La Costituzione, via maestra.

28 Set

C’è un bellissimo articolo di Maso Notarianni sul Il Fatto quotidiano di oggi che merita di essere letto e, da chi è ancora in dubbio se partecipare o meno alla manifestazione del 12 ottobre, meditato. Lo riporto per intero.

Perché non si può essere indifferenti

Perché si dev’essere a Roma il prossimo 12 ottobre? Per chiedere che – finalmente – la politica si impegni a realizzare la Costituzione italiana. Poi, se ci accorgeremo che qualcosa non funziona, allora e solo allora penseremo a cambiarla.

Per fare un po’ di chiarezza: perché abbiamo bisogno di sapere se questo è il Paese che dice di essere o se è il Paese che avrebbero voluto i teorici del fascismo: costruito sull’azzeramento di ogni conflitto (compreso quello di interessi non solo di Berlusconi) e sulla relazione tra corporazioni, che  esclude dall’esercizio del potere dei lavoratori dipendenti.

Perché abbiamo il diritto e il dovere di sapere se lo Stato tutela l’interesse di quei circa duemila italiani che detengono ricchezze per 180 miliardi oppure se tutela l’interesse generale. 

Perché vogliamo sapere se siano più importanti, per lo Stato italiano, i tremila miliardi in armi esportate oppure la pace e la vita umana.

Perché sarebbe giusto capire se per lo Stato valga più l’impunità e la ricchezza della famiglia Riva oppure il lavoro di migliaia di persone.

Perché dobbiamo capire se lo Stato debba tutelare gli interessi delle grandi multinazionali dell’acqua e dell’energia oppure i beni comuni degli abitanti di questo Paese: l’acqua, l’energia, il sapere, la conoscenza, persino le sue ricchezze storiche e culturali.

Non è più e non è solo una questione di destra o sinistra. E anche per questo lascia molto perplesso chi vede in questa mobilitazione “l’ennesima scialuppa di salvataggio per la disastrata sinistra radicale italiana”, come se – peraltro – si potessero incasellare i cinque promotori nella categoria della sinistra radicale.

Ma è vero, in Italia c’è un enorme buco nella rappresentanza politica. Stando alle pratiche degli ultimi 20 anni, non si direbbe che si siano date risposte “costituzionali” alle questioni dette prima.

Chi ha portato l’Italia in guerra? Chi ha contro-riformato la scuola e l’università? Chi ha cominciato a smantellare i diritti dei lavoratori minandone la forza contrattuale? Chi ha fatto sì che la sanità privata (quella che permette a gente già parecchio ricca di fare altri soldi sulla pelle di chi è malato estorcendo denaro in cambio di quelli che dovrebbero essere diritti) sia diventata un valore da difendere,

Chi ha difeso strenuamente banche e finanza invece di difendere i diritti dei cittadini? Chi sostiene la favola della crisi per difendere quella che è solo concentrazione mostruosa della ricchezza nelle mani di pochi, ovvero disuguaglianza sociale?

Non sono questioni di destra o sinistra: riguardano – appunto – il dettato costituzionale. E’ la Costituzione, paradosso molto italiano, a non avere rappresentanza politica.

La Costituzione non è cosa astratta, la sua applicazione o meno influisce direttamente sulla vita concreta delle persone, sull’occupazione, sul benessere. E’ stata pensata e scritta come una mappa da seguire per trovare un tesoro: la possibilità, per tutti, di essere felici nella propria vita.

Chi non verrà a Roma, chi non aderirà o non sosterrà la mobilitazione del 12 e il percorso che dal giorno dopo prenderà il via, starà “dall’altra parte”, sarà il nemico di quella che è dai più importanti costituzionalisti del mondo giudicata tra le più belle Carte che siano mai state scritte. L’indifferenza è una scelta: la scelta di stracciare la carta costituzionale, di lasciare che venga stracciata.

Chi ci andrà, chi aderirà, chi sosterrà la mobilitazione del 12 si assumerà una responsabilità altrettanto grande: dovrà ricominciare  a praticare quei principi e quei valori. Ogni giorno, in ogni gesto, in ogni scelta. A difenderli strenuamente. A non accettare più compromessi. A non cedere più nulla sul terreno dei principi sacrosanti di uguaglianza fratellanza e libertà.

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