Letta e il rigore a casi alterni: una (Idem) a due (Alfano e Cancellieri)

6 Nov

Ho augurato sinceramente al Presidente del Consiglio di ritrovare il promesso rigore nella vicenda Cancellieri, ma non sono stato esaudito. Tanto per dimostrare un pò di coerenza sarebbe allora il caso che si reintegrasse Josefa Idem nelle sue funzioni.

Mi era già venuta in mente ieri sera, sentendo le notizie dei tg, ma su Repubblica di oggi ho trovato che Curzio Maltese   è della stessa opinione.

E ADESSO RIDATECI JOSEFA IDEM

A questo punto ridateci Josefa Idem. In qualsiasi democrazia è giusto che un ministro vada a casa per un’evasione fiscale, sia pur minima, e quando la Idem nel giugno scorso si è dimessa per mille euro di Imu, abbiamo creduto di essere diventati un Paese normale. Ma non è così. In un Paese normale ieri il ministro Cancellieri si sarebbe dimessa, senza se e senza ma.
In Germania, Francia, Stati Uniti non sarebbe concepibile un guardasigilli che telefona alla compagna di un pregiudicato per «mettersi a disposizione» e rimane al proprio posto. Con una certa fierezza, per giunta.In un Paese normale si sarebbe dimesso da tempo il ministro dell’Interno Angelino Alfano, dopo aver permesso le scorribande dei servizi segreti kazaki sul suolo patrio. Ma come, si lascia morire in mare povera gente in fuga da una guerra e si permette a  delinquenti al servizio di un dittatore criminale di rapire una donna e una bambina a casa nostra?
In un Paese normale, per esempio la Francia, uno degli uomini più ricchi del Paese, proprietario di aziende e televisioni e squadre di calcio, fondatore di un partito ed eletto a furor di popolo in Parlamento, com’era Bernard Tapie, una volta condannato per frode fiscale decade il giorno stesso e finisce in galera. Qui invece blocca l’intera nazione e ricatta il governo da sei mesi.
Prendiamone atto. La moralità pubblica italiana è a un livello inferiore, per non dire infimo. Per i nostri parametri un ministro che ha evaso «soltanto» mille euro (in teoria tremila, ma duemila sarebbero da rimborsare) in tutta la vita è più che affidabile, è una santa, una martire, e dunque ridateci Josefa Idem. Mille euro, cosa volete che siano? Scritto per esteso fa lo 0,000003 per cento dei 368 milioni di dollari che Berlusconi ha sottratto ai controlli fiscali. È più o meno quanto ci costano ogni mese le cene a sbafo di due consiglieri regionali grillini, questi bei moralisti.
L’Italia è una democrazia europea soltanto per un paio di mesi ogni cinque anni, durante la campagna elettorale. Quando si tratta di portare a casa i voti, allora la destra vota compatta la legge Severino, il Pd s’impegna a cacciare i funzionari indegni che truccano il tesseramento, i mor taborse raccomandati.Passata la festa e gabbato l’elettore tutto ricomincia da capo. La destra scopre che la Severino è liberticida se applicata a Berlusconi e nel Pd rispuntano i trafficoni. Persino gli eroi anti-casta appena eletti fanno stipendiare a spese dei contribuenti fidanzati e parenti. Una pratica indecente, proibita anche dalla Democrazia cristiana ai tempi di Benigno Zaccagnini, figurarsi. Ammettiamo che non c’è speranza.
Il reintegro di Josefa Idem è un atto dovuto. È l’unico ministro che si sia dimesso ammettendo l’errore, non ha accampato scuse ridicole né adombrato oscuri complotti. Un atteggiamento di un’onestà e di una serietà impensabili per molti suoi colleghi. Forse perché è nata e cresciuta in Vestfalia.
Assieme alla Idem, modesta proposta, si potrebbe nominare nel prossimo governo un certo numero di cittadini stranieri, magari tedeschi. Tanto, per prendere ordini da Berlino e Francoforte sul Meno vanno benissimo. Oltre a conoscere la lingua, i ministri tedeschi presenterebbero una serie di vantaggi per i cittadini italiani. Non vanno quasi mai in televisione, concedono un paio d’interviste all’anno, tengono famiglia ma non la fanno assumere dallo Stato, guadagnano meno di un deputato grillino e pagano i ristoranti di tasca propria. Se nominati ministri della Giustizia, si mettono a disposizione dei cittadini incensurati piuttosto che dei latitanti. Ma soprattutto, quando sbagliano, si dimettono e basta.

da La Repubblica del 6 novembre 2013

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