Costi della politica: un’analisi (scoraggiante) di lavoce.info (3)

12 Nov

Continua la pubblicazione dell’inchiesta di Roberto Perotti per lavoce.info. , ma stavolta c’è una novità: l’on. Fontanelli se l’è presa a male e ha risposto puntigliosamente, appoggiato dall’Ufficio stampa della Camera.
Perotti ha replicato a sua volta, con decisione e precisione. Staremo a vedere gli sviluppi.
Qui di seguito, intanto, la risposta integrale di Roberto Perotti agli interventi dell’on. Fontanelli e alla nota dell’ufficio stampa.

Preparatevi che è lunga, anche se gustosissima.

On. Fontanelli, si rassegni lei guadagna troppo

Ho una notizia buona e una cattiva per il lettore de lavoce.info. La notizia buona è che può continuare a fidarsi di noi: non c’è un’affermazione nel comunicato della Camera (e nell’intervento  del 6 novembre dell’ on. Fontanelli alla Camera, per la parte che mi riguarda) che sia corretta. Alcune affermazioni sono inesatte, altre sono false, altre ancora sono soltanto ingiuriose e volgari, altre infine  sono talmente strampalate da risultare semplicemente imbarazzanti per la Camera intera. (Per la cronaca, prima di pubblicare questa mia risposta ho chiesto all’Ufficio stampa se volessero cambiare la rettifica, dopo aver letto nella loro interezza e compreso i miei articoli, nell’interesse di evitare una pessima figura alla più alta istituzione della nostra democrazia rappresentativa. L’Ufficio stampa non ha ritenuto di cambiare la rettifica, né l’on. Fontanelli di precisare il proprio intervento alla Camera. Quindi procedo senza remore).

TU QUOQUE, ON. BOLDRINI

La notizia cattiva è che la situazione è ancora più difficile di quanto molti di noi pensassimo. Il Parlamento  non solo continua ad ignorare la domanda di decenza che si alza dal paese, ma sembra non essere nemmeno in grado di comprendere (ammesso che sia in buona fede) quello che sta facendo. Una prova ulteriore è venuta dalla presidente della Camera, on. Boldrini, che ieri ha pubblicato il seguente post sulla sua pagina Facebook: “Alla Camera mai prima d’ora è stato messo in atto un programma così consistente di cambiamento e riduzione della spesa. Montecitorio ha approvato ieri il bilancio di previsione 2013. Ecco i tagli e i risparmi decisi per un totale di 60 milioni di euro”. Dove, on. Boldrini, dove? Quello che conta per il contribuente è che la spesa della  Camera aumenterà nel 2013 rispetto al 2012; che la dotazione dallo Stato scenda di 50 milioni, e la Camera restituisca 10 milioni di risparmi passati, come lei afferma, è irrilevante. E non basta elencare i pochi casi  di riduzione di spesa; bisogna anche elencare i tanti casi di aumenti di spesa – come il raddoppio della spesa per informatica da 20 a 40 milioni, in una organizzazione di 630 persone!. Quello che conta è il totale, non le sembra?
Per questo accetto volentieri l’invito a discutere pubblicamente le spese della politica: ce n’è bisogno. Ma mentre i comizi si possono fare da soli, per discutere di qualcosa bisogna essere in due. Quindi prima del nostro incontro l’on. Fontanelli dovrà dismettere i panni del tribuno e dimostrare di aver letto e capito  quello che ho scritto  e i dati sottostanti (da me peraltro resi pubblici). Altrimenti, è una perdita di tempo mio e di soldi del contribuente.

UNA CONFUTAZIONE PUNTUALE DELL’ INTERVENTO DELL’ ON. FONTANELLI ALLA CAMERA

Passiamo ora alla confutazione puntuale delle affermazioni dell’ on. Fontanelli, contenute nel suo intervento alla Camera e nel comunicato dell’ Ufficio stampa (cui farò riferimento). Sarà un esercizio di esegesi talmudica necessariamente noioso. Ma chi non ha tempo o interesse può tranquillamente saltare le tecnicalità che seguono. Il succo del discorso è molto semplice: confermo tutte le conclusioni e ogni numero che ho scritto negli articoli precedenti.

