I ‘figliastri’ non ne possono più dei ‘figli’

7 Ott

Due cose che ho letto in questi giorni mi hanno sollecitato a scrivere questo post.
Una è la notizia dei “35 docenti denunciati a vario titolo al pm barese Renato Nitti per associazione a delinquere, corruzione, falso, truffa aggravata. Trentacinque professori ordinari, cinque dei quali nell’elenco dei 35 saggi scelti da Enrico Letta per accompagnare il progetto di riforma costituzionale“. Per mia memoria, potrebbe essere una ‘non notizia’, trattandosi solo dell’ultimo episodio di una storiaccia che già conoscevo quando frequentavo l’università. L’altra mi è capitata leggendo un post nel blog di Alessandro Gilioli, Altan vomito dove veniva citato l’articolo di Michele Ainis di giusto un anno fa che riporto integralmente più sotto. Ainis così conclude: “Sì. è esattamente questa la nostra condizione. Siamo un popolo di privilegiati e discriminati, di figli e figliastri. Senza eguaglianza, senza giustizia, senza libertà“.

Ecco, vorrei solo aggiungere che alla quota dei privilegiati occorre aggiungere i corrotti e gli evasori fiscali (non tutti sullo stesso piano, ovviamente). I privilegiati non fanno altro che approfittare delle facilitazioni offerte dal sistema, quella rete di protezioni e di benefit accessori che si sono succeduti e accumulati negli anni, per inerzia o comodo del potere. Corruttori e corrotti sono un’altra genìa che deriva anch’essa dall’incapacità dello Stato di stabilire regole che impediscano gli accordi sottobanco, di intervenire prontamente e sanzionare in misura esemplare entrambi. Sull’evasione fiscale non vale la pena dilungarsi: basti ricordare che la stima dell’Agenzia delle Entrate  è di 120 miliardi che se recuperati porterebbero all’azzeramento del debito pubblico (così, tanto per dare un’idea).
Tutti insieme concorrono però al degrado sociale ed economico, accelerano la corsa del Paese verso il disastro, rendono vani gli sforzi per recuperare un minimo di giustizia ed equità, far recuperare all’Italia la posizione che le spetterebbe nel novero delle democrazie avanzate.

Dinanzi a questi tre diversi moderni mostri, il privilegio, la corruzione e l’evasione, c’è la società italiana, la cui maggior parte è costituita da ‘figliastri’ – per dirla con Ainis – ma è la parte sana (volente o nolente, bisogna dire anche questo).
Ora, il punto focale è il seguente: per quanto tempo ancora sarà possibile tollerare?

***************

Siamo un Paese di figli e figliastri

Giustissimo prendersela con gli scandali della politica. Ma il problema è che l’Italia è divisa in due: chi è privilegiato (per conoscenze, relazioni familiari, corporazioni etc) e chi invece è abbandonato a se stesso

di Michele Ainis

Scandali, sprechi, sciali. E privilegi di stampo feudale, come no. Dei politici, della loro dolce vita, ne abbiamo gli occhi pieni. E continuiamo a sgranarli ogni mattina, basta aprire un quotidiano. C’è un rischio però, anche se a enunciarlo rischi a tua volta i pomodori. Il rischio di trasformare le malefatte di Lusi o di Fiorito in un lavacro collettivo, che monda ogni peccato. I nostri, non i loro. Perché non è vero che da un lato c’è la casta, dall’altro la società dei casti. Non è vero che il furto di denaro pubblico avvenga unicamente per mano dei partiti: ce lo dicono i numeri dell’elusione fiscale, del lavoro nero, degli abusi edilizi. E soprattutto non è vero che i privilegiati siano soltanto loro. Nell’Italia delle corporazioni ormai lo siamo tutti.LE PROVE? Cominciamo dalla pappatoia delle regioni, dove i consiglieri pappano a spese dell’erario. Ma il personale burocratico non sta certo a digiuno. In Trentino i dirigenti ottengono mutui a tasso zero. In Emilia vanno in bus con uno sconto dell’85 per cento sul biglietto. In Sicilia hanno diritto a un sussidio per il matrimonio, alla colonia estiva per i figli, perfino al contributo per le pompe funebri. Senza dire dei benefit che toccano in sorte ai dipendenti delle assemblee parlamentari: quelli del Senato intascano pure la sedicesima, alla Camera uno stenografo può guadagnare più del capo dello Stato (259 mila euro lordi l’anno contro 239 mila).

E gli altri? Ce n’è per tutti, anche per chi timbra il cartellino fuori dal Palazzo. I bancari lasciano il posto in eredità alla prole (almeno il 20 per cento del turnover nelle banche si svolge attraverso una staffetta tra padri e figli). Le mogli dei ferrovieri salgono in treno gratis. Gli assicuratori ci infliggono le polizze più salate d’Europa (il premio Rc auto costa il doppio rispetto alla Francia e alla Germania). I sindacalisti vengono esentati dai contributi pensionistici. I tassisti si proteggono con il numero chiuso. Al pari dei farmacisti e dei notai , che oltretutto sono creature anfibie: funzione pubblica, guadagni privati (il sigillo notarile vale 327 mila euro l’anno). Come i medici ospedalieri, ai quali s’applica l’intra moenia extramuraria: un pasticcio semantico, prima che giuridico. In pratica, devolvono il 6,5 per cento del loro fatturato all’ospedale e vanno ad operare nelle cliniche di lusso.

D’altronde ciascuno ha il proprio lusso, e se lo tiene stretto. Ai dipendenti della Siae tocca un'”indennità di penna”. Ai servizi segreti un'”indennità di silenzio”. Agli avvocati dello Stato una “propina” (55 milioni nel 2011). I diplomatici all’estero incassano uno stipendio doppio. Come i giudici amministrativi distaccati presso i ministeri (in media 300 mila euro l’anno).

I professori universitari hanno diritto alla vacanza permanente (l’impegno annuale è di 350 ore). I giornalisti entrano nei musei senza pagare. Chi è impiegato all’Enel fruisce d’uno sconto sulla bolletta della luce. I docenti di religione hanno una busta paga più pesante rispetto a chi insegna geografia.

E c’è poi il santuario degli ordini professionali, lascito imperituro del fascismo. C’è una barriera all’accesso che protegge avvocati, architetti, commercialisti, veterinari, ingegneri. C’è il mantello dell’indipendenza che si traduce in irresponsabilità per i pm (le sanzioni disciplinari colpiscono lo 0,3 per cento della categoria). C’è una selva di privilegi processuali in favore delle banche (possono chiedere un decreto ingiuntivo in base al solo estratto conto), di privilegi fiscali per i petrolieri (pagano royalty del 4 per cento contro l’80 in Norvegia o in Russia). C’è la mammella degli aiuti di Stato (30 miliardi l’anno), da cui succhiano le imprese siderurgiche non meno di quelle cinematografiche (1,5 milioni a “L’allenatore nel pallone 2”).

SÌ, E’ ESATTAMENTE QUESTA la nostra condizione. Siamo un popolo di privilegiati e discriminati, di figli e figliastri. Senza eguaglianza, senza giustizia, senza libertà. E non basterà il faccione di Fiorito, non basterà quest’esorcismo collettivo che stiamo intonando a squarciagola, a farci ritrovare l’innocenza.

Michele.Ainis@uniroma3.It

L’Espresso – 12 ottobre 2012 
Annunci
ParteCivile

marziani in movimento

PRIGIONI INVISIBILI

Pensate di essere liberi? sbagliato! siete esseri messi in prigioni invisibili (cit.D)

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: