Italian of the month

15 Nov

E’ con legittimo orgoglio – Arianna è una persona davvero speciale, oltre che una cara amica da anni – che posto qui la sua intervista  rilasciata a GIAC – Girlfiend in a coma, di Annalisa Piras e Bill Emmott e dove viene nominata “Italian of the month“.
E se ancora non l’avete fatto, partecipate ora al crowdfunding per il Festival Internazionale del Giornalismo 2014. Grazie.

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Arianna è la fondatrice, insieme a Christopher Potter, del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Dopo 7 edizioni e  numeri record, il 17 ottobre, Arianna decide di pubblicare un post sul sito del Festival intitolato “Stop at the top”. Vista la mancanza di un budget adeguato, che consentisse al Festival di mantenere la propria identità, rimanendo quindi un evento gratuito ma evitando un ridimensionamento, si decide di fermarsi, almeno per un anno.

Il 21 ottobre Arianna e Chris tengono un incontro pubblico in cui spiegano che il Festival non usufruirà più dei finanziamenti pubblici degli enti locali umbri ma, considerata l’incredibile mobilitazione internazionale nata in rete, #ijf14 si cercherà di farlo rafforzando la presenza degli sponsor privati e con l’aiuto del crowdfunding.

Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia rappresenta un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo.

La voglia di Arianna di tenerlo in piedi senza snaturarlo o ridimensionarlo fanno di lei la nostra Italian of the Month. Di seguito la nostra intervista.

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Stop at the top. Ai tentennamenti, ritardi, alle promesse non mantenute degli enti pubblici umbri voi avete risposto con risolutezza: niente più finanziamenti pubblici. Come è maturata questa decisione?

La storia è più complessa. Abbiamo annunciato la chiusura. Poi la reazione di tante persone che ci invitavano a provare con il crowdfunding. E gli sponsor privati soprattutto Tim ed Enel che hanno deciso di rafforzare la loro presenza. Così abbiamo pensato di accettare la sfida della raccolta spontanea, anche perché tantissimi giornalisti e nomi importanti del mondo giornalistico internazionale si sono esposti per noi e ci hanno spinto verso questa nuova avventura.

Sembra che le istituzioni si sveglino soltanto a fatto compiuto, quando cioè avete dichiarato che il Festival non potrà essere realizzato. Come definiresti questo atteggiamento? Perché tanta miopia nei confronti di un progetto di tale valore? Se di miopia si può parlare.

Non lo so. So quello che ho dichiarato anche durante uno degli incontri pubblici: «L’Italia dovrebbe fare un passo in più nella cultura delle sponsorizzazioni, perché si avverte una resistenza a investire in modo importante su manifestazioni estranee al sistema di potere»

Possiamo certamente annoverare il Festival Internazionale del Giornalismo tra le eccellenze italiane, se non europee. Un progetto che, partendo da una tua idea, è cresciuto negli anni fino a contare, l’anno scorso, circa 500 ospiti. Qual è l’immagine che più ti rimane impressa di questi sette anni?

Più che altro è l’atmosfera, è una comunità dove si incontrano più voci, più idee, senza pregiudizi, solo con la voglia di esserci e di scambiare esperienze, saperi. Quello che mi colpisce è l’economia del dono che è alla base di tutto questo. La partecipazione anche in termini di idee, proposte per realizzare il programma. E poi le sale piene per ascoltare uno speech di Mattew Ingram, di Emily Bell, di Harper Reed. L’interesse intorno ai temi del giornalismo, la crisi e la sua trasformazione è molto più profondo e diffuso di quello che potevamo immaginare.

Cultura e denaro. Il Festival del Giornalismo di Perugia dimostra che un evento culturale può anche portare ricchezza. Non entriamo nel merito delle cifre, tu all’incontro pubblico hai saggiamente evitato di farlo, ma come spiegare a chi guarda dall’estero un autogol del genere?

Siamo nell’ordine di un 75% di budget riversato interamente sul territorio. Per fare un esempio: per l’edizione 2013, il bilancio totale è stato di circa 400.000 euro, dei quali 100.000 provenivano dagli enti pubblici – la Regione Umbria, il Comune di Perugia e la Camera di Commercio di Perugia – mentre gli altri 300.000 venivano da sponsorizzazioni aziendali o altre fonti. Praticamente tutti i fornitori del festival sono locali (l’unica voce significativa di spesa che non è locale è quella riguardante i biglietti aerei che compriamo per i relatori internazionali), così almeno il 75% del bilancio totale va direttamente all’economia locale. Le istituzioni pubbliche locali spendono 100.000 euro e ne ottengono in cambio almeno 300.000 pagato direttamente dall’amministrazione del festival alle aziende locali. E  tutto ciò senza contare l’indotto: arrivano persone da tutto il mondo in quei 5 giorni a Perugia. Per non menzionare il valore in termini di prestigio e offerta culturale. Il punto chiave rimane in ogni caso che il sostegno pubblico a iniziative culturali è doveroso. Quello che andrebbe discusso sono i criteri di valutazione. È questo il tema che io ho posto pubblicamente.

La solidarietà sui social media è stata immediata. Quali sono i commenti che più vi hanno rincuorato e fatto convincere che la strada intrapresa era quella giusta?

Ma diversi, persone comuni, personaggi importanti del mondo del giornalismo come Emily Bell, Wolfgang Blau o Beppe Severgnini. La risposta è stata potentissima, non potevamo non accoglierla. E il crowdfunding della prima settimana sta dimostrando una vivacità e un dinamismo incredibile: oltre 300 donatori in meno di 7 giorni, il 20% dell’obiettivo – 100K – raccolti e già otto gold donors. Il dato che mi colpisce di più è il numero di donatori, un sostegno diffuso fatto di tante piccole donazioni: il segno che il festival è anche una comunità non solo un evento.

Social Media e Crowdfunding. Queste le due parole chiave per ripartire. Come vedi il futuro del Festival Internazionale del Giornalismo?

È una sfida culturale, da diversi punti di vista. Certo per me e per Chris è un rischio, ma su tutto prevale l’entusiasmo, la fiducia, la voglia di impegnarsi. E poi vada come vada abbiamo sempre un orto da zappare.

http://girlfriendinacoma.eu/giac-italian-of-the-month-arianna-ciccone/?lang=it&utm_content=bufferf404f&utm_source=buffer&utm_medium=twitter&utm_campaign=Buffer&oa_social_login_source=comments

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