Legge elettorale? La Finocchiaro aspetta disposizioni

7 Nov

L’intervista di Alessandro Gilioli a Roberto Giachetti è illuminante.

Sulla nuova legge elettorale, nonostante si approssimi la decisione della Corte Costituzionale, si continua a traccheggiare utilizzando al Senato la sempre disponibile Finocchiaro (ma possibile che questa donna non abbia mai una posizione autonoma?).
Oppure dovremo aspettare fin quando la dirigenza del Pd non troverà un accordo col PdL-Forza Italia, con quale prodotto legislativo finale è facile immaginare?

Riforma elettorale: a che punto (non) siamo

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«Siamo al paradosso: questo governo è figlio di una legge elettorale che non si può cambiare per non mettere a rischio questo governo».

Roberto Giachetti, all’undicesimo giorno di sciopero della fame, non sa più se ridere e piangere. E accusa: «Si sta ripetendo quello che è accaduto la scorsa legislatura, con i partiti che ogni giorno dicevano ‘ci siamo, è quasi fatta’, e intanto la tiravano in lungo, perdevano tempo: infatti poi abbiamo votato di nuovo con il Porcellum».

Giachetti, ma Finocchiaro sostiene che la strada è aperta verso una riforma di tipo spagnolo.
«Macchè, non siamo nemmeno al ‘pillolario’, com’è stata chiamata la bozza che dovrebbe ispirare il testo di riforma. Avevano promesso questo ‘pillolario’ per giovedì scorso, poi per l’altro ieri, oggi si scopre che non esiste: c’è solo l’intervista di Finocchiaro all’Unità».

Quindi?
«Quindi hanno buttato un’altra settimana. E ricordo a tutti che dal ‘pillolario’ poi dovremmo passare al testo, questo dovrebbe essere discusso, emendato e approvato prima in commissione e poi dall’Aula del Senato, quindi spedito a Montecitorio dove ricomincerebbe tutto daccapo. Sempre tenendo conto che intanto le Camere saranno impegnate anche su altro, come la legge di stabilità».

Ma perdono tempo per tenersi il Porcellum o per quale altro motivo?
«Perdono tempo perché una riforma della legge elettorale non concordata con il Pdl metterebbe a rischio le larghe intese, quindi è considerata terreno minato. Il Pdl ricatta, i vertici del Pd cedono al ricatto. E tutto resta fermo».

Finocchiaro sostiene che è un po’ anche colpa vostra: dice che alla Camera vi siete dimenticati di calendarizzare la questione e ha dovuto prenderla in gestione lei, con la sua commissione al Senato…
«Su questo Finocchiaro mente. Non ci siamo affatto ‘dimenticati’ e lei lo sa benissimo. La calendarizzazione era prevista per la ripresa dei lavori dopo la sospensione di agosto. Invece il Senato ci ha scippato la discussione ed è stata una scelta politica precisa».

Vale a dire?
«I vertici del Pd temevano che la Camera, dove con Sel abbiamo la maggioranza, approvasse un testo di riforma vero, magari con il doppio turno che il Pdl non vuole. Allora hanno deciso di spostare tutto al Senato dove non c’è maggioranza senza Pdl e sotto la regia di Finocchiaro non passerà mai nessuna legge non gradita ai berlusconiani».

E così si è arrivati alla proposta di Finocchiaro per il ‘modello spagnolo’.
«Sì, ma ripeto che si tratta solo di un’intervista a un quotidiano, non c’è un testo proposto né discusso da nessuna parte. E comunque lo scopo di questa trovata ’spagnola’ è chiaro».

Cioè?
«Perpetuare l’attuale meccanismo che porta alle larghe intese. Se l’alternativa è solo quella tra il Porcellum e il modello spagnolo, i fautori del governissimo stanno in una botte di ferro, perché entrambi i sistemi sono perfetti per portare di nuovo alle larghe intese».

Invece, cosa bisognerebbe fare?
«Una legge elettorale che non solo restituisca ai cittadini il diritto di scegliere gli eletti, ma consenta anche a chi vince di governare senza accordi e accordicchi post elettorali. Se il Senato non ci avesse scippato la cosa, alla Camera una legge così poteva essere approvata».

Però poi doveva pur sempre passare a Palazzo Madama, prima o dopo.
«Sì, ma intanto ci sarebbe stato un testo di riforma del Porcellum approvato da uno dei rami del Parlamento, su cui tutti avrebbero dovuto prendersi le loro responsabilità con il loro voto. E con ogni probabilità, alla fine, nell’Aula del Senato una dozzina-ventina di parlamentari che non volevano perdere la faccia tenendosi il Porcellum sarebbe arrivata anche dagli altri gruppi. Insomma, avrebbe avuto buone possibilità di diventare legge».

Anche se il M5S ha altre idee, in merito.

«Certo, ufficialmente sembrano essere per il proporzionale, ma ci sono grosse contraddizioni nel loro gruppo, come si è visto anche con la questione del reato di clandestinità. Non sono affatto sicuro che i senatori del M5S avrebbero votati compatti contro il doppio turno, cioè – a quel punto – per mantenere il Porcellum».

Quanto a compattezza non pare che il Pd stia molto meglio, su questo tema: basta vedere i suoi scazzi quasi quotidiani con Finocchiaro.
«Vero. Anzi le posso dire che nel mio partito sta per succedere un casino, perché la grande maggioranza dei parlamentari – e non solo quelli renziani – sulla legge elettorale la pensa come me e non sopporta più di essere tenuta sotto ricatto dal Pdl. Però ufficialmente la linea del Pd resta quella di Finocchiaro. Prima o poi la questione esploderà. Lo stesso Renzi ne ha parlato nel discorso di Bari: e ora che noi andiamo verso le primarie, dovremmo inserire la questione nel dibattito congressuale per rovesciare la linea di Finocchiaro e fare una proposta di riforma elettorale non mediata al ribasso con Berlusconi. Che poi credo sia quello che vorrebbero anche i nostri elettori, tra l’altro».

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