Settant’anni fa, il 7 ottobre 1943

6 Ott

E’ un episodio poco noto, tra i tanti altri cui la nostra storiografia della Resistenza non è riuscita a dare il rilievo che meritavano.
A questo proposito va aperta una parentesi per chiarire subito che questa responsabilità ricade sui ministri dell’Istruzione che si susseguirono nei decenni succcessivi al dopoguerra, tutti democristiani che non avevano la minima intenzione di esaltare quel momento della rinascita delle coscienze che era però praticamente esclusiva della sinistra. Il risultato è stato il rigurgito della destra culminato nel suo sdoganamento da parte di Berlusconi nel ’94.
  Lapide caserme rosse

Così anche la storia dei 2000 (forse 2500) carabinieri di stanza a Roma deportati nei campi di concentramento tedeschi non sarebbe un episodio sconosciuto ai più.  L’ordine di disarmarli nella notte tra il 6 e il 7 ottobre fu dato dal maresciallo Graziani – il noto massacratore di civili e resistenti nelle colonie e contro  i quali non esitò perfino a usare i gas – che aveva aderito alla Repubblica di Salò.  Secono quanto ricostruito dagli storici, in particolare da Anna Maria Casavola nel suo libro 7 ottobre 1943, Graziani temeva che i carabinieri non avrebbero collaborato con i tedeschi nelle azioni che si stavano predisponendo, prima fra tutte il rastrellamento degli ebrei del ghetto romano che sarebbe avvenuta il successivo 16 ottobre e voleva sostituirli con gli agenti della PAI (Polizia dell’Africa Italiana), fedeli al fascismo.  

Graziani agì d’intesa con Kappler, il comandante delle forze tedesche a Roma: secondo la Casavola Kappler “aveva chiesto al suo superiore Wolff la deportazione dalla capitale dei carabinieri, prima di mettere in atto il rastrellamento degli ebrei, perché evidentemente pensava che i carabinieri avrebbero potuto ostacolarlo, oppure che avrebbero potuto innescare una rivolta come quella che era avvenuta qualche giorno prima a Napoli, dove i tedeschi erano stati cacciati dal popolo  che era insorto combattendo a mani nude o con armi fornite dai carabinieri scesi al suo fianco.”

L’ordine di Graziani faceva riferimento, peraltro, alla “inefficienza numerica morale e combattiva” dei carabinieri, con ciò rendendo concreto il suo sospetto sul ruolo di protezione che essi avrebbero avuto nei confronti della popolazione romana, e proseguiva: “entro questa notte tutti i carabinieri romani siano disarmati”. E per non smentire la sua triste fama di feroce repressore aggiungeva: : “gli ufficiali resteranno nei rispettivi alloggi, sotto pena, in caso di disobbedienza, di esecuzione sommaria e di arresto delle rispettive famiglie”. Un criminale.

pietra carabinieriCosì 2000 carabinieri (2500 secondo gli archivi tedeschi), compresi gli allievi, furono caricati sui vagoni piombati e spediti nei lager. Il convoglio fece ancora una sosta a Bologna, dove nella località ‘Caserme rosse’ era stato allestito un campo di concentramento e dove è stata apposta una lapide commemorativa, mentre una ‘pietra d’inciampo’ è stata posta all’ingresso della caserma a Roma in via Carlo Alberto dalla Chiesa. Così come restano le memorie dei superstiti per ricordare una pagina di coraggio e lealtà: durante la prigionia, nessuno dei carabinieri è mai venuto meno al suo giuramento.

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