Renzi, il pasticciaccio della Pisana e la questione morale.

15 Dic

Nel mare magnum delle inchieste sulla corruzione e sull’uso quantomeno disinvolto dei fondi pubblici – cioè il denaro che viene richiesto a noi contribuenti per far funzionare la macchina dello Stato e fornirci i necessari servizi, è bene ricordarlo –  prosegue l’attività della Procura di Rieti sulle spese del gruppo consiliare del Pd alla Regione Lazio. L’altro giorno la Guardia di Finanza ha sequestrato alla Pisana diversi scatoloni di documenti, fatture e giustificativi.

Sarà bene riepilogare brevemente (per quanto possibile) come si è arrivati fin qui.
Il 26 gennaio 2010 (la giunta all’epoca è guidata dal centrosinistra) il Consiglio di Presidenza della regione Lazio definisce in un milione la somma destinata al funzionamento di tutti i gruppi consiliari. Due anni dopo, l’8 novembre 2011, la giunta Polverini può registrare (immagino con soddisfazione)  di aver portato quello stanziamento a14 milioni. Ma come si è potuto giungere a questo mostruoso aumento?  C’è stata una marcia regolare,  dice l’attenta cronaca di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, iniziata il14 dicembre 2010, quando venne presentata una proposta per portare i fondi a 5,5 milioni di euro, approvata il successivo 10 febbraio. Passano due mesi e il 4 aprile viene presentata una nuova richiesta e quindi si vota per un ulteriore stanziamento di 3 milioni. Ma non bastano, pare: il 19 luglio vengono aggiunti 3 milioni e ancora il 2 novembre 2011 si approva l’integrazione di altri 2,5 milioni. Totale finale: 14 milioni, sempre con l’unanime parere positivo di tutti i gruppi.   Questo il prospetto finale, secondo il Messaggero:

 fondi 2011

In quello stesso periodo nasce lo scandalo Fiorito e si accendono insieme ai riflettori della magistratura le attenzioni dei media e dei cittadini indignati. Chiamato a giustificare nell’assemblea romana del Pd la generosa autogratificazione, per di più concordata con la maggioranza Polverini, il capogruppo del Pd alla Regione Lazio, Esterino Montino, si giustifica dichiarando che quel denaro è stato utilizzato per attività politiche, e qualche giorno dopo pubblica sul sito del gruppo il rendiconto attirandosi però  l’immediata ironia di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera: “Il gruppo del Pd ha incassato nel 2011 la bellezza di 2 milioni 17.946 euro. Che divisi per i 14 componenti fa oltre 144 mila euro pro capite: quasi il triplo dei contribuiti erogati da Montecitorio. Inutile allora stupirsi che i democratici spendano 210.207 euro (!) per «riunioni, convegni, conferenze, incontri», 622.083 euro (!!) per i collaboratori e 738.863 euro (!!!) per «diffusione attività del gruppo, stampa manifesti». E nonostante questo ci sono ancora in cassa 304 mila euro”.

Qualche giorno dopo anche Francesco Merlo, su Repubblica, accomuna Fiorito detto “er Batman” e tutti i consiglieri della Regione, inclusi i 14 del Pd, nella “banda degli onesti’. Montino reagisce piccato cona lettera di risposta: “Merlo nel suo editoriale mi ha definito un “mazzettiere”, termine che richiama il malaffare. Si tratta di insinuazione offensiva e gratuita. Faccio presente che io non faccio il mazzettiere tanto meno il “palo”. Faccio politica da anni, ho le mani pulite, l’armadio sgombro da scheletri, non partecipo ad alcuna “crapuleide” e così gli altri tredici consiglieri del Pd. Personalmente mangio in ufficio e mi porto il pranzo da casa come moltissimi lavoratori. La banda degli onesti ha deciso di mettere a disposizione di tutti i conti del Pd, fatture comprese. In questa vicenda da una parte ci sono i ladri, dall’altra chi ha rispettato la legge. Per quanto riguarda il sottoscritto invece, Merlo scivola ai limiti della querela. Prende per oro colato la ricostruzione fornita dall’indagato Fiorito. Confonde la verità con una linea di difesa. Io non distribuisco fondi ai miei consiglieri. Quei fondi non hanno alcuna destinazione personale, ma solo per attività politiche. Infine, il mio stipendio sarà online sul sito del gruppo da lunedì, come ci saranno le dichiarazioni dei redditi e lo stato patrimoniale di tutti i consiglieri”.
La risposta di Merlo è tagliente, una rasoiata (il grassetto è mio): “Non ho mai fatto insinuazioni in vita mia e quella non era una metafora ma un eufemismo. Lei gira attorno al problema che di nuovo fa finta di non capire: l’enorme quantità di denaro pubblico che è stata distribuita alla banda degli onesti che, prima del prossimo lunedì, non ha visto, non ha udito e non ha parlato, legittima l’enorme quantità di denaro pubblico che è stata rubata dalla banda dei disonesti. Come vede, non solo non mi è scappata la penna ma al contrario l’ho prudentemente trattenuta. E lei fa bene a dimettersi”.

