morale, un cittadino esemplare insomma, attivo nella società e sempre pronto a sottoscrivere un appello o partecipare a una marcia di protesta. In più, in tutti i momenti difficili della sua vita familiare e professionale ha sempre saputo trovare la forza morale per reagire e risollevarsi. Non posso  credere che si stia arrendendo e glielo faccio notare. Ma è fermo sulle sue posizioni: “non ne posso più, credimi. Ho voglia di mollare tutto e fregarmene, succeda quel che succeda, vivrò alla giornata guardando con indifferenza alla catastrofe intorno a me. Non riesco neppure a mettere due soldi da parte, spendo tutta la pensione, che non è certo grama, mi sto mangiando i risparmi mese dopo mese anche per dare una mano anche ai figli in difficoltà, e allo stesso tempo sono consapevole che sto facendo ingrassare una classe politica imbelle, avida, corrotta e insaziabile. Gli anni che mi rimangono vorrei passarli a far solo le cose che amo, leggere, andare al cinema viaggiare. Ma mi sta passando la voglia di tutto, mi par d’essere una foglia morta, sento che vorrei abbandonarmi al destino, succeda quel che succeda, ormai è inultile continuare a combattere, basta don Chisciotte. Sono vuoto, scoraggiato, per la prima volta mi sento davvero sconfitto. Ho perfino deciso che non voterò più. E tu?”

La domanda mi coglie di sorpresa, ma paradossalmente man mano che proseguiva avevo avvertito dentro di me l’indignazione che cresceva fino a trasformarsi in fredda collera per quello che stava affermando e glielo dico. Lo insulto: “sei una delusione. Sei fasullo. Sei un ipocrita. Sei tu, sei tu che sei come gli altri e temo che lo sia sempre stato. Hai solo mascherato bene, hai ingannato tutti quelli intorno a te e ne hai la responsabilità, ma alla fine sei uscito allo scoperto. Faremo a meno di te, tanto siamo noi, la gente per bene, la maggioranza e alla fine ce la faremo, riusciremo a fare di questo paese una nazione civile. Ci metteremo altri vent’anni e forse non ci sarò più, ma ce la faremo e andremo a ballare sulle vostre tombe reali e metaforiche, andremo a cantare sotto le galere dove avremo finalmente cacciato corrotti, evasori, trafficanti o saremo riusciti a farli scappare all’estero dove non potranno godersi nulla, inseguiti dai mandati di cattura. E per ogni vigliacco come te che si arrende ce n’è un mucchio che si risveglia, prende coscienza e si ribella, gli incapaci e i corrotti saranno sempre e solo una minoranza, la feccia della società, possono godersela ancora per poco perché non possono farcela contro lo Stato, le regole, le leggi, i cittadini onesti. Non te ne sei accorto, ma c’è una rivoluzione che cova sotto l’apparente sopportazione degli italiani. Sembra che stiano subendo, sembra, ma la protesta consapevole sta prendendo sempre più corpo e non parlo di quella disordinata e populista, ma proprio di quella cosciente, preparata, culturalmente solida contro la quale non c’è nulla da fare, è come la marea montante…” ma non posso proseguire. Dall’altra parte mi arriva, prima accennata e poi via via sempre più aperta, sonora, la risata dell’amico. Cerca di parlare ma gli manca il fiato e solo quando sto per sbottare, convinto che stia prendendosi gioco di me, riesce ad articolar parola.

“Stavo scherzando, lo giuro – mi dice – mi è venuta così, d’improvviso, inconsapevolmente, l’idea di vedere come ti girava, di metterti alla prova. Perché ti confesso – ma negherò di averlo mai detto – che qualche volta mi scoraggio anch’io. Però è solo un’ombra fuggevole: poi torna subito l’energia, la reazione. Leggo o sento delll’ennesima indecente ruberìa, dell’ennesimo caso di malasanità e per un istante, un nanosecondo, mi paralizzo, ma sopravviene immediatamente il pensiero degli amici che la pensano come me, dell’ospedale dove sono stato curato con efficienza e quasi con affetto, del giudice che ha inchiodato il corrotto, del poliziotto che ha smascherato il trafficante, dei mafiosi arrestati, della gente di Lampedusa che ospita i naufraghi, dell’immigrato che consegna il portafoglio smarrito e mi dico che questo è sempre un grande paese e siamo un grande popolo. Hai ragione, tutti insieme ce la faremo, non ne dubito”.

 

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