Ancora sulla strage di Ustica. Sempre peggio

23 Ott

Oggi l’Huffington Post pubblica l’intervista di Andrea Purgatori – il giornalista che per primo non credette alle verità ufficiali – al maresciallo Dioguardi, il supertestimone che si trovava nella sala operativa in quei tragici momenti. Tutti i sospetti che in questi anni hanno aleggiato intorno a questa drammatica storia e alle sue maldestre coperture si stanno solidificando.

Ma è la nota con cui Purgatori si rivolge al Presidente del Consiglio Enrico Letta – e che si riporta integralmente più sotto – che mi fa pensare a una nuova visione dell’intera questione da parte della magistratura e dell’opinione pubblica. Non è ottimismo, è una costatazione: non siamo mai stati così vicini alla verità.
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In precedenza ne abbiamo già parlato qui e qui.

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Caro Letta, non si può più barattare la verità su Ustica con la ragion di Stato

Ho sempre pensato che scavare intorno a questa sporca storia della strage di Ustica fosse un esercizio da maratoneta, più che da centometrista. E avevo ragione. Anche se attendere trentatré anni per leggere su una sentenza della Cassazione che il “depistaggio” sull’abbattimento del Dc9 Itavia è “definitivamente accertato” e dunque lo Stato dovrà risponderne è una soddisfazione a metà. Chi pagherà adesso? Lo Stato appunto, nella sua responsabilità istituzionale che ricade sui ministeri della Difesa e dei Trasporti? O i diretti responsabili, coloro i quali hanno distrutto registri, fatto sparire nastri radar, ordini di servizio, ma soprattutto hanno imposto il silenzio a chiunque fosse a conoscenza anche di un solo pezzetto della fotografia di quell’atto di guerra in tempo di pace che è costato la vita a 81 persone, e sono ormai degli anziani signori in pensione o in molti casi addirittura morti, portandosi dietro il segreto di quella notte?

La magistratura civile ha confermato che la tesi del “missile sparato da aereo ignoto” è “ormai consacrata”. La magistratura penale invece sta ancora lavorando tra mille difficoltà. Perché se vogliamo parlare di depistaggio, o comunque di tutto ciò che ha ritardato l’accertamento della verità che era assolutamente a portata di mano già nel giro di poche ore dopo l’esplosione del DC9, allora tanto vale non essere ipocriti e dirci francamente che un concorso nella strategia dell’annacquamento di questa inchiesta dovrebbero addebitarselo anche tutti o quasi tutti i governi che si sono succeduti dal 1980 ad oggi. Il gioco del “tanto c’è un magistrato che indaga, lasciamolo lavorare”, non sta più in piedi dal momento che le risposte a questo magistrato non devono arrivare da un aviere, da un maresciallo, da un capitano o un generale, bensì da altri stati, nostri alleati o partner commerciali. E se questo stato, il nostro, non ha il coraggio di pretenderle sostenendo nei fatti chi indaga, ebbene si mette sullo stesso piano di chi allora coprì, occultò, distrusse.

Non è un appello, ne sono stati fatti troppi. E’ una sacrosanta richiesta al nostro governo, e prima di tutti al presidente del consiglio Enrico Letta. Non si può barattare la verità su questa strage con un accordo per l’euro (con la Francia), un bouquet di complimenti per la politica economica (dagli Stati Uniti), un buon contratto per il petrolio (con la Libia) senza poi vergognarsi di guardare in faccia i familiari di quelle 81 vittime. Cittadini italiani, uccisi in un atto di guerra nel quale noi e i nostri partner siamo stati direttamente o indirettamente coinvolti. La Ragion di Stato non è una giustificazione accettabile, e ancora meno lo è pensare che la strage di Ustica debba ormai essere consegnata agli storici, perché frutto di un’epoca di tensioni internazionali ormai dimenticata. Se questo paese deve avere un futuro, è bene che cominci a costruirselo mettendo la faccia e le mani negli affari sporchi del passato prossimo. Ma oggi. Subito.

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