No, a Montino non passa neanche lontanamente per il capo l’idea che l’incredibile incremento da 1 a 14 milioni (mentre allo stesso tempo si riducono i fondi per l’assistenza ai disabili, agli anziani, per  gli asili nido e vengono aumentati i ticket sanitari) sia un insulto all’etica più elementare e in particolare al Codice etico (art. 3.b) del lo stesso Pd, prima ancora che una maldestra sottrazione alle tasche dei contribuenti. Gli è talmente estraneo questo principio che poche settimane dopo definisce una semplice ‘leggerezza’ il voto favorevole con cui si è reso complice e si ascrive addirittura il merito della cacciata della Polverini dalla presidenza della regione. Va aggiunto che nell’occasione annuncia la sua uscita dalla politica, mentre già girano le voci sulla sua candidatura a sindaco di Fiumicino. Come mai questa decisione?
Va detto che la cittadina del litorale laziale da piccolo borgo e sede dell’aeroporto internazionale romano si è sviluppata negli anni ed è oggetto di progetti di grande importanza sia nell’aeroporto stesso che per il porto turistico. Alle primarie per la candidatura a primo cittadino di Fiumicino Montino
stravince, anche grazie all’appoggio del suo grande amico e segretario del Pd Lazio, Enrico Gasbarra, ed oggi è, come era facile prevedere, non solo sindaco di quella città ma anche delegato all’Assemblea nazionale del Pd, eletto come capolista di Matteo Renzi alle Primarie.

Per  fortuna, per la Magistratura tutto questo non è sufficiente per evitargli indagini sulle spese effettuate ed in cui sono anche coinvolti altri due ex-consiglieri: Enzo Foschi e Mario Perilli. A proposito, quasi tutti gli ex-consiglieri hanno fatto carriera o sono stati altrimenti beneficiati o premiati; quella che segue è la situazione completa, escludendo Francesco Dalia, nel frattempo scomparso:
Esterino Montino: sindaco di Fiumicino; la moglie, Monica Cirinnà, eletta senatrice
Piero Ambrosi: funzionario alla Regione Lazio
Bruno Astorre: senatore
Marco Di Stefano: deputato (subentrato a Marta Leonori, dimissionaria)
Enzo Foschi: segreteria particolare del sindaco Ignazio Marino
Carlo Lucherini: senatore
Claudio Mancini: la sua fidanzata Fabrizia Giuliano eletta deputata in Lombardia
Claudio Moscardelli: senatore
Giuseppe Parroncini
Mario Perilli
Umberto Ponzo
Francesco Scalia: senatore
Daniela Valentini: senatrice

Oggi a Milano, mentre scrivo, si svolge l’Assemblea Nazionale del Pd in cui il nuovo segretario Matteo Renzi ha presentato il suo progetto di rigenerazione del Pd.

Ecco, a lui domando se non ci sia, all’interno del partito, un’altra priorità. Si chiama questione morale.

 

 

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Una Risposta to “Renzi, il pasticciaccio della Pisana e la questione morale.”

  1. Claudia Costa 15/12/2013 a 8:22 pm #

    Mi pare sacrosanto sollevare col segretario la questione morale…..è la madre di tutti nostri problemi, ma proprio tutti.

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