Attenti all’acqua: ha ragione Civati (a proposito, grazie)

8 Ott

Incuriosito dal titolo-domanda (“Dove sono finiti i referendum per l’acqua pubblica?“) di un  post di Pippo Civati, me lo sono letto per intero e, preoccupato, sono andato a cercare il documento governativo cui Civati fa riferimento a proposito dell’acqua ‘bene comune’, come sancito in un referendum che ha registrato un successo plebiscitario. Scrive Civati, a un certo punto: “Non a caso, nel documento “Destinazione Italia”, questo Governo sostiene le gestioni private dell’acqua, che viene intesa come un business per aprire l’Italia agli investimenti stranieri. Altro che “servizio pubblico”.

Così sono andato a leggermi il famoso “Destinazione Italia“, il piano approvato il 19 settembre dal Consiglio dei Ministri e diretto ad attirare nuovi investimenti dall’estero, contenente una serie di 50 misure articolate intorno a tre punti fermi: attrazione, promozione, accompagnamento (lo trovate sul sito del Governo, http://www.governo.it). Arrivato alla Misura 43, ‘Attrarre investimenti nei settori Green’ (pagina 34) leggo:

Problema/opportunità: esistono ancora grandi spazi di investimento nei settori della green economy, in particolare per quanto riguarda lo sfruttamento delle energie rinnovabili e la valorizzazione delle risorse idriche [‘ahi, ahi’ mi dico] e dei rifiuti.
Soluzione: sono proposti interventi specifici per attrarre investimenti in questi specifici ambiti: Energie rinnovabili; Valorizzazione dei rifiuti; Servizi Idrici.

 

Alt, ci siamo. Vi risparmio gli altri due e riporto qui di seguito il capitoletto che illustra i propositi governativi sull’acqua (il neretto è nel testo originale):

 

Servizi Idrici. Il settore dell’acqua in Italia presenta performance del tutto insoddisfacenti, in termini di perdite di rete e di efficienza della rete fognaria e della depurazione. L’infrastruttura richiede grandi investimenti, in particolare al Sud, e l’assetto gestionale dovrebbe diventare più efficiente, con aziende più grandi, più professionali e più efficienti. È necessario superare queste difficoltà e avviare un’opera di modernizzazione del settore.

 

Non aggiungo altro. Le “performance insoddisfacenti“, i “grandi investimenti, in particolare al Sud“, l’assetto gestionale “più efficiente“, le aziende “più grandi, più professionali e più efficienti“, la necessità di avviare “un’opera di modernizzazione del settore“: sono sospettoso se dico che sono espressioni già sentite? E da chi, se non dai grandi gruppi internazionali che gestiscono l’acqua facendola divenire fonte di profitto da bene fondamentale che è e deve rimanere?
Occhio, che qualcuno sta pensando di fregare di nuovo noi cittadini, strafregandosene dei referendum. Non sarebbe la prima volta, vero? Comunque grazie, Civati.

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Una Risposta to “Attenti all’acqua: ha ragione Civati (a proposito, grazie)”

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  1. Attenti all’acqua: ha ragione Civati (a proposito, grazie) | nandocan magazine 1 - 08/10/2013

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