1. Per l’on. Fontanelli  una prova della mia incompetenza e/o  malafede è  “il raffronto  effettuato  tra le previsioni  di spesa per  il 2013 e il dato a consuntivo  relativo  ai pagamenti  effettuati nel 2012, su cui si basa l’assunto della crescita della spesa della Camera”. La pubblicità ingannevole della Camera si basa invece su un raffronto tra le previsioni per il 2012 (fatte nel 2011) e le previsioni per il 2013. Questo è un raffronto surreale: che  senso ha usare le previsioni fatte nel 2011 per il 2012 – e che già sappiamo essersi rivelate errate – quando conosciamo la spesa effettiva per il 2012? Al contribuente interessa sapere quanto si è pagato nel 2012, non quanto i questori della Camera pensavano nel 2011 che si sarebbe pagato nel 2012.  In quale altra organizzazione al mondo, a parte la Camera, per presentare un bilancio si confrontano le previsioni per l’esercizio futuro con le previsioni per l’ esercizio passato, invece che con i dati effettivi dell’ esercizio passato?

2. “Tra l’altro,  incomprensibile è il  fatto  che  non  vi  sia  stato  minimamente   considerato   il  dato  a consuntivo  relativo agli  impegni  di spesa – dunque ai vincoli  giuridici di spesa determinatisi nell’anno di competenza – rispetto al quale solamente il dato dei pagamenti  assume significato concreto.”
Come ho scritto nel mio articolo (pensavo chiaramente) ciò che interessa al contribuente è quanto gli è costata la Camera: in questo senso la spesa di cassa è la più utile. Ma l’onorevole Fontanelli preferisce un confronto sulle spese per competenza? Eccolo accontentato.

La tabella sottostante mostra tutte le possibili combinazioni di confronto tra il 2012 e il 2013 per la spesa totale, in conto corrente e in conto capitale (escluse quindi le partite di giro: vedi sotto). Si tenga presente che i dati di previsione distinguono solo tra competenza e cassa; i dati a consuntivo distinguono anche tra impegni (solo in competenza) e pagamenti.

Cattura

Note: “Prev.”: Previsioni; “Cons.”: Consuntivo

Come abbiamo visto, le righe 1 e 2 sono ciò che in gergo tecnico si chiama “no-no”: un raffronto tra previsioni per il 2013 e previsioni per il 2012 fatte nel 2011. Queste sono le uniche righe che mostrano una diminuzione per il 2013. Sfortunatamente, non si possono utilizzare. Tutte le altre righe mostrano un aumento. Per le ragioni che ho spiegato, quella che meglio rappresenta il costo effettivo per il contribuente è la riga 5. Se all’onorevole Fontanelli non piace, scelga pure la riga 4 (+74 milioni nel 2013) o la riga 3 (+10 milioni nel 2013). In tutti questi casi, nel 2013 la spesa aumenterà, secondo le sue stesse previsioni.

3. “Non si possono raffrontare i dati a consuntivo di cassa con quelli previsionali di competenza”.   On. Fontanelli,  ha letto il mio articolo? I miei dati raffrontano proprio i dati a consuntivo di cassa con quelli previsionali di cassa.

4. “Ancora maggior confusione si  evidenza poi nei  richiami  ai  dati  di  cassa,  nel  loro  rapporto rispetto alle previsioni  di competenza  e al conto residui,  del quale ultimo  l’articolista sembra non conoscere  I’esistenza.” La prima parte di questa affermazione è incomprensibile, ma la seconda, la più importante, mi imputa una ignoranza così straordinaria da essere totalmente implausibile. Non so su cosa si basi questa affermazione, e credo sia semplicemente un rigurgito del vecchio trucco un po’ infantile  di diffamare l’ interlocutore per renderlo poco credibile.
Ma l’on. Fontanelli è stato un po’ ingenuo in questa occasione.   I bilanci della Camera (che ovviamente ho consultato, altrimenti come avrei mai potuto scrivere tutte le mie tabelle?) riportano per ogni capitolo  i residui, la competenza, e la cassa – quest’ ultima come somma delle due voci precedenti. Se anche fossi stato così pazzescamente ignorante da non conoscere la esistenza dei residui, non crede l’on. Fontanelli che a furia di leggere il bilancio della Camera avrei anche io imparato che competenza + residui = cassa?

