Una semplice questione di civiltà

11 Nov

Confermo, è una questione di civiltà. Individuare con certezza gli autori episodi di brutalità, di violenza gratuita, perfino di sadismo da parte di individui indegni di indossare la divisa di tutori dell’ordine è una questione di civiltà.
La polizia ha il compito di proteggere i cittadini, di tutelarli, è al loro servizio: i pestaggi indiscriminati come quello descritto più avanti ed oggetto della petizione che invito a sottoscrivere, o, peggio, come quelli tristemente noti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto a Genova non devono più avvenire. Firmate e fare firmare, è una semplice questione di civiltà.

Codici identificativi sulle divise delle Forze dell’Ordine

 Codici identificativi sulle divise delle Forze dell'Ordine

LETTERA A
Ministro dell’Interno Angelino Alfano
Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Nel settembre del 2005, al termine della sfida tra l’Hellas Verona e le Rondinelle, sono rimasto gravemente ferito in uno scontro tra tifosi ed agenti.

Sono stato picchiato con il manganello durante una carica e poi sono rimasto molti mesi all’ospedale, due dei quali, in coma. Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia, non avrò molti margini di miglioramento.

Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.

Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni. Ho perso la ragazza. Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche). Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza.

I poliziotti che mi hanno pestato erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili. La sentenza del primo grado al mio processo ha portato all’assoluzione per insufficienza di prove di sette poliziotti imputati.

Eppure la corte ha stabilito che è stato usato un manganello, che sono stati scagliati più colpi, che lo strumento era vietato dal Ministero dell’interno, che la carica della polizia non era stata autorizzata, che il lancio di lacrimogeni era esagerato per la situazione, che le lesioni potevano cagionare la morte e che le riprese dei fatti siano state manomesse.

La polizia è colpevole ma il fatto che i poliziotti avessero agito a volto coperto ha portato ad un’impossibilità di stabilire chi ci fosse dietro quei passamontagna. Le responsabilità della polizia sono state accertate. Ma non ci sono colpevoli, non possono esserci.

Nella maggior parte dei paesi europei, le forze dell’ordine indossano divise provviste di codici identificativi. Grazie a questo semplice codice, ogni agente potrebbe essere identificato da parte della Magistratura nel caso in cui si rendesse reo di condotte penalmente rilevanti, come nel mio caso.

Chiedo che anche in Italia i codici identificativi sulle divise delle Forze dell’Ordine vengano resi obbligatori. I codici identificativi non sono penalizzanti in alcun modo per le forze dell’ordine che non hanno nulla da nascondere, anzi rappresenterebbero anche per loro l’opportunità di riacquisire credibilità.

Paolo Scaroni

http://www.change.org/it/petizioni/codici-identificativi-sulle-divise-delle-forze-dell-ordine?share_id=tYuEZAMwCB&utm_campaign=friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&utm_term=permissions_dialog_true

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