Costi della politica: un’analisi (scoraggiante) di lavoce.info

9 Nov

Nella costante confusione della scena politica italiana, occupata spesso da argomenti che poco vi hanno a che fare (come l’indecente permanenza al Senato di un pregiudicato), un argomento scottante come i costi abnormi della stessa politica è come passato in secondo piano.
Per fortuna la questione non è sfuggita all’occhio attento de lavoce.info che da anni conduce una missione di controinformazione e di inchieste, documentate e precise e che si è addentrata negli opulenti meandri dei costi della politica affidandone l’analisi alla puntuale penna di Roberto Perotti attraverso una serie di puntate. Questa è la prima.

La Camera costa due volte e mezzo i Comuni britannici

di ROBERTO PEROTTI

Questo primo articolo prende in considerazione  la Camera dei Deputati. La Tabella 1  mostra la spesa (media dell 2011 e 2012) della Camera dei Deputati e della House of Commons britannica. Quest’ultima costituisce un termine di paragone ideale perché ha all’ incirca lo stesso numero di parlamentari (650 contro 630);  inoltre  la Gran Bretagna ha popolazione, Pil, e Pil pro capite molto simili all’ Italia, e pochio negherebbero che sia  una democrazia funzionante. Note informative su questa tabella, insieme ad una tabella più dettagliata, a un commento più approfondito, e ai documenti originali, sono disponibili sul mio sito web.

LA SPESA PER INDENNITA’ AI DEPUTATI E’ DUE VOLTE E MEZZO QUELLA BRITANNICA

La riga 1 fornisce il totale della spesa della Camera e dei Comuni, al netto delle tasse pagate e delle entrate non da trasferimenti statali: questo è il dato rilevante per stabilire il costo che grava sul contribuente. I Comuni costano circa 450 milioni l’anno; la Camera quasi 1 miliardo e 100 milioni, circa due volte e mezzo. Anche escludendo i rimborsi elettorali ai partiti (che figurano sui bilanci di Camera e Senato ma riguardano tutte le elezioni, e variano molto da un anno all’ altro) la Camera costa circa 2.2 volte i Comuni (riga 2).
Con  una eccezione, ogni voce costa di più (e alcune enormemente di più) alla Camera che ai Comuni. La “Remunerazione dei deputati” (riga 3) comprende le indennità e i rimborsi a forfait (pari a 0 nei Commons), che altro non sono che un reddito non tassato. Questa voce rappresenta dunque il reddito che i parlamentari “mettono in tasca”, indipendentemente dalle spese che sostengono. In totale, sono 119 milioni, circa 188.000 euro per deputato. Ai Comuni sono 51 milioni, meno della metà.
L’ unica voce che è più alta nei Comuni sono i rimborsi da documentare. La differenza è dovuta interamente ad una voce, la spesa per il rimborso delle spese parlamentari, che in Gran Bretagna include le spese per l’ affitto dell’ ufficio del parlamentare nella sua circoscrizione e per il suo staff. Queste spese in Italia sono in gran parte coperte dai contributi ai gruppi parlamentari, che in Gran Bretagna sono inesistenti, dalla spesa per locazione degli uffici (il Parlamento italiano assicura ad ogni deputato un ufficio in o vicino a Montecitorio) e da una miriade di voci di spesa e di sussidi impliciti. Per esempio, la libera circolazione dei deputati su tutti i mezzi di trasporto  possibili e immaginabili (per il 2013 la voce “trasporti”  sul bilancio della Camera è di 14 milioni) o il servizio di ristorazione interno (5 milioni).
Alla Camera, la spesa per pensioni dei deputati – 131 milioni –  eccede la spesa per remunerazioni, ed è 5 volte superiore a quella britannica. L’ abolizione del vitalizio e il passaggio al sistema contributivo pro-rata cambierà leggermente le cose, ma molto lentamente perché chi ha maturato il diritto al vitalizio al 31 dicembre 2011 lo manterrà inalterato.
La Camera spende oltre 300 milioni di euro per le remunerazioni del personale, e 200 per le pensioni, rispettivamente 3 e 15 (!) volte quello che spendono i Comuni. Nel 2012, questi ultimi avevano 1045 pensionati, con una pensione media di sole 9119 sterline (circa 10.700 euro).
Gli acquisti di beni e servizi sono comparabili: 139 milioni contro 122 milioni. La Camera spende 35 milioni in contributi ai gruppi parlamentari, sconosciuti in Gran Bretagna, e 107 milioni di finanziamenti ai partiti, contro i circa 8 milioni di “Short Money” inglese destinata ai partiti di opposizione.

Tabella 1: La Camera italiana e i Comuni britannici
Schermata 2013-11-01 alle 18.36.36

Fonti: vd. documenti e tabelle sul mio sito web.
Note:

1. Dati in milioni di euro, arrotondati al milione più vicino
2. I dati britannici sono convertiti in Euro usando il tasso di cambio corretto per la parità di potere d’ acquisto
3. In entrambi i paesi la spesa totale è sempre al netto delle tasse pagate dalla Camera e delle entrate non da trasferimenti statali
4. In entrambi i paesi la remunerazione dei deputati (indennità etc.) è al lordo delle tasse pagate dai deputati
5. In entrambi i paesi il dato dei rimborsi spese ai deputati  include i contributi pagati dallo Stato

Tabella 2. Risparmi possibili

Schermata 2013-11-01 alle 18.35.18
Fonti: vd. documenti e tabelle sul mio sito web.

a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
b: Questa proposta eliminerebbe il sistema di rimborsi e le spese di trasporto (in Acquisto di beni e servizi) e le sostituirebbe con un livello di rimborsi pari a quello britannico, di €109mn, ridotto del 20 percento per tenere conto della diminuzione del numero di parlamentari.

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Roberto Perotti perotti ha conseguito il PhD in Economics al MIT nel 1991. Dopo 10 anni alla Columbia University di New York e due anni all’European University Institute di Firenze, dal 2001 e’ all’IGIER-Universita’ Bocconi e dal 2006 e’ ordinario presso la stessa universita’. E’ research associate del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. E’ stato consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Banca Interamericana per lo Sviluppo, della Banca Centrale Europea, della Fed, e della Banca d’Italia. E’ stato redattore de lavoce.info fino al 2012.

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