Renzi, gli avvocati difensori e il tempo che passa.

6 Gen

Mia madre usava dire, quando intervenivo in favore di mio fratello più piccolo che ne aveva combinata una delle sue, “avvocato non chiamato con un calcio è ben  pagato”. Mi verrebbe da ripeterlo agli avvocati difensori di Renzi che in questi giorni stanno recitando le loro arringhe.  Non potevano mancare, ovviamente, ed è anche giusto che ci siano , ma a mio modesto avviso dovrebbero scegliere meglio gli argomenti.
Vengo al punto. Passata l’euforia dell’elezione, il neosegretario si è messo all’opera per dar seguito al programma che aveva anticipato. Confesso che mi ha sorpreso. Per fare un esempio banale, non mi aspettavo che sulla legge elettorale Renzi se ne uscisse con tre proposte (grosso modo quelle che girano da qualche tempo), ma che avesse già pronto il progetto su cui discutere con gli altri partiti. Ne ero certo e ci sono anche rimasto male. Come mi ha sorpreso – parlo di episodi di livello ben inferiore – la convocazione della direzione nella sede fiorentina del suo comitato elettorale anzichè in quella del Pd e ancor più l’uscita infelice su Fassina su cui ho già detto come la penso.
Stranamente, gli avvocati difensori sono insorti su questi due ultimi argomenti invece che su altri di maggior spessore (forse non ce ne sono o forse non considerano importante quello della legge elettorale). Sul primo ha scritto Francesco Nicodemo nel suo blog: in sintesi, sostiene Nicodemo, è tutto normale e si meraviglia che si dia importanza a questi aspetti banali perché la gente comune vorrebbe sapere di più (e che si proponesse qualcosa) su disoccupazione, garanzie sul lavoro, sulle tasse, eccetera. Ecco, appunto, si vorrebbe sapere qualcosa di più e infatti i commenti – leggeteli – sono quasi tutti in questo senso. Riporto qui quello di Ivano Ruffa (postato non sul blog ma su una condivisione) che mi pare esemplare: caro Nicodemo… Quando martedì incontrerai qualcuno non potrai dire “stiamo lavorando” dovrai avere già le risposte. Di “stiamo lavorando” i cittadini ne hanno già sentiti fin troppi. Quindi se state accelerando, vediamo di portare i risultati, perché per ora si son viste solo pagliacciate che si potevano evitare. Siete rappresentanti del pd perché i cittadini alle primarie hanno votato il nome di Renzi dietro ad un simbolo, quello del partito. Renzi è solo il segretario di uno stupendo partito chiamato Pd. Non è il pd ad essere di Renzi. Quindi le riunioni si fanno nelle sedi opportune e noi, nella piccola Cinisello Balsamo, quando facciamo riunioni di giunta neanche mangiamo, saltiamo il pranzo, e siamo molto più produttivi di voi. Quando usciamo di li sappiamo già cosa dire ai cittadini e quali risposte dare. Non ci troviamo a casa del Sindaco. Ci troviamo nei luoghi consoni all’esercizio della democrazia. Per rispetto di tutti, anche di Pierluigi Bersani che al Pd e all’Italia ha dato molto, nei fatti e non solo a parole. Buon lavoro.”
Sul “chi?”, interviene invece per la difesa Ernesto Ruffini, caro e stimato amico, che se la prende con Fassina. Ernesto è una persona intelligente e di spirito e mi dispiace che abbia utilizzato la consunta metafora del pallone. Ma tant’è, se uno non ha argomenti usa quel che trova sottomano ed evidentemente Ernesto, nonostante la sua intelligenza, altro non ha trovato. Gli ho risposto e – perdonate l’autocitazione – vi riporto qui il mio commento:Caro Ernesto, non è criticando Fassina che riuscirai a celare il passo falso – non il primo – di Renzi. Fassina è, prima che un dirigente del Pd, un esponente del Governo. Può essere criticato – legittimamente – per quel che fa e quel che dice in entrambe le posizioni, ma l’irrisione può provenire solo da chi sta all’opposizione, non certo dal segretario del suo stesso partito. Che all’indomani della sua elezione, neppure un mese fa, aveva assicurato di lavorare per l’unità del Pd.”
Naturalmente a questo punto  qualcuno salterà su punto sul vivo per rispondermi che ce l’ho con Renzi. Me l’aspetto, è ovvio, i pasdaran sono sempre lì in agguato. Ma anticipo la mia risposta: no, non ce l’ho con Renzi. Il fatto è che le aspettative di chi non lo sosteneva (come me) e che ha disciplinatamente accettato il responso democratico e schiacciante delle urne (come me) sono molto maggiori di chi lo ha sostenuto. Non nel senso infantile e un pò revanscista del “mo’ vediamo che sai fare”, ma proprio con l’atteggiamento leale di chi ha sempre respinto la cultura deteriore delle correnti e della fedeltà serva. Come milioni di italiani sono in attesa di proposte, soluzioni, innovazioni e quant’altro in grado di rivoltare la situazione – del Pd, del governo, del Paese – in modo radicale. Questo è quello che mi attendo, concretezza, fatti, non messe in scena, non cartelli con “stiamo lavorando per voi”: quel lavoro doveva essere già avanzato per la massima parte e oggi si sarebbe già dovuto disutere di ‘come’ portarlo a buon fine.
Ricordo quanto fu irriso l’esauriente programma di Civati per le sue 70 pagine a fronte dell’agile sintesi di Renzi in sole 20. Ecco, non vorrei che si fosse trattato solo del riassunto delle buone intenzioni perché di buone intenzioni, come dice l’adagio, è lastricata la via dell’inferno. Per cui concludo incitando il segretario a passare ai fatti, domani stesso: qual’è il progetto di legge elettorale cui ‘lui’ tende? Cosa cavolo è, come si realizza, cosa comporta il Jobs Act? Cosa vogliamo fare, subito, sui diritti civili? Lo vogliamo mettere in pratica il matrimonio gay, l’adozione omogenitoriale, vogliamo abolire, subito, la Bossi-Fini e via cantando? Ecco, cose così, che diano subito, oggi, la nuova fisionomia di un Pd protagonista che butti sul tavolo le proposte definite, pronto a battere i pugni su quello stesso tavolo.  Il tempo passa e non ce n’è più molto, temo.

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