5. “Chi vuole e – soprattutto – sa leggerlo ne ha tutta la possibilità semplicemente accedendo al sito Internet.” Ma veramente l’on. Fontanelli crede che avrei potuto compilare tutte le mie tabelle in Excel, disponibili sul sito indicato nell’articolo, se non avessi consultato i bilanci della Camera? Quanto alla disponibilità sul sito internet, meglio stendere un velo pietoso: il bilancio consuntivo del 2012 è stato deliberato dall’ufficio di presidenza il 6 agosto 2013, e pubblicato su internet negli ultimi giorni di ottobre 2013 – 10 mesi dopo la fine dell’esercizio.

6. “In secondo luogo, le previsioni di cassa sono per definizione sempre pari o superiori  a quelle di competenza, perché comprendono anche il pagamento dei residui maturati negli esercizi precedenti.” Mi sembra ovvio (si veda il punto 4.): e infatti scrivo nel mio articolo: “in entrambi gli anni la spesa totale di cassa è ben superiore a quella di competenza”.

7. “Da ultimo, il fatto che  un pagamento di un’obbligazione giuridicamente sorta, ad esempio, nel 2012 venga effettuato nei primi mesi dell’anno successivo non significa certo che ci sia un risparmio nel 2012; quando questo accade, si iscrive semplicemente un accantonamento all’interno delle previsioni di competenza del 2012, che sarà utilizzato  per effettuare il pagamento l’anno successivo.” Nulla da eccepire. Non capisco però a chi sia rivolta questa lezione, né dove nei miei articoli io scriva alcunché di non conforme a questo.

8. “La previsione di spesa di competenza per l’anno 2012 resta ovviamente intatta: è a questa che  bisogna riferirsi per capire se l’anno dopo spenderò di più o di meno” Questa parte è insensata. Come ho già spiegato sopra, confrontare previsioni per l’ esercizio futuro con previsioni per l’ esercizio passato,  già superate dai dati effettivi,  è una pratica surreale.

9. “Non si ha una chiara nozione del fatto che i titoli dell’entrata e della spesa relativi alle partite di giro (tra cui rientrano i rimborsi elettorali) non riguardano in alcun modo ii funzionamento dell’Istituzione, poiché riportano flussi finanziari che la Camera  incassa  ed  eroga per  conto terzi”. Ancora una volta: on. Fontanelli, ma ha letto il mio articolo? Le prime due righe della  tabella 1 del mio articolo riportano i totali con e senza rimborsi elettorali, e scrivo:  “Anche escludendo i rimborsi elettorali ai partiti (che figurano sui bilanci di Camera e Senato ma riguardano tutte le elezioni, e variano molto da un anno all’altro) la Camera costa circa 2.2 volte i Comuni (riga 2).”
Inoltre all’on. Fontanelli sfugge un punto fondamentale. La definizione di cosa sia una partita di giro per la Camera è una questione meramente di etichette contabili. In un certo senso, tutte le spese andrebbero rubricate come partite di giro: poiché non ha una tassazione propria, tutti i soldi che la Camera spende (per i deputati, il personale, etc.) li incassa dallo Stato e poi le eroga a terzi. Che la gran parte delle spese sia coperta da qualcosa chiamato “fondo di dotazione” e altre siano coperte da “entrate per rimborsi ai partiti” è una questione puramente di etichette: da un punto di vista sostanziale, non cambia niente.

