Se il Pd tace sui valori etici (auguri per il nuovo anno)

28 Dic

Poi ci si meraviglia che gli elettori perdano la pazienza (la spiegazione  in calce a questo articolo).

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Se il Pd tace sui valori etici

Uno studioso americano, Richard Florida, sostiene, cifre alla mano, che tecnologia, talento e tolleranza (le tre T) sono fattori di sviluppo egualmente importanti. Le città più tolleranti, quelle più aperte alle diversità familiari e sessuali, sarebbero secondo le ricerche dello studioso americano, non solo le più dinamiche, ma anche quelle più «family-friendly» e «child-friendly».

Come dire che non c’ è contraddizione tra politiche a sostegno delle famiglie tradizionali e il riconoscimento dei diritti delle unioni omosessuali. Ho trovato questa citazione delle ricerche di Richard Florida in una lettera con la quale Walter Veltroni rispondeva a Paola Concia e Andrea Benedino, due esponenti del Gayleft che gli chiedevano di precisare gli impegni del Partito democratico nei confronti del loro movimento. Lo scambio di lettere, che risale a poche settimane fa, conferma la posizione già espressa da Veltroni nel discorso al Lingotto, a favore del «pieno riconoscimento, come in tutte le altre grandi democrazie, dei diritti delle persone che si amano e convivono».

E tuttavia, nel corso della campagna per le primarie che ha contrassegnato le passate settimane e che ha portato allo straordinario esito di domenica scorsa, si è parlato assai poco di quelle questioni che ormai vengono definite «eticamente sensibili». Si è avuta, anzi, l’ impressione che questi venissero considerati problemi troppo controversi, pericolosi e dunque da evitare. Ora, tuttavia, a primarie concluse e alla vigilia dell’ Assemblea Costituente prevista per sabato prossimo a Milano non sarà più possibile seguire questa linea di prudenza o reticenza. La stessa Assemblea, per quanto ne sappiamo, sarà chiamata, nelle forme che lì saranno decise, a elaborare uno Statuto del nuovo partito e a preparare una sua Carta dei Valori.

Non sarà possibile, in quella sede, ignorare o sottovalutare i nuovi diritti civili, e dunque i problemi generalmente definiti «eticamente sensibili». È ancora aperta, ad esempio, di fronte al Senato, la regolamentazione delle convivenze tra coppie etero ed omosessuali, (giunta con i cosiddetti Dico ad un primo anche se controverso approdo). Di fronte al Senato è altrettanto aperta la questione del cosiddetto «testamento biologico», riproposto dalla recente sentenza della Corte di Cassazione con la quale si invita il tribunale di merito a riesaminare la dolorosa questione di Eluana Englaro, la giovane che giace da quindici anni in coma irreversibile. Ma altri problemi «eticamente sensibili» si proporranno nei prossimi mesi al dibattito della pubblica opinione e ai nostri parlamentari (sempre che l’ attuale legislatura non conosca una fine prematura). Citiamo tra quelli ancora aperti, la necessaria revisione della legge 40 sulla fecondazione assistita, già richiesta nel marzo di quest’ anno anche da un gruppo di senatori della Casa delle Libertà e contraddetta da una limpida sentenza del Tribunale di Cagliari che ha consentito a una coppia il ricorso alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

Alla prudenza di cui finora hanno dato prova i contraenti del patto che ha portato alla formazione del Partito democratico, corrisponde un crescente interesse e puntuale intervento delle autorità ecclesiastiche su problemi di grande spessore politico e sociale. Ultimo in ordine di tempo il messaggio che Papa Ratzinger ha inviato venerdì scorso ai partecipanti alle Settimane sociali di Pisa, per denunciare lo scandalo del lavoro precario, che impedisce ai giovani, di crearsi un futuro e costruirsi una loro famiglia. Il messaggio è stato salutato con entusiasmo dagli esponenti della cosiddetta «sinistra radicale» che hanno promosso la importante manifestazione di Roma contro il precariato e contro il cosiddetto «protocollo sul welfare», già concordato dal governo e dai sindacati e approvato da un referendum al quale avevano partecipato più di 5 milioni di lavoratori. Il Pontefice, che evidentemente può ignorare le cosiddette «compatibilità» che ossessionano il presidente del Consiglio e il suo ministro delle Finanze chiede di più. E gli organizzatori della manifestazione di sabato hanno salutato con legittimo entusiasmo il messaggio. «Con questo Papa» commentava Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista «ci può essere un terreno unitario perché la sua è una critica al capitalismo»