10. “Per sapere quanto la Camera incassa e spende per il suo funzionamento occorre riferirsi ai soli  titoli  I  e II  dell’ entrata  e della  spesa,  come  del  resto  è palese  nella  stessa  denominazione delle  varie  unita  previsionali   che  costituiscono  il  bilancio  (titoli,  categorie,  capitoli,  voci analitiche)” On. Fontanelli, andiamo, sa benissimo che è esattamente quello che ho fatto!

11. “L’incongruenza della metodologia è del resto comprovata nella stessa nota ai piedi dell’articolo, in  cui  si  dice  testualmente  che  «i  dati  del  2012  sono  in  alcuni  casi  “Impegni”  anziché “Pagamenti”,  in  quanto   la  disaggregazione   dei  capitoli  di   spesa  per  Pagamenti   non  è disponibile”.
Dunque, per l’estensore  impegni  e pagamenti  pari  sono.” On. Fontanelli, ci pensi un attimo:  secondo lei è veramente plausibile che, dopo tutto quello che ho scritto nell’ articolo, io non conosca la differenza fra impegni e pagamenti? Se avesse letto le note di spiegazioni che ho reso pubbliche contestualmente alla pubblicazione dell’ articolo, avrebbe scoperto che in alcuni, rarissimi casi ( evidenziati in giallo nei file Excel) sono costretto ad usare i valori  degli  “Impegni” per attribuire un numero ai sottocapitoli di spesa, in quanto la disaggregazione dei capitoli in sottocapitoli è disponibile solo per gli “Impegni” e non per i “Pagamenti”. Ma i totali per ogni capitolo sono tutti derivati consistentemente dalla voce “Pagamenti” così come, ovviamente, il totale generale, che è tutto, quindi, omogeneo e interamente in termini di “Pagamenti”.
Per stimare i sottocapitoli derivati da “Impegni” in modo che la somma sia uguale all’ originale in “Pagamenti”, uso una metodologia  che si chiama tecnicamente “rebasing” e che descrivo nella nota 5 del mio file Excel: “La disaggregazione in sottocapitoli è disponibile solo per gli impegni, non per i pagamenti. Quando il totale degli impegni per un capitolo differisce dal totale die pagamenti, stimo il valore dei sottocapitoli in “Pagamenti” moltiplicando il valore di ogni sottocapitolo in “Impegni” per il rapporto tra pagamenti e impegni totali di quel capitolo. Queste voci così stimate sono evidenziate in giallo.  Quindi la somma delle singole voci in giallo (terza colonna) [i valori originariamente  da “impegni” trasformati in “Pagamenti”] è uguale al valore aggregato nella seconda colonna [già da “Pagamenti”]”.

11. “In realtà, un  semplice manuale di contabilità di Stato e degli enti pubblici spiega che si tratta di due mondi ben diversi: l’impegno è l’atto  che  imputa  la  spesa  allo  specifico  capitolo   di  bilancio,   con  l’effetto  di costituire un vincolo di destinazione della somma impegnata; il pagamento  si riferisce  invece alla materiale erogazione della spesa in favore del beneficiario, dopo la relativa liquidazione e ordinazione. Esistono dunque spese impegnate ma non pagate; sono quelle che generano residui passivi, di cui – a maggior ragione – può ritenersi che l’articolista non sappia. Grazie della lezione, ma si veda sopra. E, incidentalmente, mi permetto di ripetere: dal punto di vista del contribuente, quello che è rilevante è il pagamento: è questo che gli esce dalle tasche. Un impegno che viene rimandato e poi annullato non ha effetti sul portafoglio del contribuente.

12. “Qui ci si può fermare. Quando è la stessa metodologia seguita a rivelarsi priva di basi, non ha senso addentrarsi nella confutazione dei confronti specifici effettuati nell’articolo. Scegliere un dato purchessia, confrontarlo con dati disomogenei e trarne  conseguenze,  ovviamente  a tesi,  significa fare della numerologia, non della seria comparazione scientifica. Con quali effetti devastanti per una  corretta  informazione  dei  cittadini,  non  mette  conto  dimostrare.” Non commento il tono di questo passaggio. Ma il lettore a questo punto può giudicare chi ha fatto e continua a fare numerologia.

Roberto Perotti

 

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