Il presidente della Cei, monsignor Bagnasco, ha voluto tuttavia specificare che il messaggio del Pontefice va inteso e assunto nella sua totalità. Con quel messaggio, ha affermato, «la Chiesa ribadisce il diritto al lavoro stabile sicuro e dignitoso, come premessa alla formazione di una famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Vita e matrimonio» ha insistito il presidente della Cei «sono valori non negoziabili, ovvero non riconducibili al processo di secolarizzazione e relativizzazione. Su questo la parola dei pastori sarà sempre una parola chiara, ferma e rispettosa».

Vita e matrimonio valori «non negoziabili»: non si parli più dunque, di regolarizzazione delle convivenze tra omosessuali, non si parli più della possibilità di rivedere la legge sulla fecondazione assistita, non si parli più del destino della povera Eluana Englaro e del diritto di ognuno di noi di disporre della propria «fine vita». Ancora una volta Papa Ratzinger ci ricorda che la Chiesa e solo la Chiesa è la depositaria della verità e dell’ etica.

A ben vedere dunque il Pontefice, con il suo messaggio sulla dignità del lavoro e contro il lavoro precario propone uno scambio: la Chiesa è disponibile a sostenere i diritti sociali dei lavoratori, a schierarsi dalla loro parte a condizione che questi rinuncino a battersi per il riconoscimento e l’ allargamento dei cosiddetti diritti civili. Un silenzioso, mai codificato scambio di questo tipo ebbe luogo nel nostro paese per un lungo periodo del secolo scorso. Ma quella fase si è chiusa molto tempo fa, con l’ approvazione della legge sul divorzio, l’ esplodere del movimento femminista, e, insieme, il venir meno della vecchia organizzazione del lavoro in fabbrica. Siamo entrati da tempo anche nel nostro paese in una nuova fase, contrassegnata dall’ emergere di nuovi bisogni non più riconducibili alla propria condizione sociale. Per questo, ormai diritti civili e diritti sociali non possono essere considerati in contrapposizione né classificati in ordine di priorità. Né può essere accettato lo scambio che ci propongono Papa Ratzinger e il cardinal Bagnasco.

Miriam Mafai – 24 0ttobre 2007 – La Repubblica

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Dunque sono passati più di sei anni da quando la mai abbastanza compianta Miriam Mafai dava per urgenti queste innovazioni nella vita degli italiani. I matrimoni omposessuali, la fecondazione assistita, il testamento biologico, la regolamentazione del precariato, cui si sono aggiunte altre questioni di non minore importanza come l’omogenitorialità e la legge elettorale, per non parlare poi di una legge veramente efficace contro la corruzione e di tutte le altre vitali necessità di cui questo Paese abbisogna per definirsi una ‘democrazia avanzata’: su tutto questo siamo in ritardo (e lo eravamo già allora) di almeno sei anni.
Oggi, per di più, abbiamo anche la presenza di un Papa che ha ben altro atteggiamento rispetto al suo predecessore e manca quindi quella scusa che ha consentito a un Parlamento invischiato nei propri interessi e incapacità di ritardare ogni intervento
in tal senso.
Alla vigilia del nuovo anno, l’augurio è che il Pd sappia ritrovare quella strada che aveva indicato nel discorso del Lingotto e affascinato i suoi elettori.

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